ROAD TO JAPAN: NUOVA ZELANDA

La tappa più attesa prima del Giappone. Prima che si alzi il sipario e inizi, finalmente, la Rugby World Cup 2019. Siamo approdati sulle sacre sponde, là dove dimorano gli dèi del mondo ovale. Siamo arrivati in

Nuova Zelanda

Per noi pirati parlare degli All Blacks ha un sapore speciale. Come sapete negli ultimi mesi il nostro Barba Nera e Dario Sminchio si sono trasferiti nell’arcipelago tuttonero dall’altra parte del globo. Il loro obiettivo era triplice: vivere l’esperienza più incredibile della propria vita under 30, migliorare il proprio inglese e piantare la bandiera corsara in terra kiwi. La soddisfazione più grande, per loro e per tutti noi, è stata il press accreditation per l’estate di match tra Championship, Bledisloe e warm-up. Vedere dal vivo e toccare con mano gli extraterrestri della palla ovale ha il sapore del sublime. Invidia? Vi capiamo.

La haka. La danza maori che affascina da sempre il mondo ovale. Foto Corona RP.

E così gli All Blacks in questi mesi, sotto i nostri occhi, hanno vissuto alcuni dei mesi più difficili dell’ultima decade. Le difficoltà di gioco, il pareggio col Sudafrica, la batosta in terra australiana, le scelte tecniche difficili per selezionare i 31 da portare in Giappone, le polemiche internazionali, le sfide in vetta al ranking mondiale, che oggi li vede secondi dietro una (pare) rediviva Irlanda.

Certo, nessuno può permettersi di mettere in discussione il fatto che siano i favoritissimi per salire sul tetto del mondo il 2 novembre prossimo. Di nuovo. Per la terza volta di fila, la quarta di sempre in nove edizioni di RWC. Però è anche vero che il gap tra Read e i suoi e tutti gli altri, o almeno quelli che possono aspirare seriamente al titolo, è diminuito. Notevolmente. Gli All Blacks in giornata no possono essere battuti da un’altra big in giornata sì. E negli scontri a eliminazione diretta può succedere di tutto.

Una delle poche certezze di questo mondiale è che già nelle semifinali assisteremo a delle finali. Le quattro che arriveranno in fondo saranno capaci di esprimere un rugby stellare. E tra le prime quattro ci saranno loro, con Sudafrica, Inghilterra, Galles e Irlanda, Australia poco dietro e le altre che spingono per rientrare nel conteggio. Ma i posti restano comunque sempre solo quattro. E il gradino più alto del podio è ancora (già?) pittato di nero. Tutto nero. Tuttonero.


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