Ombrellone Ovale special: Manfredi, millennial zebrato

Salutato il buon Fischio, visto che sono in quel di Parma a parlare di Pro14 da chi arriva dalla Top12, ho deciso di continuare le mie chiacchiere estive con un altro ex Calvisano. Motivo per cui ecco che sulla nostra sdraio si adagia comodamente il tallonatore Marco Manfredi, classe 1997, nato a Friburgo da mamma tedesca, arrivato in Italia dopo due anni a Montpellier. Ebbene sì, c’ho preso gusto col tocco internazionale.

Ciao Marco, è un grande piacere averti qui con noi. Come va il recupero dall’infortunio [stiramento muscolare alla gamba, ndr]?

Meglio, grazie, sono quasi a posto. Fra poco potrò ricominciare ad allenarmi con gli altri.

Tu che sei un tallonatore conosci la filosofia del numero 2?

Assolutamente no.

Beata ignoranza. Si dice che a differenza del pilone, che ha sempre una mano libera per afferrare e/o menare all’occorrenza, il tallonatore si prenda gli schiaffi in faccia da tutti mentre passa la palla dietro (col tallone appunto), perché è ancorato alle spalle dei suoi compagni. Ma cosa vi insegnano?

[Ride] A prendere gli schiaffi per tutti. E continua a ridere. Gioventù irriverente.

Come e quando hai iniziato a giocare a rugby?

A sei anni dopo aver provato praticamente un po’ tutti gli sport, un amico dei miei genitori che allenava i ragazzi a rugby a Jesolo mi ha chiesto se avessi voluto provare, gli ho detto di sì e non ho più smesso.

Amore a prima vista dunque. E se non avessi fatto il rugbista?

Non avrei fatto niente.

Che non significa che in vita sua non avrebbe concluso nulla di buono, ma è la risposta tipica, convinta e decisa di chi vive a pieno quello che gli piace nel momento di massima forma, cioè a vent’anni. Tutto il resto è un ripiego ed è giusto che sia così.

Foto De Falco.

Lo chiedo anche a te, c’è qualcosa che non ti piace nel rugby?

Assolutamente no.

E negli allenamenti?

Gli allenamenti di contatto non sono i miei preferiti. Mentre in partita sono piuttosto bestiale, in allenamento non mi piace molto.

Prendo nota e aggiungo anche Marco alla lista degli amici, questi tranquilloni che si scatenano tutt’insieme tendono ad essere pericolosi.

Dicevamo, ma quindi tra infortunio e allenamento ti sei riposato poco quest’anno? Anche perché l’ultima volta che ci siamo sentiti hai rischiato di essere il primo caso di arresto per eccesso di festeggiamento in Italia, dopo il titolo italiano a Calvisano.

Ricomincia a ridere. Sì, è vero ho passato una notte intera a festeggiare e la mattina dopo ero sempre in giro. Comunque no, quest’anno non ho fatto nulla durante la breve pausa che ho avuto. Mi sono riposato e basta.

Fermi tutti! Non ci posso credere, mi stai dicendo che non-hai-fatto-niente?

Sì, per qualche giorno sono stato a riposo completo.

Ecco finalmente la birra. E per fortuna Parma non è neanche troppo lontana, fossi rimasto a Calvisano sarebbe stato più scomodo. Giustamente Marco non capisce tutto il mio entusiasmo e con la sua voce pacata caratterizzata da un leggero rotacismo mi chiede di cosa stia farneticando. Niente di che, semplicemente ti devo una bevuta.

A parte questa personale digressione, in generale cosa fai quando non ti alleni?

Esco con gli amici, ma in realtà ora ho poco tempo.

Sì, diciamo che fino ad anno nuovo ne avrai sempre meno dato che tra due mesi inizia la stagione di Pro14. Restando però in tema preparazione, dimmi cosa c’è sempre nel tuo frigorifero e cosa non ci sarà mai?

Tacchino e yogurt greco. Ma c’è sempre un po’ di tutto, anzi no, non ci saranno mai né l’agnello, né le rape. Da bravo veneto poi apprezzo il buon vino ma sono moderato, festeggio solo i successi.

Hai ragione: a del buon vino non si può dire di no. Mentre invece la tua musica preferita qual è?

A Jesolo c’è un locale, Il muretto, dove fanno musica techno, diciamo che ascolto quella.

Bravi questi millenials, davvero molto bravi, ma musicalmente parlando presentano delle grosse lacune.

Scusa Marco, ma un po’ di Rammstein no? Parli anche tedesco?

Parlo tedesco quando sono in Germania e no, i Rammstein li conosco poco. Ridacchia.

Nota personale, ricordarsi di suggerire al coach di mischia delle Zebre una playlist per allenamenti seria.

Pure la preparazione gli piace! ‘Sti giovani d’oggi… Foto De Falco.

Qui è partita poi una digressione di economia domestica sul come organizzare alcune cose in casa che ci ha trasformato per qualche minuto in due comari di paesino, ma per fortuna ci siamo ripresi velocemente. So che la pletora di lettrici curiose adesso moriranno dalla voglia di sapere tutti i particolari ma non ve li dirò (sono faccende personali).

Dato che abbiamo parlato di cibo in frigo e che si è fatta anche una certa, ti libero con la nostra ultima classica domanda. Qual è il giocatore più pirata che tu abbia mai incontrato finora sia come avversario che come compagno di squadra.

Samu Vunisa, risponde senza esitazione.

Anche te? Dev’essere davvero particolare questo ragazzo.

Sì, decisamente.


E con la conferma della nomina nella nostra ciurma del buon Samuela Vunisa (peraltro ex Zebre), saluto e ringrazio Marco per la sua gentilezza, la sua simpatia e la sua disponibilità, un grandissimo in bocca al lupo per questa nuova avventura e prometto a tutte le lettrici che vi terrò aggiornate.

Ah sì, grazie anche a Samu, sai mai s’arrabbiasse.

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