6 Nazioni – resoconto giornata 1

A ovale fermo proviamo a ripassare questo primo weekend di 6 Nazioni e cerchiamo di capire chi scende sottocoperta e chi invece sale sul ponte.

Francia-Galles 19-24 (1-4)

Brunel prova a fare quello che i tifosi italiani (o almeno quelli dell’ala più riformista) vorrebbero da tempo per la nostra compagine: dar spazio ai giovani. E i giovani funzionano alla grande. Sugli scudi i garçon d’oltralpe Penaud e Ntamack che, al loro esordio nel 6 Nazioni, fanno sognare gli spettatori e incendiano la partita con le loro mani gentili e i piedi ballerini. Se in più ci aggiungete Fofana, Huget e Medard in grande spolvero, le retrovie dei Coqs si trasformano in una formazione che fa palpitare. Sembra di rivedere per i primi 40′ una Francia da sogno che ormai non si vedeva da anni. Per chi ha visto la partita in diretta su Dmax questo è il momento in cui ha sentito il buon vecchio Munari commentare: “E poi ci chiediamo perché in Francia, malgrado i risultati, qualcuno parli ancora di poter competere per la coppa del mondo”. È vero, questa Francia è davvero forte, ma… dopo esser andata negli spogliatoi con la partita perfettamente indirizzata sui propri binari (16-0), complice un Galles bruttino e un buon drop di Lopez allo scadere della prima frazione, al rientro in campo la mentalità di gioco cambia e sembra di vedere una formazione di bassa classifica del Top14, con i Blues che incornano la linea gallese e pare che debbano giocarsi pick&go fino alla fine del match. Ovviamente i Dragoni non sono una squadra da prender sotto gamba mai e, complice la strigliata negli spogliatoi e un sempreverde George North, rientrano a mille. Huget prima si fa sfuggire di mano un pallone rimbalzante sui 5 metri, Vahaamahina sul finale butta per aria un passaggio a palombella che viene intercettato e i belli e addormentati francesi si riducono fino all’impietoso parziale di 3-24, che certifica la bellissima rimonta gallese.

Sovracoperta: North, spina nel fianco.

Sottocoperta: Vahaamahina, insultato.

Scozia-Italia 33-20 (5-0)

Poteva essere una partita da inserire negli annali. C’erano tutti i presupposti: capitan Parisse che supera O’Driscoll nei caps al 6 Nazioni, il Ghira che tocca quota 100, Dean Budd che scende in campo malgrado un durissimo lutto familiare, la prima di sempre per un ragazzone in seconda linea come Sisi, un reinventato Campagnaro all’ala, la sfortuna degli assenti illustri (Minozzi, Polledri, Bellini, più Tebaldi all’ultimo minuto). Sì, c’erano tutti gli ingredienti per uno di quegli incontri che non succede, ma se succede… però non è successo e, dati alla mano, chi si salva nell’Italrugby vista a Edinburgo sono proprio pochi. Forse solo quelli che sono entrati dalla panchina, sul finale di gara, quando la Scozia aveva già ritirato baracca e burattini e pensava all’incontro con gli irlandesi. Già, perché altrimenti come valutare gli ultimi 20′ del match? Se gli scozzesi non sono calati (e sottolineiamo il se) è proprio vero che quegli azzurri avevano la forza di battere i Cardi blu? Di far loro tre mete in meno di dieci minuti e spingere come dei forsennati a tempo scaduto alla ricerca del bersaglio grosso che, magra consolazione, avrebbe significato la raccolta di due punti bonus? Un’Italia con Ruzza, Padovani, McKinley, Tuivaiti, Bigi, Pasquali e Traorè in campo. Forse loro avevano più voglia di farsi notare, di giocare, di vincere. Forse agli altri era mancata la fame. O forse, e purtroppo ne siamo quasi convinti, gli scozzesi hanno tirato il freno e hanno cercato di gestire (male) la parte finale dell’incontro. Per tutto il resto del tempo la mediana scozzese con Laidlaw e Russell ci ha martoriato e distrutto. Kinghorn: un indiavolato. Il riassunto della giornata? Benvenuti schiaccia la terza meta italiana dopo un’azione sontuosa di Ruzza. Prende l’ovale e, per accelerare, droppa la trasformazione. Palo. Chi ha fatto palo? L’Italia. Poteva essere una giornata memorabile, e invece…

Sovracoperta: Kinghorn, demoniaco.

Sottocoperta: Allan, assente ingiustificato.

Irlanda-Inghilterra 20-32 (0-5)

Era la partita che tutti aspettavano ormai da mesi. Prima c’era l’Inghilterra. L’Inghilterra del doppio trofeo dopo il deludente mondiale casalingo. L’Inghilterra che aveva messo nel mirino gli All Blacks. Poi, all’improvviso, il mondo ovale si è colorato di verde. Quel verde brillante delle colline irlandesi dopo che ha piovuto per giorni interi. Gli irlandesi sconfiggono due volte gli inglesi in due anni, due volte i tuttineri e dominano la scorsa edizione del 6 Nazioni, vincendo a Londra proprio il giorno di san Patrizio. Fiumi di birra e obiettivo mondiale inquadrato. Però proprio nel momento della prova del nove qualcosa si rompe. Proprio quando i pronostici e i bookmakers colorano ogni risultato di verde, i verdi si stingono e ricomincia a piovere. Gli inglesi (o forse i tabloid inglesi) si accorgono che con una squadra a pieno regime sono ancora degli schiacciasassi e che l’aver giocato mesi senza bull carrier un po’ di problemi li ha causati. Sexton si ritrova così preda delle prepotenze della linea di difesa della Rosa e Stockdale può correre come un matto ma alla meta non ci arriva più. Dall’altra parte invece i fratelli Vunipola da soli portano più di venti palloni oltre la linea del vantaggio rendendosi attori di una prestazione sontuosa. Per non parlare di Slade e May sempre pericolosi negli spazi o di Itoje, tanto sbruffone quanto forte. Probabilmente non era questa la partita che decideva le sorti finali del torneo ma, sicuramente, è necessario che tutti gli altri si ricordino che gli avversari da battere quest’anno sono due.

Sovracoperta: Mako Vunipola, pilastro.

Sottocoperta: Stockdale, troppo seduto.

Classifica: Inghilterra 5, Scozia 5, Galles 4, Francia 1, Irlanda 0, Italia 0.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *