Una delle storie piu’ commoventi del mondiale: l’8 tongano si racconta ai pirati


In questa Rugby World Cup abbiamo avuto vissuto e continuiamo a vivere molte emozioni, di diversi tipi: gioie, rabbie, delusioni. E poi, ovviamente, come capita sempre quando i riflettori si accendono su palcoscenici di questo livello, anche l’empatia umana si amplifica e piccole storie personali riaccendono speranze e consolano i cuori. La bellezza del rugby, dello sport in generale, che da evento mediatico ludico e ricreativo diventa palestra di vita quotidiana. Quando i supereroi sugli schermi si travestono da uomini normali.

Vogliamo raccontarvi una storia, un esempio che ci fa capire quanto conta la volontà di arrivarci, di lottare, di credere in se stessi. Stiamo parlando di Tavake Lecanus Manu, meglio conosciuto come Nasi Manu.

Nell’estate 2018, durante il ritiro con la Benetton Rugby, al giocatore è stato diagnosticato un tumore all’apparato uro-genitale. Dopo un’operazione nel mese di ottobre presso l’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, Manu si è sottoposto a dei cicli di chemioterapia. Nei mesi successivi i suoi compagni di squadra hanno deciso di radersi completamente i capelli come gesto di sostegno al loro compagno e hanno iniziato a utilizzare, durante le fasi di riscaldamento prima delle partite, magliette speciali con stampigliata una frase di incoraggiamento in lingua tongana. Le magliette sono poi state messe all’asta a favore dell’Istituto Oncologico Veneto di Padova, dove Manu ha effettuato le cure contro il tumore. Quest’anno ha partecipato alla Rugby World Cup indossando la maglia del Tonga. Un percorso di riabilitazione personale e sportivo che ha dell’incredibile. La forza dell’amicizia, della squadra, dello spogliatoio, che travalica i cancelli di un campo ed entra nella casa di un uomo e della sua famiglia, che trae forza da ciò, che si rialza, che riprende a combattere.

Noi Pirati abbiamo fatto due parole con lui: “Tutto ciò che ho passato mi ha reso una persona più forte e migliore. Ha messo le cose in prospettiva, questo ora è veramente importante per me: ciò che conta di più. Non sarei riuscito a compiere questo viaggio senza tutto il supporto che ho ricevuto dal mio club, dalla mia famiglia e dai miei amici. Soprattutto la mia forte moglie Alice e la mia bellissima Nadia“. Infine conclude: “Essere in quel campo e aver partecipato alla Rugby World Cup per me significa aver realizzato il sogno della mia infanzia“.

Beh, Nasi… te lo sei meritato. Ci hai regalato un sogno!

Rugby si pronuncia con la R maiuscola


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