Road to Japan: Namibia

Il viaggio per raggiungere il Paese del Sol Levante è ancora lungo, ma da buoni pirati proseguiamo lungo la rotta. Oggi tappa in Namibia, leader del rugby africano e primo avversario nel torneo iridato per gli Azzurri di O’Shea.

Namibia

La Namibia è uno stato molto giovane. Ottenuta l’indipendenza nel 1990, in seguito a una decolonizzazione molto tardiva, la passione ovale giunta nella terra dei deserti per opera dei dominatori sudafricani ebbe la possibilità di fiorire, facendo raggiungere in brevissimo tempo alla nazionale dei Welwitschias il gradino più alto dell’Africa Rugby, la quale, lo ricordiamo, non annovera gli Spingboks fra i propri soci.

Se il predominio nel continente africano è indubbio per i Namibiani, che detengono il record di vittorie nella Gold Cup e sono imbattuti da anni nella competizione, con il solo Kenya che talvolta riesce a impensierire la formazione guidata dal ct gallese Phil Davies, in previsione della Rugby World Cup 2019 le cose non sono per niente rosee. Davies ne è consapevole, pertanto ha affermato che lavorerà più sulla performance dei propri giocatori, invece che puntare a un risultato positivo sul campo.

E questa sua volontà è comprensibile analizzando le uscite autunnali della Namibia. Il discorso relativo ai risultati rasenta il tragico: alla vittoria in casa del Portogallo (23-29) sono seguite le sconfitte con Spagna (34-13) e Russia (47-20). Anche se tutte e tre le squadre europee sono sopra gli Africani nel ranking IRB, le aspettative dei tifosi namibiani erano certamente differenti. La Spagna, che sarà assente in Giappone in seguito agli illeciti nella Rugby Europe Championship della scorsa stagione, la Russia, che sarà presente ma non sembra essere una vera minaccia per nessuno e, ancor di più, il Portogallo, prima forza del Trophy europeo, la terza categoria delle nazionali del vecchio mondo, battuto sì, ma a fatica, non sarebbero dovute essere delle avversarie così ostiche come in realtà si sono dimostrate. Con queste premesse e misurando la difficoltà della pool B con All Blacks, Springboks, Italia e Canada, la speranza di far meglio della scorsa edizione è minima. Nel 2015 infatti per la prima volta i Welwitschias hanno strappato un punto bonus con la loro miglior partita di sempre nella massima competizione mondiale (16-17 contro la Georgia). Nel 2019 un punto bonus potrebbe assomigliare molto a un miracolo.

Anche perché oltre alle difficoltà in campo per la Namibia si sommano le difficoltà economiche. Il ministro dello sport namibiano Uutoni ha dichiarato proprio questa settimana che il governo non ha i fondi per permettere alla federazione calcistica del paese di partecipare all’African Cup of Nations che si terrà in Egitto. E non li ha nemmeno per la federazione rugbistica, che deve preparare il mondiale nipponico. La dichiarazione lascia trasparire amarezza. Di soluzioni all’orizzonte non se ne vedono e questo purtroppo può minare la possibilità di partecipazione alla competizione da parte dei Welwitschias, cosa che qualunque amante del mondo ovale non si augura.

Anche perché i Namibiani sono capaci di questo. E noi sogniamo che ciò avvenga di nuovo.

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