Ritmo, difesa e possesso: il mantra inglese

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di Scott Ingleton

C’è un detto che abbiamo in Inghilterra, che il possesso vale i nove decimi della legge. In termini di rugby, ciò significa che la squadra con più possesso dovrebbe – in teoria – vincere la partita. I quarti di finale giocati sotto la cupola di Sapporo hanno messo alla prova questa teoria e hanno stracciato la convenzione dal campo. L’Inghilterra ha dominato l’Australia, valutando accuratamente cosa avrebbero fatto in ogni momento di gioco, ma con solo il 36% di possesso. Questa dimostrazione di superiorità difensiva non è stata solo superba da guardare, ma ha anche dato un ottimo feedback del fatto che l’Inghilterra può contenere squadre che hanno i propri punti di forza sulla fase offensiva. Ma, detto ciò, l’Inghilterra potrebbe arginare un assalto All Blacks?

I primi punti segnati – come in molte partite dell’Inghilterra in questa RWC – sono arrivati ​​da un fallo australiano al 10′, con i Wallabies già al comando. Sette minuti dopo l’Inghilterra è andata oltre la linea di meta con il solito Johnny May, dopo un passaggio di fasi veloci da una touche, assicurando un vantaggio che non sarebbe più stato intaccato per i successivi 63 minuti. Le mete chirurgiche degli inglesi hanno scavato il solco insormontabile tra le due squadre: May, Sinckler (servito da una deliziosa palla all’altezza da Farrell) e Watson. Se ci si concentra sulla meta di Watson si può iniziare a capire cosa è successo con l’Australia e come l’Inghilterra abbia resistito così abilmente alla tempesta dei canguri dorati.

Tre settimane fa abbiamo visto il Galles intavolare un interessante piano di gioco contro i Wallabies. Più volte l’elettrico Gareth Davies è uscito a mille all’ora dalla linea di difesa, cercando di intercettare o – per lo meno – interrompere un lungo passaggio da Genia o Beale. Rivedendo la meta che il gallese ha segnato quel giorno, è quasi un’istantanea della segnatura di Anthony Watson al 75′. L’allenatore australiano Michael Cheika ha scelto di non modificare il suo piano di gioco generale e, di conseguenza, l’Inghilterra ha letto ciò che i Wallabies stavano tentando di fare, pianificando le proprie contromosse. Gli australiani sotto pressione si affidano alla palla veloce, non dando agli avversari spazio per respirare e forzando gli errori una volta che le squadre sono esauste di tornare costantemente in difesa. Con grandi corridori come Kerevi e il ritmo fulmineo di Hodge, Koroibete e Beale, quando questo piano di gioco funziona creano un bellissimo rugby (basta guardare la loro recente vittoria contro gli All Blacks). Ma una volta che le squadre sono state informate su questo piano di gioco con fasi veloci e offload ripetuti, diventa abbastanza semplice arginarli (basta guardare la loro recente e cocente sconfitta contro gli All Blacks).

Proviamo ad analizzare invece il breakdown, nel quale eccellono i flanker australiani Michael Hooper e David Pocock. Spesso i Wallabies hanno l’abitudine di forzare un turnover su un giocatore solitario, ottenendo un calcio di punizione in rimessa (se nella propria metà campo) o giocando rapidamente (nella metà avversaria), permettendo loro di attaccare una linea difensiva non ancora formata. Sotto la cupola di Sapporo, l’attacco dell’Inghilterra non ha permesso che ciò accadesse, concedendo solo 8 palle perse, sicuramente meno delle 18 australiane. Ogni uomo col pallone è stato prontamente supportato, che è una parte assolutamente e ovviamente fondamentale nel rugby, ma che spesso non viene messa in pratica. Basta guardare al 31′: Curry forza un turnover dopo un pick and go di Michael Hooper; Youngs prende e passa a George, che scatena Watson sul lato del campo. Watson viene placcato e quasi portato fuori da Koroibete e tenta di scaricare di nuovo a George. Tuttavia la palla passa dietro George, il che significa che deve tuffarsi su di essa per mantenerne il possesso. È qui che entra in gioco la qualità: George ha tre maglie aussies che lo circondano, tutta la logica del rugby dice che l’Australia dovrebbe riprendersi questa palla. Invece Petaia non tiene George in placcaggio, permettendogli di rimettersi in piedi, dando così all’operoso Itoje un secondo in più per accelerare ed entrare in pulizia nella nuova ruck appena formato tra Kerevi e George. Poi arriva anche Curry ad aiutare (ricordiamolo: questi due giocatori sono stati quelli che hanno vinto il turnover pochi istanti prima) e l’Inghilterra può formare la linea di attacco 3 2 2 e dare la palla all’apertura Farrell che calcia una mediocre liberazione. Pertanto l’Australia perde un’opportunità di attacco e deve correre di nuovo in profondità. Questo ritmo di lavoro e il desiderio di trattenere la palla sono state una differenza fondamentale tra le due squadre. Durante tutti gli 80′ gli unici australiani che facevano davvero qualsiasi cosa in campo erano i trequarti: il pacchetto di mischia è stato sempre altrove e anonimo, davvero inconsistente per un match di questo livello.

Inoltre il gioco al piede inglese è stato fenomenale. La maggior parte dei calci sono stati fatti per costringere il triangolo arretrato australiano appena fuori dai propri 22, in modo da non permettere ai Wallabies di imprimere il proprio ritmo al gioco, fatto di palle veloci. Gli uomini di Cheika si sono sfiancati, obbligati a correre costantemente indietro per mantenere il possesso. Gli australiani hanno fatto il doppio delle cariche dell’Inghilterra (153 a 71), e il doppio dei metri (578 a 275). Beale e Koroibete hanno corso insieme 274 metri, quasi lo stesso dell’intera squadra inglese, con solo la meta di Koroibete a ripagare minimamente per tutti gli sforzi fatti. L’Inghilterra ha segnato oltre il doppio dell’Australia con metà dell’avanzamento, mostrando come a volte il miglior attacco sia una solida difesa.

L’Inghilterra ha dunque controllato gli avversari in modo alquanto attento ed è chiamata a testare i propri limiti contro una squadra neozelandese davvero scoppiettante. La semifinale si preannuncia essere una lotta tra una forza imbattibile e un oggetto inamovibile, e sarà uno spettacolo. Invece per l’Australia la Coppa del Mondo è finita, così come le carriere internazionali di David Pocock e Will Genia, due leggende di questo sport che forse meritavano di essere salutate con un risultato migliore. Indipendentemente da ciò l’Inghilterra dimostra il proprio valore e il prossimo incontro si preannuncia come uno scontro affascinante.


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