Vedo Rosso

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di Scott Ingleton

Nella calda notte della capitale giapponese gli uomini della squadra inglese hanno vinto una partita eccezionalmente importante, lasciando però alcuni dubbi. Questo dovrebbe essere un campanello d’allarme per i fan inglesi, che devono ancora affrontare una formazione Tier 1 in ottima forma (l’ultimo match del genere è stato contro la Scozia nel Sei Nazioni, e tutti ricordiamo com’è andata a finire). Tuttavia, la squadra della Rosa Rossa è la prima in questo torneo a conquistare un posto nei quarti di finale, un netto miglioramento rispetto a quattro anni fa.

Al 18° minuto Tomas Lavanini si è schiantato contro Owen Farrell, facendo cozzare la sua spalla direttamente con la testa del centro inglese. Secondo le regole di World Rugby si tratta di un chiaro cartellino rosso, giustamente dato dall’arbitro Nigel Owens (dopo aver consultato il TMO). Ciò non può che portare a due chiare conclusioni. In primo luogo il cartellino ha drasticamente modificato la direzione della partita. Malgrado l’Inghilterra avesse preso il vantaggio grazie a una meta di May ben orchestrata dai trequarti in seguito a una buona maul, non sembrava avere il pieno controllo. Certo, è raro che una squadra sia chiaramente in controllo nella prima metà di una partita tra due nazioni di questo livello e mantenga quella compostezza durante la partita (l’esempio più recente è forse la Nuova Zelanda contro il Sudafrica, che affrontava un contest tutt’altro che facile). La partita era quindi ancora in bilico quando il cartellino rosso di Lavanini ha cambiato gli equilibri in favore dell’Inghilterra.

Giocare a rugby con quattordici uomini è difficile. Giocarlo con quattordici uomini per oltre 60 minuti è davvero difficile. Giocarlo con quattordici uomini e solo sette avanti per oltre 60 minuti è chiedere troppo. In ogni mischia da quel momento in poi il pack argentino è stato ampiamente sottomesso dagli inglesi, il che ha posto loro un dilemma. Avrebbero potuto non lottare al cento per cento in ogni mischia chiusa, conservando le energie ma regalando terreno agli inglesi e rischiando dei calci contro, oppure resistere in mischia e lavorare molto più duramente a livello individuale. Naturalmente si sono divisi tra le due scelte, a un certo punto hanno trovato un esultante Agustin Creevy che ha vinto una penalty da mischia al 63° minuto (solo per veder poi Boffelli calciare oltre la zona morta e perdere l’occasione). La pura euforia sul volto del tallonatore per questa piccola, insignificante vittoria al momento della mischia mostra quanto il loro morale fosse calato nei 40 minuti successivi all’uscita di Lavanini, e il calcio di Boffelli, che ha buttato via una rara opportunità di attacco, ha davvero riassunto la notte argentina. Errori individuali accumulati hanno fatto cadere una squadra che aveva fatto le semifinali nelle precedenti due coppe del mondo, il che significa che l’Argentina deve ora sperare che la Francia non riesca a sconfiggere gli inferiori tongani domenica, prima di esser annientati dall’Inghilterra il fine settimana prossimo.

Lavanini si becca il rosso per high tackle. Errore imperdonabile. Immagine RaiDue.

Sappiamo cosa può fare l’Argentina. Hanno gareggiato ad armi pari con l’Australia, la Nuova Zelanda, la Francia e il Sudafrica in partite molto serrate (anche se sono stati incapaci di vincere), terminate con un divario di punti medio di poco inferiore a una meta. Sono veloci, abili e possono segnare da schemi ben rodati. Guardate la notevole fattura della loro meta: qualche ottimo passaggio dopo una touche ben impostata e Moroni corre solo a segnare sotto i pali. Questo porta al secondo punto però: dopo quel punteggio, a 10 minuti dalla fine, l’Inghilterra ha segnato altre due volte. Si potrebbe dire che abbiano segnato per rabbia, o per la vergogna di aver concesso punti a una squadra che non era mai riuscita veramente a minacciare la loro linea di meta. Il loro gioco si è acuito quasi istantaneamente e, attraverso l’ingresso di Jack Nowell, l’Inghilterra è tornata a 22 punti di vantaggio.

Molti hanno commentato la performance dell’Inghilterra dichiarandola noiosa o poco convincente, addirittura povera. Malgrado questi siano certamente argomenti che possono essere portati avanti, è indubbio che l’Inghilterra avesse il controllo del match dal sesto minuto fino all’80’ (a parte il momento della meta di Moroni).

L’Inghilterra ha effettuato un terzo di placcaggi in meno rispetto all’Argentina (88 a 124), hanno mantenuto quasi il 60% del possesso e hanno corso il doppio dei metri (433 a 226). Inoltre hanno segnato sei mete. Niente di tutto ciò è sorprendente data l’uscita anticipata a causa del rosso, ma non confuta il fatto che l’Inghilterra sia stata dominante per quasi l’intera partita. Mentre alcune grandi squadre, come gli All Blacks, possono essere spietate in scenari come questo, incamerando più punti possibili (vedere le partite di Tonga o Canada per avere un esempio), l’Inghilterra ha agito diversamente. Hanno giocato una partita esteticamente noiosa, aspettandosi che l’Argentina non avesse il potere di metterli in difficoltà, segnando abbastanza punti per guadagnare il punto di bonus e assicurarsi il primo posto nella loro pool e quindi conservare quanta più energia possibile. Moltiplicare le fasi di possesso mantenendo l’ovale è una cosa che non vedevo fare all’Inghilterra da molto tempo, figuriamoci raggiungere le venti fasi e poi fare una meta. È simile alla forma d’attacco irlandese, anche se il modello inglese sembrava un po’ più fisicamente privo di scopo, più orientato a consumare i minuti dell’orologio che allo smuovere il tabellone del punteggio. Dopo che Ford ha segnato il punto di bonus, l’Inghilterra è stata abbastanza felice di allentare la pressione e conservare le energie, minimizzando il rischio di infortuni in preparazione all’incontro con la Francia (anche se Billy Vunipola e Joe Marler sono usciti acciaccati). L’indirizzo del gioco al risparmio energetico è stato chiaro e si è evidenziato ancora di più una volta che l’Argentina ha segnato: l’Inghilterra ha risposto immediatamente con due mete ben strutturate, come a dire “tranquilli, siamo in controllo”.

La vera preoccupazione è che l’Inghilterra non ha affrontato una nazione di Tier 1 al meglio, come la Scozia a marzo.

L’Irlanda e il Galles nei warm up erano in qualche modo sperimentali, gli irlandesi non erano in piena forma e i gallesi prima han perso e poi han vinto nei due fine settimana consecutivi di test match. Ogni altra partita è stata contro un’avversaria Tier 2 o – come abbiamo visto oggi – Tier 1 ma non al massimo delle proprie capacità. Forse l’Argentina avrebbe potuto vincere con quindici uomini in campo. Forse invece sarebbe stata l’Inghilterra a vincere ancora più nettamente. Il punto, tuttavia, è che non lo sapremo mai: quello che è successo è che l’Inghilterra ha affrontato un’Argentina gravemente indebolita, gliele ha prontamente suonate e ha iniziato a pensare alla partita della Francia già dall’intervallo. Ora possiamo solo aspettare e chiederci quale squadra francese si presenterà a Yokohama sabato 12 ottobre.


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