Tutti vanno alla caccia del Leone

Solo poche settimana fa è arrivata la notizia definitiva presa da parte della dirigenza del Racing 92, che, giustamente, metteva alla porta il seconda linea fijiano Leone Nakarawa.

Un ritardo ingiustificato e ingiustificabile nel rientro dalla Rugby World Cup, che è stato pagato col massimo della pena. Il sole e la vita delle isole pacifiche fanno gola a chiunque e, forse, ancor di più a chi ci è nato e cresciuto ma, senza nessuna possibile attenuante, non rispondere nemmeno a un messaggio da parte di chi ti paga (e parliamo di cifre da capogiro nel mondo ovale, circa 400 mila euro annui) è davvero una brutta cosa. Un colpo basso verrebbe da dire.

Siamo pirati, si sa, ma non siam senza onore. E la trovata del Leone dei Flying Fijians mi ha fatto riflettere su quanto il mondo del vil denaro stia intaccando anche le facce pulite del nostro sport. Qualcuno di voi dirà che di facce pulite, soprattutto ad alti livelli e ad alti stipendi, ce ne son ormai poche. Ma voglio pur credere che non debba esser per forza così: non è sempre vero che dove gira il grano si perde il contatto umile e positivo con la realtà di tutti i giorni. Non è un’equivalenza immediata quella che avvicina ricchi stipendi a gran truffatori.

Ma la scelta di Nakarawa comunque sembra esser improntata a un mondo che di ovale e nobile ha ben poco. Il padre sul Fiji Sun ha commentato che il suo figlioletto medaglia d’oro a Rio 2016 stava terminando di controllare i lavori di costruzione della sua nuova casa a due piani. E la scusa del cellulare che non prende regge fino a un certo punto, dico io. Secondo me Telecom Fiji o Vodafone Pacific (o affini) hanno degli ottimi ripetitori. Son convinto che il buon Leone abbia Whatsapp che funziona. In definitiva la scelta del club di Lorenzetti è più che condivisibile ed eticamente inattaccabile.

Il problema è che ora uno dei più forti giocatori del panorama rugbistico internazionale è a spasso e le società a cui fa gola non son poche. Glasgow Warriors su tutte: per loro l’accordo è quasi fatto e in tal caso i tifosi godrebbero del ritorno di uno dei propri beniamini. Magari già il 4 gennaio contro Treviso. Ma anche Bristol Bears, Sale Sharks e, dall’altra parte del globo i Warathas. Ecco, voglio dirlo senza tanti giri di parole: se Leone ha fatto tutto quello che ha fatto solo per arrivare a farsi dare la caccia, rilanciarsi in un nuovo ambiente, trovare nuove prospettive di carriera e, magari, migliorare il proprio ingaggio… beh, lo ha fatto proprio in maniera molto scorretta e moralmente disdicevole.

Non è questo il rugby che voglio. Non è questo il rugby che amo.

Le lotte sleali le vorrei lasciare da altre parti. Rimane pur vero che un solo uomo, per quanto forte e determinante, non può sfalsare del tutto classifiche e risultati all’interno di competizioni lunghe e imprevedibili come quelle dei campionati e delle coppe europee o downunder. Ma è anche vero che se, di punto in bianco, una diretta concorrente può vantarsi di poter schierare tra le sue fila uno come il suddetto fijiano… non credo che la cosa possa esser apprezzata e lasciata passare senza storcere parecchio il naso.

Sui social ho anche letto qualche battuta: “A Treviso ce lo vedrei bene il buon Nakarawa!“. Ehm, no grazie. Non cadiamo così in basso. Saremo italiani. Saremo scarsi quanto volete. Ma di ste cose spero di non vederne mai. Meglio continuare a perdere a testa alta, che andar in giro col peso di esser collusi con chi fa di questi raggiri a danno di chi ti ha dato da mangiare (e bene) fino al giorno prima. Sarà che amo citare il proverbio “non sputare nel piatto in cui hai mangiato”.

Poi magari mi sbaglio e davvero nelle Fiji non c’è campo e il cellulare non prende. Può anche essere tutto un trip mentale mio, eh.


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