Si chiama Trussardi e lo stile non manca

Esattamente il giorno dopo che un Charles di 21 anni ha fatto impazzire il popolo italo/ferrarista, ho raggiunto al telefono uno Charly 22 enne da poco arrivato a Treviso da Clermont.

Ebbene sì, chiuso l’Ombrellone apriamo ufficialmente la nostra Club House e così, come dicono i giovani, ‘In tha House’ oggi incontriamo Charly Trussardi, italo francese, classe 1997, ex mediano di mischia del Béziers squadra del campionato ProD2 francese.

Foto Benetton Treviso

Ciao Charly, molto piacere di conoscerti, grazie per la disponibilità. Inizio subito chiedendoti la corretta pronuncia del tuo nome. Sempre memore del weekend trionfante del cavallino rosso durante il quale il nome del pilota è stato pronunciato in tutti i modi possibili.

Ciao, grazie a te e piacere mio. Dunque – ride – la pronuncia corretta è Ciarli. Anche se in francese non c’è così tanta differenza.

Dunque Ciarli e non Sciarlì, per intenderci, sei nato in Guadalupa, a che età ti sei trasferito in Francia?

Avevo 7 anni quando sono arrivato in Francia, a Clermont.

Hai iniziato subito a giocare a rugby o prima hai praticato altri sport?

Ho iniziato a giocare a rugby definitivamente a 10 anni. Prima praticavo anche judo, ma era diventato difficile conciliare le due discipline, così ho scelto il rugby. Lo trovo uno sport molto completo che ha praticamente tutto.

Magari è un po’ prematuro, ma provo a chiedertelo lo stesso. Qual è la differenza che hai notato tra il campionato francese e quello di Pro14?

Per ora ti rispondo per quello che ho visto. Il campionato di Pro14 mi sembra più veloce rispetto a quello francese. Poi, dopo qualche partita, vedremo se ho avuto la giusta sensazione.

Va bene, fra un paio di mesi ci risentiamo e mi dici se confermi o meno questa impressione. Sento una risata in risposta. E adesso che sei in preparazione come ti rilassi? Musica, lettura?

Gioco alla play – pure te, non lo fa nessuno… prima o poi una partita la dovrò provare a fare anch’io – insieme ai miei compagni di squadra, ascolto musica francese ma sto conoscendo anche la musica italiana, un po’ di tutto, ma no, non leggo i libri anche se mi piacciono i fumetti. Anche perché sto studiando, devo finire la scuola (la Business school) che ho iniziato a Clermont. Quindi non ho molto tempo.

Effettivamente no, non ce l’hai. A proposito di vita quotidiana, per essere così giovane hai già maturato esperienza in differenti club. Puoi dirmi cosa ti spinge a scegliere un club piuttosto che un altro?

Sono giovane e per ora voglio farmi esperienza giocando il più possibile. Prima di tutto perché mi piace giocare, poi perché posso crescere solo giocando e solo confrontandomi con altre realtà ed altri compagni.

Indubbiamente giovane, ma assolutamente assennato. E quale caratteristica deve avere una città per essere la tua scelta?

Il caldo. Io cerco il caldo.

E sei andato a Treviso? Ascolta me, la prossima volta fammi uno squillo che ti mando una cartina con un paio di informazioni geografiche. Assennato ma con poche nozioni geografiche.

Ride – cosa ridi che fra poco inizia l’autunno lo vedi come passa velocemente il caldo! – ma quando sono arrivato qui faceva caldo ed ancora si sta bene. Poi siamo a mezz’ora dal mare. E continua a ridere.

Non è che il mare sia garanzia di caldo, anche in Norvegia c’è il mare, per dire. Ma niente lui continua a ridere ed inizia a contagiare pure me. Vabbè continuiamo. Mi parlavi di confronto e che per rilassarti giochi con i tuoi compagni di squadra, come va l’inserimento nel gruppo?

Molto bene, siamo un bel team, quasi tutti stranieri – e sì i nazionali sono impegnati in Giappone – però mi trovo molto bene.

Già il gruppo è molto variegato, in che lingua parlate?

Principalmente in italiano, poi quando serve in inglese. Il francese lo parlo solo io ma va bene perché così imparo meglio la lingua. Ma cambiare lingua non è stato così difficile, in fondo io capisco tutti. Anzi no, l’unico che non capisco quando parla è Marco Riccioni. E ride.

Marco scusa ma ho iniziato a ridere anch’io e per riprendere il filo del discorso mi sono buttata sulla tecnica.

Foto Benetton Treviso

Momento tutorial, ci spieghi il tuo ruolo? Chi è il mediano di mischia e cosa fa?

Il mediano di mischia gestisce gli avanti, fa i passaggi, crea le situazioni di gioco. È il più minuto ed il più basso della squadra e deve correre.

Ohiohi che fatica. E visto che mi sono stancata a sentire la spiegazione mi dici cosa ti piace di più del rugby e se c’è qualcosa che invece non ti piace?

Mi piace molto il momento della partita. Quando gioco sono in un’altra dimensione, nella mia dimensione. Mentre no, non ci sono cose noiose o che non mi piacciono, ci sono momenti difficili, ma che si superano anche grazie al gruppo (come ha detto anche Biondelli, ndr).

Spero che ti sia riposato quest’estate almeno.

Mica tanto – pure! – non ho avuto molto tempo per le vacanze, ma sono stato con la mia famiglia. Poi una settimana a Budapest.

Meno male, almeno quello. E sei goloso?

Sì, mangio tutto, infatti mi faccio aiutare da mio fratello che è nutrizionista, per non sgarrare troppo.

Come ti capisco, solo che a differenza tua io non faccio i chilometri di corsa in campo e, soprattutto, non ho un fratello nutrizionista. Per non parlare del dato anagrafico, hai la biologia dalla tua parte.

Si dice che gli sportivi crescano molto velocemente ma non mi ricordo chi l’abbia detto. Siamo giovani ma abbiamo vite da vecchi – ti perdono il vecchi per una questione di traduzione – dobbiamo gestire responsabilità a 16/18 anni che i nostri coetanei neanche conoscono. Abiti da solo, spesso lontano da casa, ti devi gestire tutto. Dalla spesa di casa, allo stipendio, lavori con persone molto più grandi di te e non fai la vita dei tuoi coetanei come per esempio uscire la sera.

L’ho già detto vero che è molto assennato questo ragazzo? E in questa tua crescita prematura e obbligata ti ha aiutato il rugby?

Sì, molto. Il rugby è un gioco molto organizzato e questa organizzazione te la porti dietro nella vita di tutti i giorni. Come ti dicevo io devo finire la scuola che è in Francia e mi sono organizzato per farlo.

E qui volevamo fare una riflessione sul sistema scolastico francese paragonato a quello italiano, ma abbiamo iniziato a dare i numeri che i sistemisti del superenalotto levatevi proprio.

Chiudo l’intervista con la domanda conclusiva, mi dici qual è il giocatore più pirata che tu abbia incontrato?

Jonathan Best, capitano del Béziers, terza linea. Una bestia, il più pazzo che abbia conosciuto, tanto odiato dagli avversari, quanto amato dai compagni di squadra. Uno che è meglio avere come amico.

Ecco allora decisamente sta bene sul galeone dei pirati.

Ringrazio Charly per la sua disponibilità e la sua estrema gentilezza. Ricapitolando, tra un paio di mesi, più o meno, ci risentiamo per fare una partita alla playstation mentre mi racconta come va col campionato di Pro14 e io gli spiego un po’ di geografia.


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