Ombrellone Ovale: il capitano sandonatese Derbyshire

E dopo il coach neozelandese è la volta di un altro componente internazionale: il capitano terza linea Paul Edward Derbyshire, il quale, a dispetto del nome, è toscano come me. Precisamente di Cecina e, nonostante il suo lungo peregrinare fuori dalla Toscana, non ha perso il suo accento. Deh.

Ciao Paul e grazie per la tua disponibilità, approfitto della tua lunga carriera internazionale per parlare della notizia di questi giorni: Sergio Parisse non è più un giocatore dello Stade Français, tu che hai militato nelle loro giovanili e nella nostra nazionale, cosa faresti per avere Parisse in squadra?

Di tutto. Il suo non sarebbe solo un contributo a livello di gioco, ma anche formativo, un giocatore con la sua esperienza è un grande patrimonio.

Come darti torto. A proposito di esperienza, tu sei nato in una città di mare: com’è stato cambiare così drasticamente realtà? Può influire sul rendimento di un giocatore questo tipo di sradicamento?

Sì, potrebbe influire, nel mio caso è stato abbastanza duro, però il trucco è apprezzare quello che si trova senza cercare quello che si è lasciato. Poi in vacanza posso tornare a casa mia.

Sei già in vacanza?

Sì, questo è il periodo in cui stacchiamo, così ci possiamo ricaricare. Poi abbiamo un programma da seguire per arrivare preparati all’inizio della stagione.

Derbyshire. Foto Bernini.

Cosa fa il capitano durante le vacanze?

Guarda… ora studio perché voglio finire l’università di Commercio Estero a Venezia. Ho ripreso gli studi dopo qualche anno che li avevo accantonati, quindi anche su quel fronte sono impegnato.

Allora io lo dichiaro, sia messo a verbale, al primo di questi ragazzi che mi dirà: “Giulia ora sono sdraiato a quattro di spade sul bagnasciuga”… dovunque sia, parto e gli offro una birra.

Complimenti, beh… esserti preso un po’ di tempo però è stato positivo: almeno hai scelto tra una serie di indirizzi interessanti.

Vero – ride – adesso c’è più scelta di facoltà e il lato bello è che posso utilizzare la mia esperienza anche in questo campo, perché il rugby è molto formativo anche a livello lavorativo.

Ti saluto con la nostra domanda di chiusura, qual è il giocatore più pirata che tu abbia mai incontrato?

Eh… [sospira] ce ne sono tanti di pirati nel rugby. Però a pensarci bene ti dico Ludovico Nitoglia. Quando ha deciso di ritirarsi dal rugby giocato abbiamo fatto una festa tutti vestiti da pirati, perciò ti dico lui.


E visto che Ludovico Nitoglia appesi gli scarpini si è trasferito in Brasile con la sua fidanzata per svolgere un’attività di volontariato nelle favelas nei dintorni di San Paolo, dove allena i ragazzi al gioco della palla ovale con l’associazione Rugby para Todos, direi che è un pirata ad honorem. Sicché grazie Paul delle tue parole e buone vacanze! Ci rivediamo a settembre!

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