
Una tappa che altro non è se non l’anticipazione dell’arrivo finale. Viaggiamo per andare in Giappone per vedere le 20 migliori nazionali ovali affrontarsi in una bagarre atta a incoronare la regina del rugby mondiale per i prossimi quattro anni. Viaggiamo per il Giappone e, quest’oggi, ci soffermiamo proprio sui padroni di casa. Sulla strada per il Giappone infatti oggi facciamo tappa in
Ok, è chiaro a tutti di chi stiamo parlando? Stiamo parlando di una squadra che ha fatto trasmutare il proprio soprannome da fiori di ciliegio (i sakura o cherry blossoms) in fiori coraggiosi. Brave blossoms. Sì, perché presentarsi nel 2015 in Inghilterra e alla prima partita della propria pool mondiale rifilare una sconfitta agli Springboks non è da tutti. E poi continuare vincendo tre partite su quattro nel girone. E spergiurare contro tutto e tutti per essersi ritrovati incredibilmente fuori dai quarti per differenza punti, ai danni degli stessi sudafricani e degli scozzesi. I giapponesi hanno dimostrato di essere il popolo che tutti i libri di storia decantano: legato alla tradizione ma con uno sguardo al futuro. La disciplina di secolari addestramenti incanalata per lo sport ovale nel quale si vuole eccellere. E non è un caso la loro presenza stabile nella lotta per la decima posizione del ranking .
La Rugby World Cup casalinga è un’occasione talmente grande, che arriva dopo le tantissime aspettative instillate nei cuori dei propri tifosi, che puntare ai quarti di finale è un’alternativa reale e tutt’altro che remota. Ce la possono veramente fare. Gli scogli nella pool si chiamano Irlanda e Scozia. Se la prima pare essere ancora irraggiungibile, la seconda potrebbe essere la vittima sacrificale da immolare agli dèi ovali. Samoa e Russia si possono sconfiggere. Si devono sconfiggere. E la salita nell’Olimpo del rugby mondiale sarebbe presto cosa fatta. Anche perché c’è chi parla già di un format tra nazionali dell’emisfero australe che allargherebbe ai giapponesi, insieme ai fijiani e, perché no, gli USA, il Rugby Championship. E un mondiale da veri protagonisti potrebbe essere quel biglietto da visita necessario a una chiamata tanto prestigiosa.

Fantascienza? Intanto il mercato interno della Japan Top League si muove. E si muove bene, immagazzinando uno dopo l’altro nomi su nomi di stelle giovani e meno giovani in arrivo dal Super Rugby. Ultimo interessato al passaggio nella terra del Sol Levante un certo Beauden Barrett. E questo proprio quando sembrava che le speranze di una visibilità internazionale stessero drasticamente decadendo in seguito alla dipartita dei Sunwolves dalla main competition dei mari del Sud. E invece… invece la visibilità c’è. La volontà dei top players del mondo ovale di passare, anche solo per qualche mese, dal campionato nipponico c’è. Il tutto con una concreta possibilità di ricaduta di visibilità e miglioramento del gioco delle varie realtà interne. Certo, non è tutto rose e fiori, tant’è che alcuni grandi allenatori in Giappone ci tengono a sottolineare l’importanza di ripartire dalle strutture locali e dalla diffusione del rugby di base, vedi Jack White e Scott Pierce. Ma con ogni probabilità se dall’oggi al domani, magari all’indomani di una coppa del mondo casalinga, che già di per sé aumenta la visibilità del proprio sport, gente come Retallick, Pocock, Read, Crotty e Kerevi decidessero di andare a giocare a Calvisano, Rovigo, San Donà e compagnia bella… beh, ci sputereste sopra? Non andreste anche voi a veder giocare questi fenomeni dei nostri tempi? Non sareste convinti che i nostri ragazzi che si allenano con loro, li placcano, ingaggiano, seguono, ascoltano ne trarrebbero giovamento? E l’apporto economico di tali giocatori sulle società? Sull’intero movimento federale? Ovvio, quello non basta, bisogna pianificare politiche ad ampio respiro e lungo termine. Ma il Giappone siamo sicuri ce la possa fare. Hanno dimostrato di saper guardare al passato per migliorare il proprio futuro.
La coppa del mondo in casa propria si trasforma nella più grande possibilità di sempre per il movimento ovale giapponese. E proprio in questa occasione così importante, così imperdibile, le ombre sulle condizioni fisiche del proprio capitano, Michael Leitch, si allungano. Coach Jamie Joseph ha detto che aspetterà fino all’ultimo istante, che farà di tutto per averlo con sé e i suoi uomini. Il capitano dei Brave Blossoms riuscirà a recuperare dall’infortunio che lo tiene lontano dal campo da tutta la stagione?
