AAA COPPA CERCA APPEAL

di Emy Forlani

È stata resa nota la nuova formula della Coppa Italia di rugby (fu Trofeo Eccellenza) e, se già la vecchia non è che fosse proprio straripante appeal, la nuova riesce a prospettarsi ancora di più come doppione del massimo campionato nazionale, visto che verrà disputata da undici squadre sulle dodici che compongono, appunto, il Top12.

L’unica squadra mancante è Calvisano che, in virtù della vittoria nel Continental Shield 2018/19, parteciperà nientemeno che alla Challenge Cup. Tutte le altre compagini, per contendersi la Coppa Italia, giocheranno quindi ennesime repliche degli stessi incontri di campionato, riempiendo così i buchi di calendario legati ai weekend di coppe europee e creando di nuovo quel singolare fenomeno per cui leggi che giocheranno, ad esempio, Lazio vs Fiamme Oro, e non sai più se è il campionato o la coppa.

Lazio e Viadana nello scontro di Coppa Italia della scorsa stagione.

Proprio con le romane, la nuova formula tocca vette ulteriori, poiché da sole compongono uno dei gironi della prima fase e, quindi, si scontreranno in andata e ritorno per la coppa tanto quanto in campionato: l’ATAC dovrebbe pensare a un servizio integrativo che colleghi Acqua Acetosa e Ponte Galeria!

Per le altre tre pool la rinnovata formula prevede invece incontri di sola andata con formula all’italiana e ciascuna squadra disputerà una partita in casa e una fuori. Al termine di questa fase a gironi le quattro prime classificate di ciascun gruppo si incroceranno in semifinale, con andata e ritorno, per stabilire chi si guadagnerà la finale, messa in calendario per il giorno… 18 gennaio 2020. 

La Coppa Italia, quindi, si giocherà il 28 settembre, il 5 ottobre e il 16 novembre per quanto riguarda la fase a gironi, il 7 e 14 dicembre le semifinali, e il 18 gennaio la finale. Ecco, sei giornate in tutto, sparse su quattro mesi scarsi. Feste natalizie incluse.

Ma perché?

Perché almeno non approfittare di questo trofeo per provare formule davvero nuove? Tra gli appassionati di rugby italiano è decisamente diffuso il sentire che un doppione del Top12 serva francamente a poco e che bisognerebbe pensare a qualcosa di più interessante e magari anche utile. Chiacchierando, escono fuori in primis le idee di giocarla a 7s oppure di allargarla anche a squadre di serie A, copiando in parte il modello della Coppa Italia di calcio che, da sempre, è aperta a compagini anche di categorie inferiori. Io ci aggiungerei anche un’altra idea: perché non farla U20, oppure anche U18? Un massimo campionato U18 nazionale non esiste: perché non farne una coppa per i virgulti delle società di Top12? 

Il senso dell’idea di giocarla a 7 è evidente: non esiste un campionato 7s, il progetto, se c’è, non decolla, alle Olimpiadi non riusciamo ad andare, la disciplina è praticamente sconosciuta in Italia e la relativa Nazionale “vive” di pochi raduni e di una manciata di tornei l’anno. Una Coppa Italia a 7 non ci renderebbe certamente dei maghi ma permetterebbe almeno di creare un’occasione ulteriore per giocare tale disciplina e anche per farla conoscere al pubblico delle undici squadre impegnate che, è sempre bene ricordarlo, sono quelle che compongono il massimo campionato nazionale di rugby. Se si facesse, vedrei molto bene, a corredo, delle visite di Vilk, tecnico della Nazionale 7s, presso le varie società, per dare qualche dritta sull’allenamento e sul gioco a 7, che è solo un lontano parente del 15, ma è sport olimpico.

Fiamme Oro e Lazio in un derby di campionato dello scorso anno.

Niente 7s? Ok, allora ci mettiamo almeno le squadre di serie A? Diciamo partendo da chi ha sfiorato, nella stagione precedente, la promozione in Top12? E perché non anche l’Accademia, d’ufficio? Sarebbe un bel segnale e, comunque, mischierebbe almeno un minimo le trite e ritrite carte e si potrebbe sempre pensare di ampliare eventualmente il discorso a più di due squadre e studiare una formula adatta.

E perché non U18? Ragazzini con il coltello tra i denti, rappresentanti dei settori giovanili delle società di Top12. Vogliamo provare a fare filotto? Visto che le giornate di calendario di questa Coppa sono poche e quindi i calendari si possono adeguare senza scossoni (sempre che qualcuno se ne ricordi: Accademia e semifinale di A docet), perché magari non abbinare prime squadre e U18, in parallelo? Ad esempio, alle 14.00 in campo i ragazzini e alle 16.00 i grandi, creando così degli interi pomeriggi di rugby sui vari campi e, se le squadre proprio devono essere solo quelle, almeno si spezza la monotonia cosmica del doppione del campionato inserendoci le sfide U18 e veri “rugby day” da spendersi come eventi per portare più pubblico e anche più visibilità per le squadre giovanili. E, perché no, maggiore attenzione da parte dei club stessi, perché la vetrina sarebbe non da poco: sai che figuraccia per un club di Top12 dover mostrare a tutti di trascurare il suo vivaio?

Altre idee? 

Non so cosa sarà l’anno prossimo di questo trofeo, se le cose cambieranno ancora, se nessuna squadra di Top12 andrà più in nessuna coppa europea, o se verrà ripristinato il Continental Shield o qualcosa di analogo, ma quello a cui non voglio pensare è una Coppa Italia di rugby a 15 composta solo dalle identiche squadre del Top12.


Non il progresso, né l’evoluzione biologica, né il fatto economico, né alcun altro dei motivi che di solito si adducono da parte degli storici delle varie scuole, era la molla della storia, bensì la noia.

Alberto Moravia

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