di Scott Ingleton

Quando tifi per una squadra, sei emotivamente coinvolto. Si impara da loro, si ascoltano le loro storie e ti importa se fanno bene o no. Se vincono, ti senti esuberante e in cima al mondo. Se perdono, ti senti come se anche tu avessi fallito con la squadra e cominci a pensare se c’è qualcosa che avresti potuto fare per cambiare il risultato. “Ho indossato la maglia giusta? Sarei potuto andare in un altro bar?”. E così via. Certo, solo gli uomini in campo e il loro staff possono in realtà influire sul risultato, ed è una pillola amara da deglutire dire che l’Inghilterra è stata completamente surclassata da un’eccezionale squadra sudafricana. Questi hanno sempre avuto un gioco pulito, erano ben rodati, ben disciplinati e fantastici da guardare.
Il Sudafrica è sempre stato una forza da non sottovalutare. Anche se con 20 kg in meno rispetto al pack inglese, gli avanti sudafricani erano solidi e permettevano ai trequarti di sferrare i loro attacchi. A parte una volta nel secondo tempo, la mischia dei Boks è sempre stata superba. Hanno dominato gli inglesi e hanno giocato con la forza e la passione tipica della Rainbow nation. Come ha detto il capitano Bok Siya Kolisi nella sua intervista post partita, la vittoria ha fatto eco a quella del 1995: oggi come allora un paese diviso aveva bisogno di un evento unificante.
Tuttavia, la vittoria stessa ha ricordato più la vittoria nel 2007. Una partita a suon di calci ravvicinati con nessuna delle due squadre in grado di prendere davvero il comando, ma con un Sudafrica sempre miglior interprete della partita. Le lacune nel gioco inglese sono iniziate molto presto. Perdere Kyle Sinckler è stato un duro colpo per l’idea di gioco di Jones. Nonostante Dan Cole sia un giocatore eccezionale, la sua mischia non è stata dello stesso livello di aggressività di Sinckler, difatti sarebbe stata disperatamente necessaria una prestazione migliore contro i piloni tutto fuoco e fiamme dei Boks. Dopo che Sinckler ha dovuto abbandonare il campo la sua squadra sembrava disorientata. Youngs ha vanificato passaggi abbastanza facili, Ford e Farrell correvano invadendo le rispettive corsie, Tuilagi è stato sempre chiuso in modo decisivo e nulla sembrava andar bene per la Rosa. Anche quando la squadra inglese è stata accampata per sei minuti sulla linea di meta sudafricana nel primo tempo, l’Inghilterra non è stata in grado di trovare il punto. Dopo molti pick&go, per lo più da parte dei fratelli Vunipola, l’Inghilterra ha cercato di allargare all’ala opposta, ma la loro unica ricompensa è stata un penalty da calciare per Farrell. Come tale, sette potenziali punti diventano solo tre.
Tutto ciò serve a poco per il morale della squadra e l’Inghilterra non è mai sembrata avere una tattica di gioco unita.
Diamo un’occhiata alle statistiche. L’Inghilterra aveva più possesso, battendo più difensori, scaricando di più, facendo quasi il 50% in più di passaggi e corse rispetto al Sudafrica. Ma, come per il resto del gioco, è stato tutto un grande sforzo per ottenere una piccola ricompensa. L’Inghilterra ha percorso 201 metri in 123 run, ciò significa che in media hanno guadagnato meno di 2 metri ogni volta che hanno portato avanti la palla. Mentre, d’altra parte, il Sudafrica ha fatto 369 metri in 89 run, con una media di oltre quattro metri ciascuna. La differenza può sembrare esigua, ma quando bastano cinque run per fare 20 metri è molto più facile per la squadra. Ogni corsa dei Boks è stata più che una carica, con una sfolgorante raffica di andatura e potenza determinate a muovere il nemico all’indietro. Ogni fuga inglese, d’altra parte, si è spesso scontrata con l’intensità dei Boks, che non ha permesso all’Inghilterra di guadagnare molto – a volte proprio nessun – terreno. L’Inghilterra non è riuscita a eguagliare l’intensità che il Sudafrica ha messo in campo.
Se l’Inghilterra fosse andata in touche più spesso con i propri calci di punizione, forse avremmo potuto vedere un gioco diverso. L’Inghilterra ha giocato contro la potenza sudafricana concedendo sciocche penalità (si pensi per esempio a Watson su Mapimpi) e quindi inseguendo costantemente il gioco. La rimessa inglese è stata in generale superba e avrebbe dovuto essere il punto di inizio principale da cui far partire le accelerazioni di Tuilagi e May contro la squadra avversaria. Ma invece abbiamo assistito a un gioco fatto di calci e mischie, il quale non appartiene all’Inghilterra che abbiamo visto giocare per tutta la durata del torneo. Loro stessi hanno permesso di essere controllati e di conseguenza dominati dai brillanti Boks, perdendo così la coppa.
Per quanto la performance dell’Inghilterra sia stata imperfetta, nulla si deve togliere a una meritevole e eccezionale performance Springboks. Ogni giocatore ha dato tutto ciò che aveva sul campo – De Klerk era ovunque, Etzebeth è stato un mostro sempre a caccia di linee avanzanti, Kolisi ha guidato la linea e sembrava esserci in ogni ruck, il calcio di spostamento di Pollards è stato perfetto, Mapimpi è sempre stato una minaccia costante per l’ala avversaria e sia lui che il puro talento Cheslin Kolbe hanno sicuramente meritato le loro mete. Sono stati fantastici e si sono presentati alla loro finale in grande stile, donando al mondo il primo capitano nero degli Springboks a sollevare il Webb Ellis Cup.
Questo torneo è stato affascinante da guardare. Abbiamo visto l’ascesa dei Cherry Blossoms a livello nazionale, abbiamo visto un forte declino del rugby scozzese, una Nuova Zelanda dominante che ha smantellato molte squadre, “quella” squadra francese che si è presentata e ha perso quando si meritavano veramente di vincere, la coraggiosa squadra gallese è stata fatta fuori dai migliori campioni del Sudafrica, e una delicata, ma coraggiosa squadra inglese che ha concluso la propria competizione con il cuore spezzato. Ma è molto meglio avere un cuore spezzato dal secondo posto, piuttosto che uscire emotivamente svuotati dalla pool.
L’Inghilterra è sembrata forte, composta e non solo fortunata. La squadra è giovane e continuerà a crescere e migliorare, speriamo solo che mantengano il loro posto saldo vicino alla cima della ranking. Per me Francia 2023 non arriverà mai abbastanza in fretta.
