Galles campione! La fiammata del Dragone

Vince il Galles. Stravince la squadra dei Dragoni. Gatland imbastisce una serie perfetta e, pur senza mai catturare un bonus offensivo, i rossi d’Albione strappano il quarto Grande Slam da quando nel 2000 la formula della massima competizione europea si è allargata a sei squadre. 20 punti in classifica sudati sul campo, più i 3 di bonus sicurezza sanciti dalla regola di garanzia di vittoria per chi coglie solo vittorie negli incontri del torneo.

Ma per arrivare a vincere cinque partite una più dura dell’altra, i gallesi capitanati da un immortale Alun Wyn Jones hanno dovuto dimostrarsi capaci di una continuità sulla quale ben pochi avrebbero scommesso prima del torneo. Se era vero che, dopo le ultime due vittorie nelle partite del 6 nazioni dello scorso anno contro Italia e Francia, i gallesi erano arrivati alle porte di questa edizione con tutti i test match estivi e autunnali 2018 vinti (Sud Africa, Argentina due volte, Scozia, Australia, Tonga e di nuovo Sud Africa), l’idea che fossero veramente in grado di allungare la propria striscia vincente fino alla conquista del Grande Slam pareva quasi impossibile. D’altronde l’Irlanda era la candidata numero uno alla vittoria finale, almeno nel pensiero collettivo di aver finalmente trovato una corazzata anti-All Blacks stabile al secondo posto del ranking mondiale. E se volessimo riconoscere un altro merito ai Dragoni vi è anche questo: con l’aggiornamento del ranking IRB di lunedì mattina la squadra vincitrice del 6 Nazioni scalzerà gli uomini di Schmidt dal gradino argentato del podio internazionale.

E inoltre era difficile poter immaginare un Galles al livello della corazzata inglese dopo le prime due giornate del torneo: i rossi avevano rimontato una Francia capace inspiegabilmente di spegnersi nella ripresa parigina della prima uscita di febbraio, mentre la Rosa aveva piegato gli irlandesi a Dublino; a ciò era seguita l’opaca prestazione romana dei futuri campioni, quasi nascosta dalla risonanza mediatica dalla cavalcata di Farrell e compagni contro i transalpini. Lo scontro di svolta, quello che effettivamente ha segnato le sorti di questa edizione è stato quello di Cardiff; Galles-Inghilterra. Ed è stato qui che l’abilità tattica di Gatland è sbocciata in tutto e per tutto: come dimenticare la morsa rabbiosa dei cani da guardia dei padroni di casa contro il gioco di piede e di mano di Farrell, vero metronomo dei bianchi britannici. Metronomo bloccato, Rosa sfiorita. Però tagliando una rosa c’è sempre il rischio di pungersi con le sue spine, per questo non si può dimenticare di come gli uomini di Eddie Jones abbiano venduto cara la pelle prima di soccombere ai gallesi.

Ma l’assenza dei bonus offensivi fino a quel momento, trend confermato anche contro la Scozia, unita alla capacità di non demordere sia degli inglesi che degli irlandesi, hanno portato il discorso dell’assegnazione del trofeo fino all’ultimo turno. Il momento della nuova conferma: Galles-Irlanda. E i gallesi hanno dimostrato che il 6 Nazioni era loro. Fin dal primo minuto. In senso veramente letterale, con la prima meta. Con un primo tempo eccezionale. Con una partita eccezionale. Con un torneo eccezionale. E un record ancora implementabile di 14 vittorie consecutive. Indovinate chi sta sognando il colpo grosso in Giappone adesso?

Complimenti Galles!

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