Domini inglesi sulle irlandesi: la review dei match dello scorso weekend

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di Scott Ingleton

Entrambe le squadre inglesi, quella femminile e quella maschile, ci hanno dimostrato come vincere una partita di rugby senza necessariamente usare la palla. Sapevamo già che gli uomini sono in grado di giocare in questo modo; la vittoria sull’Australia durante la Coppa del mondo ne è la prova lampante. Per quanto riguarda le donne, la partita di Castle Park, in una giornata soleggiata ma rigida, ha dimostrato il loro potenziale difensivo.

Anche le squadre irlandesi sono formazioni potenti e offensive, e sono avversari difficili per chiunque le incontri. Quando hanno la palla, corrono velocemente e verso la meta, sfondando il muro della difesa avversaria fino a penetrare nella metà campo dell’altra squadra. Purtroppo per loro, contro le compagini inglesi, non è andata in questo modo. L’Irlanda si è prima avventata e poi frantumata contro le porte ben serrate della difesa inglese.

Tutte e due le squadre inglesi singolarmente hanno segnato di più rispetto alle due irlandesi messe insieme; le donne non hanno mai fatto punto, mentre gli uomini ne hanno segnati solo 12. Ciò significa che le donne mantengono il loro posto in classifica a 3 punti dalla Francia, mentre gli uomini salgono in seconda piazza, 4 punti sotto – indovinate a chi? – proprio alla Francia.

Con entrambe le squadre che hanno la medesima possibilità di agguantare i rispettivi titoli, le somiglianze sono nette (e anche innumerevoli le differenze) rendendo tutto molto più interessante. Forse c’è un po’ di somiglianza nello stile utilizzato che è proprio “the England way”, o forse Jones e Middleton si sono incontrati per discuterne e si stanno influenzando a vicenda. Tuttavia resta una grande differenza tra loro, il modo in cui le donne hanno mantenuto un livello alto sin dall’inizio della partita contro la Francia, il gioco è diverso dagli uomini, i quali sono migliorati con lo scorrere dei minuti e solo contro l’Irlanda sono comunque sembrati simili a come avevano giocato ai Mondiali.

Ford di rapina su Sexton. Credit ©INPHO/Dan Sheridan da www.sixnationsrugby.com.

Le prestazioni di entrambe le compagini sono state eccezionali, entrambe hanno respinto la costante ondata di maglie verdi con eccezionale disciplina e forza. Una statistica interessante, e che è diventata un punto fondamentale per gli inglesi, è stata la marcatura sempre dominante. Ciò significa che quando il giocatore attaccante della squadra avversaria (con la palla) viene placcato e perde terreno (o viene forzato a tornare indietro), dà di conseguenza l’opportunità al giocatore in difesa di scaricare sul proprio giocatore in attacco. Un placcaggio dominante dimostra quale delle due squadre abbia maggior slancio durante la partita, perché assorbire quella spinta e trasformarla a proprio favore è una splendida abilità. E questo fa sì che l’avversario perda terreno (muovendo indietro la linea di attacco nemica). Questa è una spinta mentale pazzesca per la propria squadra.

Uno dei motivi per cui il gioco a fase (pick-and-go vicino alla linea di meta, per esempio) è così efficace, è perché la difesa prosciuga costantemente le energie più dell’attacco. Chi difende viene semplicemente colpito. Colpo dopo colpo arriva la stanchezza fisica, in più stai difendendo la tua linea e quindi tutti gli sforzi che stai mettendo non saranno di certo premiati; al massimo se hai successo non farai fare punto alla squadra avversaria. D’altro canto se invece fallisci, concedi punti. Non c’è niente di positivo all’interno di questo scenario, il gioco non vale la candela. Quindi, quando un giocatore fa un placcaggio dominante, e la linea di attacco si sposta indietro, la squadra in difesa guadagna un po’ d’autostima mentre gli attaccanti perdono un po’ di speranza.

Lo si può notare in entrambe le partite; per esempio nella prima metà per gli uomini, Manu Tuilagi ha avuto un enorme successo su CJ Stander, che alla fine ha portato l’Irlanda a indietreggiare. Mentre per le donne durante la seconda metà Sarah Bern ha avuto un grande successo su Aoife McDermott, che ha poi scaricato a Vicky Fleetwood. In entrambi i casi, dopo solo pochi istanti di gioco il possesso palla è tornato all’Inghilterra.

Come media di base, la maggior parte delle squadre raggiunge circa il 5% -8% del successo nelle “mischie” che sono dominanti. Le donne hanno raggiunto circa l’8% nelle loro “mischie” dominanti, dato poco più alto della media. Gli uomini, tuttavia, hanno raggiunto il 16% del successo. Questo dimostra quanto ostinatamente stessero difendendo gli inglesi, e quanto spesso l’Irlanda avrebbe perso terreno anche se avesse attaccato. Deve essere stato estremamente frustrante per i giocatori vestiti di verde cercare di sfondare una linea che li costringeva di volta in volta a tornare indietro.

L’inglese Aldcroft meglio della verde McDermott. Credit ©INPHO/Laszlo Geczo da www.sixnationsrugby.com.

In termini di possesso effettivo, abbiamo alcuni confronti molto interessanti da fare. Le donne hanno avuto 177 placcaggi positivi contro i 160 irlandesi, numeri sorprendentemente vicini se non si considerasse il fatto che il possesso irlandese è del 66% (anche se questo potrebbe essere dovuto in parte a causa delle interruzioni del gioco per infortunio, durante le quali l’Irlanda aveva il possesso). Mentre nel gioco maschile la disparità è stata molto più evidente; Inghilterra ha realizzato 201 tackle positivi con il 44% di possesso, rispetto ai 121 dell’Irlanda. Questa masterclass di difesa ha aiutato entrambe le squadre inglesi a mantenere una solida base da cui partire per lanciare attacchi ai giocatori irlandesi ormai stremati.

Entrambe le squadre sono pericolose nel gioco a campo aperto (ecco perché la gestione è di così vitale importanza) ma è la mischia dove eccellono. Da quando Itoje, Kruis, Aldcroft e Cleall sono entrati nelle loro rispettive squadre, la lineout inglese è sempre stata superba. È difficile trovare di meglio rispetto all’allineamento di ciascuno di essi, e di conseguenza anche il resto del gioco ha funzionato a dovere. L’abbiamo visto ben due volte, una in ogni partita, entrambe al tentativo di maul. È un punto di forza dello stile di gioco “inglese”, tanto quanto un’enorme mischia è lo stile francese e un attacco fluente quello degli All Black. Ma recentemente entrambe le mischie inglesi sono diventate più forti, debellando i loro numeri opposti in ogni mischia giocata finora nel Sei Nazioni. Per gli uomini, la recente aggiunta di Matt Proudfoot, (membro vincente della Coppa del mondo dello staff di Rassie Erasmus) in quanto allenatore degli avanti potrebbe essere il pezzo chiave che mancava agli uomini e che necessitavano. La possibilità di vincere nella mischia e, di demolire la mischia opposta, fornisce un interessante spunto per comprendere la maggior spinta mentale inglese quando si fa un tackle dominante.

Oltre alla gestione (entrambe le squadre erano in doppia cifra per quanto riguarda gestione degli errori, uomini con 12 e donne con 15), è difficile trovare squadre che non necessitino ulteriori miglioramenti. Forse gli inglesi necessitano di una maggiore profondità nelle mischie; per gli uomini anche estremi e mediani di mischia, e per le donne maggiore profondità al fianco della mischia (ma capiamo che non lo facciano per non rischiare che Millar-Mills venga colpita da un altro infortunio). Nonostante ciò, con il modo in cui stanno giocando, le donne si sono quasi assicurate il torneo, mentre agli uomini non resta che sperare che l’Irlanda e la Scozia possono fare miracoli contro una fantastica squadra francese che si sta già leccando i baffi nel pregustare il titolo del Grande Slam.


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