Il punto sull’Inghilterra: piccole conferme contro la Scozia

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di Scott Ingleton

A Murrayfield, in una serata buia e tempestosa, con il vento che soffiava forte ed una pioggia battente, ci si aspettava che il team inglese si sentisse esattamente come il meteo. Dopo la tetra prestazione di Parigi della settimana precedente, gli uomini in bianco erano chiamati a vendicare quella sconfitta con una limpida vittoria. Quel che si è visto, invece, è stato un match in difesa, caratterizzato da ben 87 calci. La linea difensiva inglese è stata coraggiosa e solida, impedendo così agli avversari di passare e segnare. L’unica volta in cui l’Inghilterra ha potuto attaccare la linea di meta scozzese è stata rapida e brutale, su azione costruita da Genge e dal giovane debuttante Ben Earl in supporto, con il massiccio pilone ad irrompere oltre la linea dopo una singola fase da mischia sui 5 metri. Un solido, sebbene non convincente, sforzo dell’Inghilterra in una serata molto dura. 

I primi dieci minuti dell’incontro sembravano andare secondo il disegno inglese. Un brillante turnover di Itoje dopo diverse intense fasi di gioco degli scozzesi uccidono il momento positivo dei Cardi e fruttano i primi meritati tre punti dell’incontro. Il resto del match, invece, è stato molto confuso e – come osservato dal commentatore inglese Brian Moore – ne sarebbe uscito vincitore chi fosse stato meno caotico. Lungo il match calci nel box, calci di spostamento e grubber sono stati ampiamente usati dai calciatori di entrambi gli schieramenti. In particolare i calci nel box di Heinz nel secondo tempo sono stati molto incostanti. Come sottolineato da diversi esperti, quando sei sul campo devi essere capace di adattare la tua potenza nel calciare al meteo. Il vento cambia? Cambia l’area degli attacchi aerei. Il vento cala? Aggiungi potenza al tuo calcio. Naturalmente c’è una percentuale di errore umano da tenere sempre in considerazione, ma giocatori di livello internazionale dovrebbero essere in grado di adattarsi alle condizioni di gioco.

Sono rimasto stupito dal piano di gioco deciso da Eddie Jones. La tipica tattica scozzese è di entrare di forza: la maggior parte dei loro attacchi viene dagli avanti che rompono il fronte avversario il maggior numero di volte possibile. Jones, sapendo che Townsend non avrebbe cambiato volentieri questa tattica che lascia liberi i dinamici trequarti Scottish, ha preparato il suo team (e la sua panchina) di conseguenza. Il coach inglese aveva sei avanti come cambi potenziali, prendendosi un bel rischio: se la partita si fosse aperta e fossero stati più impegnati i trequarti, la Scozia avrebbe molto probabilmente segnato e allargato il punteggio a suo favore con il reparto arretrato inglese stanco e senza possibilità di cambi. Tuttavia, con la partita dominata dallo scontro fisico degli avanti, la scommessa di Jones è stata palesemente vinta. Con la sicurezza dei rimpiazzi extra, gli avanti inglesi hanno potuto colpire l’attacco scozzese con più vigore, respingendo gli assalti alla loro linea di meta. Fondamentalmente, tuttavia, questo gioco difensivo li ha tenuti indietro, ma ha anche sortito l’effetto contrario. Con abbastanza forza alle loro spalle, e con giocatori come Tom Curry, Maro Itoje, ed il giovane Ben Earl a supporto, Ellis Genge ha solo dovuto sorridere e schiacciare la palla oltre la linea. Dopo una semplice trasformazione, l’Inghilterra si è trovata in vantaggio di sette punti, un distacco cruciale in un match tanto equilibrato.

Ellis Genge schiaccia in meta. Credit ©INPHO/James Crombie, www.sixnationsrugby.com

Ci sono stati altri segnali positivi per l’Inghilterra: George Furbank è sembrato più a suo agio e sicuro come estremo, senza concedere turnover (rispetto alle tre della scorsa settimana) e correndo quasi il doppio dei metri con lo stesso numero di avanzamenti (31 metri in 5 incursioni contro 19). Ha completato con successo il doppio dei placcaggi in condizioni più difficili, e questo ha fatto meraviglie per la sua autostima. Tom Curry sembra stare meglio nel suo ruolo di numero 8, guadagnando 24 metri in 10 avanzamenti (contro 10 metri in 14 corse contro la Francia), anche se questo può essere dovuto alla difesa scozzese profonda, a differenza di quella alta della Francia. La mischia è solida, con Sinckler, Genge e Vunipola che hanno concesso solo un calcio di punizione e ne hanno guadagnati due. Ludlam, Earl e il man of the match Underhill hanno fatto tutti insieme solo un placcaggio in più rispetto al tallonatore Jamie George. La rimessa laterale inglese è stata inoltre eccezionale, con l’83% dei propri palloni vinti e molti recuperati dagli errori avversari.

Tuttavia, questa partita non era perfetta per analizzare le giocate inglesi sul set e le mosse di backline. I trequarti sono stati piuttosto anonimi: mentre Daly e May facevano alcune corse, la maggior parte dei giocatori inglesi era troppo schiacciata o troppo profonda e, pertanto, risultava abbastanza inefficace. Le condizioni meteo non erano favorevoli al modo in cui piace giocare alla linea arretrata inglese e, sebbene May abbia giocato bene contro la Francia, in linea generale i trequarti inglesi sono carenti su diversi fronti e hanno bisogno di sfide testanti per migliorare.

La prossima partita contro l’Irlanda sarà eccezionalmente interessante: un’altra squadra che ha un sacco di potenza tra gli avanti, ma anche una backline elettrica a forma di Jordan Larmour, Jacob Stockdale e Andrew Conway: atleti che con le giuste condizioni possono punire una linea inglese non testata. Con l’Inghilterra al terzo posto nel torneo e l’Irlanda al primo, per reclamare il trofeo l’Inghilterra deve vincere a Twickenham il prossimo weekend, un’esibizione come quella contro la Francia sarebbe deleteria e l’Irlanda potrebbe mietere la sua vendetta che così disperatamente brama dopo l’annichilente 32-12 dell’Inghilterra nell’Aviva Stadium dell’anno scorso. Sarà sicuramente una partita da non perdere, con l’eventuale vincitore che potrebbe ribaltare l’equilibrio per diventare favorito per ottenere la corona dei campioni dal Galles.


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