Come il Cardo ha fatto appassire la Rosa

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by Scott Ingleton

In un frizzante 5 marzo 1983, una squadra scozzese che rimuginava dopo una sconfitta di misura per mano dei gallesi, smontò una squadra inglese in difficoltà a Twickenham.

All’epoca si era nel Cinque Nazioni, l’Inghilterra arrivò ultima e la Scozia al quarto posto, ma con la soddisfazione della consapevolezza di aver vinto la Calcutta Cup nella culla del rugby; il territorio di casa dell’Auld Enemy. Quegli uomini non sapevano che ci sarebbero voluti altri 38 anni perché i loro connazionali realizzassero la stessa impresa. Eppure il 6 febbraio, in una Twickenham vuota, durante l’ennesimo blocco nazionale, gli scozzesi ce l’hanno fatta di nuovo.

È passato meno di un anno e mezzo da quando la maggior parte di quei giocatori inglesi erano nella finale della Coppa del Mondo in Giappone, affrontando gli immensi Springboks. Oggi sono stati messi a letto da una squadra scozzese sicura, composta e creativa. Il punteggio non riflette adeguatamente la qualità della tattica della Scozia e la fluidità con cui hanno comodamente frenato un attacco inglese rotto.

Potrei sostenere che la Scozia ha vinto a causa dei continui falli inglesi, 14 dei quali caduti nel primo tempo. Potrei sostenere che gli inglesi hanno perso a causa del loro scarso handling e abilità nel passaggio, come dimostrano il reverse pass di Youngs all’8′ o l’in-avanti di May al 76′. Potrei sostenere che il risultato è venuto da calci da fermo inglesi scadenti, generati dai loro giocatori più importanti (Itoje, Farrell, George, Daly) che non hanno gioco nelle gambe a causa della retrocessione dei Saracens. Potrei anche sostenere che questo fa tutto parte del “piano quadriennale di Jones” per vincere la Coppa del Mondo 2023, che punta a testare una varietà di tattiche contro squadre affermate, giocando una partita lunga. Ma nessuno di questi motivi si avvicina a mostrare quanto gli scozzesi abbiano eseguito il loro piano di gioco eccezionalmente bene.

Prima che Ford entrasse in campo al 68 ‘, quasi ogni volta che l’Inghilterra aveva il possesso palla era costretta in una posizione in cui era necessario calciare dal box. Normalmente questo non è un problema; la mischia è usata per proteggere i calci dal box, e Youngs (in particolare) predilige queste situazioni. Tuttavia l’approccio di entrambe le mischia alla questione è fondamentale per comprendere la differenza tra le parti. Nel primo minuto Maro Itoje ha intercettato un calcio dal box di Ali Price. La palla è andata verso la linea di meta, Itoje è riuscito a recuperarla ma è stato penalizzato per non aver presentato l’ovale. Al 6’ è successa esattamente la stessa cosa, solo che la palla è andata in touch. Questo – come notato dai commentatori inglesi – ha portato Price ad adattare il suo approccio al breakdown, che sembrava “piegarsi” alla pressione, prendendo decisioni più affrettate e forse non sagge anziché calci contro.

Non riesco invece a individuare un momento particolare in cui Youngs ha calciato dal box, perché quasi ogni volta che l’Inghilterra aveva il possesso, il possesso terminava con Youngs che calciava dal box! (o semplicemente scagliava la palla in touch, come in finale dei mondiali…)

La differenza fondamentale qui è che Price si è adattato e il suo team si è adattato insieme a lui. Youngs si è rifiutato di modificare le tattiche che si presume fossero concordate con Jones.

Piuttosto che calci dal box continui, Price ha valutato la situazione indipendentemente dalla posizione in campo e ha fatto ciò che credeva fosse la mossa giusta. Youngs, d’altra parte, ha calciato da dentro i 22, ha calciato quando era prima della linea di metà campo e passato quando era oltre. Ha quindi passato solo poche volte, poiché solo poche volte era sopra la linea di metà campo. Lo dimostra il fatto che Youngs, sostituito al 56′, ha calciato un totale di 219 metri, mentre Price, sostituito al 69′ ne ha calciati 179. Certo, è meno probabile che la squadra che attacca faccia calci dal box – però come si spiega che la Scozia ha mantenuto costantemente la propria pressione?

La spietata capacità di gioco mostrata da campioni come l’eccellente Stuart Hogg, l’esordiente prodigio Cameron Redpath, il tryscorer Duhan van der Merwe e la pura gestione del gioco di Finn Russell e Ali Price è stata davvero meravigliosa da vedere. Stavano costantemente pungolando e colpendo la difesa inglese, nota per essere sempre rimasta solida di fronte agli attacchi avversari, riuscendo a sfondare in più occasioni. Per la sua meta, van der Merwe ha sfondato due placcaggi e si è rifiutato di essere abbattuto da TRE giocatori dell’Inghilterra per superare la linea di meta. Gli uomini di terza linea Hamish Watson, Jamie Ritchie e Matt Fagerson sono stati superbi nel breakdown, vincendo diverse punizioni e causando palle perse agli inglesi, senza sbagliare nemmeno un placcaggio. Dire che la Scozia è brillante sarebbe un eufemismo; hanno dominato la mischia, hanno dominato il calcio da fermo e avevano l’Inghilterra in tasca quasi dall’inizio. Un inizio eccezionale per il loro Sei Nazioni, e spero che mantengano lo slancio in tutte le prossime partite.

L’Inghilterra, d’altra parte, ha molto su cui lavorare. Il loro normale dominio nella rimessa laterale sembra essersene andato, erano in preda al panico con la palla in mano, avanti che pascolavano senza meta e assenti in mischia. Anche se a volte l’arbitro Andrew Price è stato un po’ duro, non è mai stato ingiusto né impreciso; è giusto dire che ha arbitrato un’ottima partita. Questa sconfitta, la prima sconfitta contro la Scozia in terra inglese in 38 anni, dovrebbe gravare sulle spalle dei 23 uomini che hanno indossato la Rosa. Sebbene siano stati sonoramente sconfitti, hanno fatto troppi errori per accettare di essere stati semplicemente superati. 35% di possesso palla, 27 placcaggi sbagliati e nessun break pulito, tutti aspetti che non siamo abituati a vedere attribuiti all’Inghilterra. Forse questo fa tutto parte del piano di Jones: le peggiori prestazioni dell’Inghilterra con Jones sono state nella stagione 2015/16, come parte della preparazione per l’Inghilterra che diventa seconda alla Coppa del Mondo. Ma ciò non scusa incidenti come May che lascia cadere una palla senza pressione, Youngs che lancia un passaggio alla folla inesistente, Robson che tenta un calcio nel traffico, Farrell che calcia un grubber direttamente nelle mani di Hogg e un implacabile desiderio di calciare continuamente via il possesso. Se è il piano di Jones, spero che funzioni eccezionalmente bene o che lo cambi molto, molto presto.


 

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