I giovani lupi Italiani tenuti a bada

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by Scott Ingleton

L’Italia ha perso 29 partite di fila nel torneo delle Sei Nazioni. Il tabellino contro l’Inghilterra non è cambiato: devono ancora battere le Rose. A quelli che per anni hanno sostenuto una retrocessione o una estromissione dell’Italia ho sempre risposto con una parola: “aspetta”.

Le statistiche sono molto negative per l’Italia e a parte un breve periodo nel 2013 non abbiamo mai visto un’Italia convincente prendere la propria strada nel Sei Nazioni. Sono sicuro che chiunque abbia corso sul manto erboso di Twickenham domenica patisca questa sconfitta profondamente. Ma loro hanno giocato molto meglio di quei che mostri il 41-18 finale.

Due anni fa l’Inghilterra distrusse 57 a 14 l’Italia. Nonostante schierasse giocatori piuttosto esperti come Parisse, Lovotti, Bigi, Allan e Padovani la squadra non fu capace di tener testa all’assalto inglese. Solo sei giocatori di quel 2019 hanno partecipato alla scorsa partita e questa inesperienza può avere solo rafforzato l’Italia.

I 23 che hanno giocato avevano 600 o meno caps Internazionali rispetto a i loro corrispettivi indossanti la Rosa. Di recente abbiamo visto cosa succede quando una squadra esperta gioca contro una squadra più giovane e novizia – La finale dell’Autumn Nations Cup, dove l’Inghilterra è stata trascinata ai supplementari da un’eccezionale difesa francese ne è una prova.

Ritornando alla partita, dalle mete di Jonny Hill e Jack Wills possiamo vedere l’inesperienza della squadra italiana. Queste mete sono semplici pick and go, dove gli avanti hanno usato pura forza e stazza per franare oltre la linea di meta. Non sono state belle, non hanno richiesto molte skills per chi attaccava, ma semplicemente esigevano un’impeccabile organizzazione difensiva e un livello di fitness adeguato. Quando guardiamo la meta di Hills, la difensa italiana è molto ben schierata, ma il vantaggio all’Inghilterra ha reso più difficile la difesa visto che un altro fallo avrebbe comunque portato ad un turnover. Mentalmente è molto più difficile abnegarsi nella difesa sapendo che il possesso sarà comunque degli avversari. Tra l’altro, più le squadre giocano tanto più la loro preparazione atletica sale; questo è un problema di cui l’Italia ha sofferto lungo gli anni, ma con ancora più partite questo ostacolo può essere sorpassato.

Comunque, se guardiamo il resto delle mete inglesi, possiamo vedere la causa della speranza Italiana. La meta di May giusto prima dell’intervallo, nasce da un vantaggio (a seguito di un fallo di Fischetti per non essere rotolato via dalla ruck su comando dell’arbitro Mike Anderson) che da a George Ford l’opportunità di scatenare l’attacco. Nei 22 Italiani, Ford tiene i trequarti profondi sulla sua corsa, attirando l’attenzione del difensore italiano. Dietro di lui, Daly, cambia la sua traiettoria dall’esterno di Ford all’interno di Farrell, correndo su una linea fittizia nello stesso canale. I difensori non seguono il diversivo, ma quattro (compreso Sperandio, che avrebbe dovuto coprire May) sono fissati da Daly mentre May brucia il terreno lungo la line di touche, pronto per il passaggio. Daly apre per May, che accelera nel campo così aperto. Ad onor del vero, Sperandio metrizza perfettamente la corsa per poter intercettare May, che però grazie ad una straordinaria acrobazia schiaccia la palla e segna la meta.

Quando invece guardiamo la meta di Watson al cinquantesimo, la sua lettura sul passaggio di Garbisi è eccezionale, e per quanto Lazzaroni possa provare, nessuno in campo avrebbe potuto recuperarlo una volta involatosi verso la meta.

In entrambe le occasioni, l’Italia stava facendo quasi tutto correttamente (ad eccezione dei quattro giocatori fissati da uno solo, un altro segno del fatto che sia una squadra in costruzione visto che la comunicazione non è stata completamente efficace). È stato solo grazie alla brillantezza dei giocatori inglesi che queste mete sono state marcate. La brillantezza non può essere allenata attivamente, ma acquisita attraverso l’esperienza. Se escludiamo dunque la brillantezza individuale, il punteggio è più onesto rispetto a quello che il gioco è stato: 31 a 18.

Gli spunti più positivi possono essere presi dalle mete italiane. La prima marcatura di Ioane è stata sublime. Un ottimo calcio di Garbisi e una pessima presa di Itoje messo alle strette vicino i suoi 22 porta ad una touche Italiana. Un rimessa perfettamente sincronizzata produce un pallone per Negri in mezzo al campo. Con una grande percussione il flanker crea tutte le condizioni per un pallone rapido – Varney spedisce poi la palla ai suoi pods di avanti alla sua destra e sinistra per le seguenti tre fasi, fino a che non ottiene un vantaggio per fuorigioco inglese. Adesso l’Italia sta facendo il suo gioco – ed una rapida trasmissione Garbisi – Canna – Varney fa arrivare la palla a Lazzaroni. Un veloce pick and go assorbe Billy Vunipola e Curry, i migliori difensori inglesi, mentre Lamaro appoggia a Varney che già sa dove indirizzare il passaggio. Durante le percussioni di Lazzaroni e Lamaro, Garbisi si piazza all’esterno dell’ala aspettando il passaggio da Varney. Garbisi ora ha tre opzioni al suo esterno contro tre Inglesi. Il pessimo posizionamento di Daly a parte, la composizione dell’azione ha dimostrato come questo giovane ragazzo in azzurro possa concludere un’azione veramente piacevole da vedere. Mi aspetto questo: che una squadra come questa possa abbellire un campo da rugby con simili e terrificanti giocate lungo gli anni avvenire

La squadra inglese, con oltre 900 caps, sta per concludere il suo ciclo. L’età media inglese è 26.4 anni, mentre quella italiana è 22.9 anni. I mediani titolari, Varney e Garbisi, hanno rispettivamente 19 e 20 anni e sono stati eccezionalmente entusiasmanti da vedere. Youngs, la prima scelta come mediano di mischia ha 31 anni, mentre la seconda, Dan Robson ne ha 28 ed infine George Ford ne ha 27. Dopo la prossima World Cup (magari anche prima) molti di questi giocatori non vestiranno più la maglia bianca. Anche “giovani” giocatori come Willis e Malins che hanno 24 anni. Questo è stato detto per anni, ma l’Italia sta gettando le basi per il futuro. Varney ha fatto 5 passaggi in più rispetto al suo opposto, Garbisi ha corso quasi il doppio di Ford. Entrambi hanno fatto più placcaggi dei loro opposti, sebbene abbiano concesso più turnovers (segno ancora di inesperienza). Se i due mediani continuano il loro progetto sotto la guida di Franco Smith, questa Italia potrebbe provocare alcuni sconvolgimenti nei prossimi due anni, divenendo una delle possibili contendenti al titolo tra le altre cinque. Una giovane Italia sembra stia prendendo forma di fronte ad una più esperta Inghilterra, che si è completamente ripresa dal fine settimana precedente. Quello che io ho visto è una talentuosa ma grezza nazionale giocare contro un gruppo di bitter Englishmen. Questo modo di fare non è salutare, e alcune spaccature si stanno già manifestando. Oggi, dico “ben fatto Italia” ma non è abbastanza. Il prossimo anno voglio scrivere di quanto vigorosa sia stato l’attacco italiano contro la miglior difesa della Rosa Rossa.

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