Ian McKinley: come trasformare una brutta storia in un’incredibile storia

All’inizio tutti erano abbastanza scettici riguardo al progetto di Ian McKinley e che vedeva coinvolta la World Rugby.

Nel 2010, in forza al Leinster Rugby, subisce un grave infortunio all’occhio sinistro, colpito accidentalmente dal tacchetto della scarpa di un compagno di squadra. Ritorna in campo dopo sei mesi, ma dopo poco è costretto a ritirarsi per il distacco della retina a causa dei contrasti di gioco. Viene indirizzato a Udine, grazie a un accordo tra la franchigia irlandese e il club friulano.

Nel 2013 inizia il suo progetto: costruire un paio di occhiali protettivi. Obiettivo finale: tornare a calcare campi di alto livello. Gli occhiali vengono realizzati dall’azienda bolognese Raleri e, dopo un anno, ricevono l’approvazione di World Rugby.

Ian è il primo giocatore a usare gli occhiali nel mondo ovale. Ritorna a giocare, prima con il Leonorso Udine, poi con Viadana in Eccellenza, passando per la chiamata con i Barbarians, fino ad arrivare in Pro12 con le Zebre da permit-player e poi ingaggiato dal Benetton Treviso. Nel 2017 esordisce con la maglia azzurra.

Oltre a questi traguardi Ian è riuscito a portare avanti il progetto con il fratello Philip, arrivando ad essere motivo di riscatto per molti giocatori con il suo stesso problema. Lo abbiamo raggiunto durante il ritiro con la nazionale della scorsa settimana e ci siamo fatti raccontare da più vicino la sua esperienza. “Mi sono messo in contatto con la World Rugby e da qui è partito tutto. L’Italia è stato il primo Paese che mi ha dato la possibilità di giocare, perché nazioni come Inghilterra, Francia e Irlanda non hanno aderito inizialmente. Ma pochi mesi fa siamo arrivati alla fine di questa campagna, così ora è possibile giocare a rugby con gli occhiali protettivi in qualsiasi parte del mondo”, racconta Ian, soddisfatto. E conclude: “Oggi risultano più di duemila iscritti al progetto, sono numeri pazzeschi”.

Ringraziamo Ian per la sua disponibilità e gli auguriamo un enorme in bocca al lupo per la Rugby World Cup e la prossima stagione. Che siano vissute entrambe da protagonista, in Giappone come a Treviso.


Rugby si pronuncia con la R maiuscola

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