Andrea Trotta un capitano romano a Padova


Decido di trascorrere i primi giorni novembrini in terra euganea, così resto in Veneto ma cambio città, per incontrare un altro giovane rugbista protagonista del Peroni Top12. Andrea Trotta, terza linea, nuovo capitano del Petrarca Padova, classe 1994, romano. E colgo l’occasione per farmi un po’ i fatti suoi.

Ciao Andrea, grazie per la disponibilità, come si sta da romano in Veneto?

“Ciao, grazie a te. Ma ormai sono sei anni che sono qua, mi trovo bene, mi dispiace solo non riuscire a vedere i miei genitori e i miei amici quanto vorrei. Però ambientarsi è stato facile: quando sono arrivato avevo già alcuni amici, tipo Mattia Bellini col quale avevo condiviso l’esperienza con la nazionale Under20.

Cosa ti porteresti di casa tua a Padova?

“Il sole, qui c’è troppa nebbia.” In bocca al lupo sono cominciate ora le giornate uggiose, devi affrontare tutto l’autunno e pure l’inverno.

Adesso che hai la nomina ufficiale – Andrea già faceva parte del gruppo leader della squadra [ndr] – mi spieghi cosa vuol dire essere il capitano di una squadra di rugby?

“Sostanzialmente poco: in campo parli con l’arbitro e fuori rappresenti la società nelle occasioni ufficiali.”

Che detto così mi fa tornare su l’ansia della prima intervista petrarchina con coach Marcato e Alberto Saccardo (attuale vice capitano).

“Ansia?”

Sì, ansia, prima di addentrarmi nel mondo ovale per me il Petrarca era solo un poeta aretino, autore del Canzoniere, innamorato di Laura. Poi arrivo qui e mi diventa una delle squadre più blasonate d’Italia, attualmente la più blasonata del Top12, tu capisci che il livello ansiogeno raggiunge livelli massimi. Per fortuna Alberto Saccardo – santo subito – ha spazzato via tutta la mia agitazione con una manciata di sabbia di piazza Santa Croce (dove si gioca il calcio in costume peraltro sotto gli occhi della statua di Dante).

“Sì, è vero – e ride – molti di noi vanno a vedere sempre le partite. Che vuoi con Luigi Ferraro prima e Niccolò Cannone ora, ci siamo appassionati, anch’io prima o poi verrò giù a Firenze a vederlo.” Cambio, rubrica, cambio nome, ma Gigi Ferraro resta una delle costanti (mitico).

Momento tutorial – ricordo questa rubrica serve, soprattutto, per informare i non praticanti – tu giochi terza linea, vero? Mi spieghi il tuo ruolo?

“Dunque la terza linea fa un po’ da collegamento tra i due reparti, la mischia e i trequarti. Deve avere una visione di gioco completa.”

Ah, ecco perché siete tutti così alti in questo ruolo – scusate sono uscite le mie condomine mentali bionde, un attimo le chiudo a chiave – no, dicevo, quando non ti alleni che fai? Sono nata bionda abbiate pazienza.

“Gioco al pc. Lo ammetto sono un po’ nerd da questo punto di vista. In questi giorni con Menniti Ippolito siamo stati al Lucca Comics, perché anche lui è un po’ nerd.”

Qui è partita una dissertazione su una puntata delle Iene dove parlavano dei campionati di Fortnine, gioco on line appunto, che oltre a coinvolgere tante persone fa pure guadagnare un sacco di soldi. Io sono generazione Commodore64 o 128, al massimo ti spiego Pac-man.

Se tu non avessi fatto il rugbista cosa avresti fatto?

“Non lo so, non ci ho mai pensato. Io ho iniziato tardi perché prima ho praticato altri sport, tranne il calcio nel quale sono una pippa – questa volta rido io – ora che me lo hai chiesto ti dico forse il tennista.”

E c’è qualcosa del rugby che non ti piace?

“Il freddo, fosse per me giocherei sempre col caldo.”

Petrarca – Lyons ha visto la prima meta stagionale di Andrea. Foto Fotovale.

Si dia il via ad una raccolta di firme per la petizione che sancisce l’obbligo per i club di Top12 di avere gli stadi con copertura mobile, così da non patire più il freddo ma nemmeno il troppo caldo.

Cambiamo argomento –la mia specialità – per rilassarti giochi al pc, ma con i libri e la musica che rapporto hai? Eliminate le bionde adesso la conversazione è saldamente in mano alle mie condomine pettegole.

“Non sono un lettore, tranne qualche fumetto, sai i manga giapponesi, e non ho un genere musicale preferito, se mi piace una canzone l’ascolto anche a ripetizione – ride – diciamo che tengo la musica come sottofondo.”

E quando sei in vacanza stacchi oppure fai parte di quelli che continuano ad allenarsi?”

“Mi porto sempre dietro la scheda degli allenamenti che ci fa il preparatore, anche perché altrimenti quando ricomincia la preparazione schianto.” Questo lo abbiamo detto in coro ridendo.

E ti danno anche una dieta, cioè hai una dieta da seguire oppure no?

“Io ho sempre avuto il problema di mettere su massa, quando ero ragazzino è stato anche un po’ penalizzante perché mi vedevo sempre secco e me lo dicevano pure – povero – poi crescendo ho capito che sono fatto così, il mio corpo è fatto in un cero modo, brucio molto, e va bene così.”

Pur comprendendo quanto possa essere stato difficile affrontare questo anomalo deficit, ti invidio abbestia sappilo. Non so come, ma siamo arrivati a parlare del 1994, anno in cui è stato trasmesso in Italia, il primo episodio di Lupin III – quello con la giacchetta rossa e Margot per intenderci – tu sarai anche nerd e leggerai i manga, ma io sono cresciuta coi cartoni animati più belli del mondo (Lupin infatti è degli anni 70 nel 1994 è uscita una sua versione molto moderna. Non la sua migliore ma pur sempre simpatica). Per poi parlare della fine del restauro del Giudizio Universale di Michelangelo e la conseguente riapertura al pubblico.

Finiamo la nostra chiacchierata con la classica domanda. Chi è il giocatore più pirata che tu abbia conosciuto?

Andrea Bettin – ex Petrarca trequarti attualmente in forza a Colorno – lui sa perché.”


Lo vorrei sapere anch’io e tutto il lato curioso delle mie inquiline mentali, ma eviterò domande. Grazie Andrea per la disponibilità e l’allegria. Solo un’ultima raccomandazione, adesso che sei il capitano, per favore, cerca di essere un pochino più social, non tanto, un pochino. Prendi Simone Ragusi, fatti dare due dritte da lui e vai, mi raccomando giusto due dritte che se poi ti fai prendere la mano con lui altro che giochi, col pc ti ci imparenti.


“Il rugby è un’ora e mezza di battaglia che può cementare amicizie per tutta la vita.” (Henry Garcia)


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