Road to Japan: ce l’hanno quasi fatta

Mancano cinque mesi e mezzo, giorno più giorno meno, al 20 settembre, data in cui, con il match Giappone-Russia inizierà la Rugby World Cup 2019. E il nostro countdown è partito. Vi accompagneremo in queste settimane di preparazione all’evento più atteso degli ultimi anni, quando si deciderà la nazione regina del mondo ovale per le prossime quattro stagioni, con una rubrica settimanale dedicata alle varie squadre che prenderanno parte alla bagarre nipponica: Road to Japan. Dagli All Blacks alla Namibia, dall’Uruguay all’Irlanda, passando per tutte le altre, grandi e piccole contendenti. Ma all’inizio del nostro viaggio abbiamo deciso di dedicare i primi due appuntamenti a chi ce l’ha quasi fatta: i team nazionali che si sono visti sfuggire la qualificazione alla fase finale della coppa del mondo per un nonnulla. Ed ecco allora che il primo episodio di Road to Japan è dedicato alla Spagna e alla Romania.


Spagna

La storia ovale del XV del León è molto più antica di quanto si possa credere. Il primo incontro internazionale è del 1929 contro gli Azzurri, anche loro all’esordio ufficiale. E a vincere furono proprio gli iberici per 9-0. La bacheca trofei degli spagnoli vanta una coppa FIRA, conquistata nel biennio 1996-1997, quando però non partecipavano al campionato europeo nessuna delle altre tre grandi formazioni del momento, Francia, Italia e Romania, e una partecipazione alla Rugby World Cup del 1999 in Galles, conquistata proprio grazie alla vittoria nel trofeo FIRA, che fungeva da fase di qualificazione. Anche se la tradizione spagnola non è quella di un rugby di prim’ordine, la federazione dei rojos può vantare un notevole incremento di visibilità e competitività delle sue formazioni negli ultimi anni, dalla femminile, nona nel ranking e osso duro per tutte le altre big europee e, perché no, futura pretendente ad entrare nel Sei Nazioni di categoria, al Sevens, dove i risultati dell’ultimo periodo parlano da soli.

La nazionale maschile è, con ogni probabilità, la realtà ovale che più mancherà nel prossimo torneo nipponico. La formazione guidata dal ct Santi Santos sarebbe potuta essere una vera piccola rivelazione. Stabilmente in lotta per la parte alta della classifica del Rugby Europe Championship, contendente del primato georgiano e più volte vittoriosa contro la compagine romena, il XV spagnolo si è dimostrato capace di giocare un buon rugby e di aver buone prospettive per il futuro: l’ampio margine di miglioramento a livello tecnico sembra esser ben supportato dalla struttura federale e il lavoro di qualità che è stato imbastito negli ultimi anni. La triste e chiacchierata vicenda della partita del marzo 2018 contro il Belgio ha portato prima Rugby Europe e poi World Rugby ad aprire un’inchiesta sullo scontro incriminato e, successivamente, sulla liceità dello schieramento di giocatori equiparati con i colori della propria nazionale. La Spagna ha così visto sfuggire di mano la qualificazione mondiale che, stando ai risultati del campo sarebbe dovuta andare ai Romeni, ma in base alle decisioni dei giudici sportivi è stata poi assegnata alla decisamente meno competitiva Russia.


Romania

La nazionale delle Oaks, le querce, in romeno stejarii, vanta un grande passato, che stride nettamente con l’andamento confuso e il basso profilo che hanno caratterizzato le ultime stagioni. Un palmarès di tutto rispetto: ben 11 trofei continentali, alcuni dei quali conquistati negli anni in cui anche la Francia, più volte battuta, gareggiava nei campionati europei, oltre alla costante partecipazione alla RWC, fin dalle prime edizioni a inviti, cosa che testimonia il fatto che da sempre la federazione romena è tra le più rispettate e importanti nel panorama ovale mondiale. Ma dalla storia del glorioso passato si passa alle già citate vicende delle qualificazioni perdute per motivi di illecito sportivo, alle chiacchiere della presidenza non troppo trasparente di Morariu in Rugby Europe, alla ossessiva ricerca di una nuova guida tecnica per la nazionale maggiore giunta fino alla insolita richiesta online di interessati, con tanto di prerequisiti e richiesta di CV. A tutto questo si aggiungono i risultati non all’altezza delle aspettative, con la ormai costante sudditanza alla Georgia, le varie sconfitte contro gli Spagnoli, l’insidia imperterrita dei Russi e dei Tedeschi. La Romania cala e il passato da possibile grande lascia spazio più ai rimpianti che alle aspirazioni. La speranza del movimento dell’est Europa è che si possa tornare a brillare nel futuro più prossimo, visto che la federazione romena si è auto-imposta di non mancare la qualificazione al mondiale francese del 2023.

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