
Elio e le storie tese nel 1996 approdavano nelle case di tutti gli italiani bucando gli schermi con la loro irriverente e profondissima Terra dei cachi. Vincevano di fatto Sanremo, malgrado il secondo posto irregolare che rimarrà negli albi d’oro. E testimoniavano come il nostro bel Paese fosse stupendo e ricchissimo, ma con la capacità di sporcare tutto con le sue pratiche irregolari e malavitose. Come un bellissimo caco, buono e dolce, ma che insozza tutto con la sua molle polpa.
Italia sì, Italia no. Era questo il ritornello. E a fine del 6 Nazioni 2019 riascoltandolo sembra che il gruppo canoro avesse una capacità di preveggenza notevole. Italia sì: bel gioco, bell’attitudine, bel momento di forma. Ma anche una buona capacità di adattarsi alle difficoltà, unita a un orgoglio e a un rispetto per la maglia notevole. Volete dei nomi? Volete dei fatti? La mischia macina bene: i piloni sono stati spesso capaci di trascinare il possesso oltre la linea di vantaggio, lo sceriffo Traorè su tutti; in seconda linea hanno trovato spazio e sempre maggiore continuità due ragazzoni come Sisi e Ruzza; in terza linea invece è rientrato Polledri, mentre Steyn si è confermato, specialmente nelle prime uscite, un ottimo giocatore, capace di non far rimpiangere l’assenza nel terzo incontro di Parisse. In mediana il rientro di Tebaldi in corsa ha influito sul ritmo di gioco e la qualità di uscita del pallone dal breakdown. Tra i trequarti invece è lodevole la ritrovata vitalità di Morisi, unita alla buona prestazione nel torneo di Padovani. Sul lato dell’orgoglio non vogliamo che si abbiano dubbi: questi nostri ragazzi hanno lottato ogni singolo minuto di ogni singolo match dando il massimo. Ne siamo sicuri. Guardate le lacrime di Ghiraldini fuori per infortunio sul finale di partita contro i francesi, che sembrano urlare una per una per la propria assenza in quel momento così determinante per i suoi compagni, la sua squadra, la sua maglia, il suo pubblico. E per il dispiacere di veder tutto scivolare via, come quando si cerca di afferrare l’acqua con le mani.

Ma, ovviamente, anche Italia no, perché altrimenti non saremmo qui a scriverne. No perché sarebbe stupido e irrispettoso per chi guarda le partite, chi tifa, chi ci crede, ma anche chi lavora e si fa il mazzo tutti i giorni, non riconoscere che ci sono state delle cose che non sono andate. Nei singoli, nel gruppo, nelle scelte tecniche. Mettersi le fette di prosciutto sugli occhi non servirebbe a nulla. Quindi crediamo, come pirati, che sia molto meglio dirsi dove si è sbagliato. Perché sbagliando s’impara. E imparando dai propri sbagli si potrà finalmente essere corsari in terra straniera e roccaforte inespugnabile in casa propria. E quindi elenchiamo le mancanze dei nostri beniamini, per il nostro e per il loro bene.

Al netto di tutte le assenze per infortunio precedenti al torneo (Minozzi, Bellini, Gega, Violi, Zani, Giammarioli), quelle occorse durante i vari match (Campagnaro, Castello) e le scelte tecniche di lasciar fuori alcuni uomini per mancanza di minuti nelle gambe (Barbini, Canna), non si può non riscontrare che in alcuni ruoli la coperta sia ancora corta, specialmente in mediana, dove non si contano più di due o tre uomini capaci di ricoprire quei ruoli, spesso col rischio di dover schierare qualcuno non al massimo della condizione. Oltre a questo restano ancora gravi problemi sulla qualità ed efficacia dei placcaggi: non a caso nessuna nazionale come la nostra raggiunge numeri così alti di tackle mancati. E se non si placca gli avversari avanzano. E prima o poi prendono il buco e schiacciano in meta. Le segnature avversarie da buco all’altezza della metà campo o della linea dei 10 metri sono state molte. Troppe. E sono sicuramente un focus sul quale il team di O’Shea dovrà obbligatoriamente ragionare. Per finire è indispensabile che qualcosa nella testa dei giocatori scatti, facendo accendere un’autoconsapevolezza di competitività in loro che riesca a portarli là dove al momento non sono ancora riusciti ad arrivare. È vero che le nostre avversarie nel 6 Nazioni sono tra le più forti al mondo e che almeno tre di loro sono in corsa per vincere il mondiale giapponese. È vero che tutte loro, se vogliono e sono in giornata, possono sconfiggere qualunque altra formazione al mondo. Ma, specialmente quando di fronte a noi, che saremo sempre e comunque una formazione di provenienza culturale meno ovale delle altre, ci si parano delle corazzate raffazzonate da infortuni, turnover, periodi di crisi, amnesie tattiche… beh, almeno in questi casi, vedi Scozia, Galles, Irlanda e Francia nell’ordine (contro l’Inghilterra quest’anno, malgrado una buona prestazione, non avremmo potuto comunque vincere) bisognerebbe avere la forza di credersi per quello che si è: una formazione capace di vincere. Magari non tutte e quattro le partite. Ma perderle tutte è un boccone veramente troppo amaro da digerire. Questo è quello che è mancato maggiormente in questa nostra bella e brutta Italia. Italia sì, Italia no.
