ROAD TO JAPAN: FIJI

Nel Brasile dei calciofili la chiamano ginga. Un’arte. Un modo di stare in campo che diviene spettacolo, tradizione, gloria. Un divertimento puro che spezza le catene e i vincoli per tornare a un amore primordiale. Amore per lo sport, per la libertà, per la bellezza. Ma se gli amanti della palla tonda hanno la ginga… noi cosa abbiamo? Beh… noi abbiamo le

Fiji

Il viaggio per il Giappone ci porta sull’ultimo degli arcipelaghi pacifici, dopo Samoa e Tonga è la volta della più forte delle tre. I Fijiani sono una garanzia di spettacolo: ogni partita è la sagra dell’offload, della carica di potenza, della destrezza di mano e di cervello. Il rugby scorre nel sangue dei pacifici e lo dimostra il fatto che quasi il 10% della popolazione isolana sia tesserato e giochi ufficialmente con la palla ovale. Gli atleti fijiani sono rinomati per destrezza e velocità d’esecuzione, tanto da essersi meritati l’appellativo di Flying Fijians. Sì, perché con le loro gambe che assomigliano a pistoni di una supercar volano per il campo. Volano fino in meta.

A patirne le conseguenze negli anni sono state molte delle big del mondo ovale, l’Italia stessa è caduta ben sei volte su dodici incontri contro di loro. Dunque per i danzatori della Cibi l’aspettativa per la Rugby World Cup 2019 è ovviamente molto alta, dopo la mancata qualificazione diretta rimediata nella scorsa edizione, quando si ritrovarono nel girone di ferro con Australia, Inghilterra e Galles. L’obiettivo è palese: riconfermarsi tra l’élite mondiale e aspirare a un passaggio ai quarti di finale, che mancano dall’impresa del 2007, quando nella pool furono capaci di sconfiggere il Galles in una roboante partita. Purtroppo le speranze fijiane devono scontrarsi con un dato di fatto: la pool D è tutt’altro che una passeggiata. Oltre all’Uruguay, oggettivamente un gradino sotto, i Georgiani sono duri da battere e i Wallabies ancor di più. Ultimo slot del girone? Il Galles del Grande Slam. Malgrado ciò siamo convinti che i ragazzi del ct John McKee non abbiano nessuna intenzione di sedersi e guardare gli altri giocare.

E la fortuna di una rosa ampia, salva da infortuni e da altre beghe internazionali, quali quelle relative al mancato nulla osta di alcuni giocatori, cosa che ha colpito le altre isolane, sembra avvallare le speranze dei tifosi fijiani. Il primo giro di convocazioni di McKee per la Pacific Nations Cup è molto interessante e sembra garantire una profondità nei ruoli fondamentale anche per la competizione nipponica. Ma se i giocatori stanno bene e sembrano agguerriti sull’altra faccia della medaglia, quella economica, come spesso accade per le union pacifiche, la situazione non è rosea: l’esclusione avvenuta lo scorso mese del preparatore della difesa fijiana, Peter Ryan, per superamento del budget in preparazione alla RWC è quantomeno un pressante campanello d’allarme. Che squilla. E rimbomba.

La qualità è indubbia. La classe anche. Ma il Dio Denaro sembra volersi mettere di mezzo. Fin dove possono arrivare i Fijiani Volanti?


P.S.

L’idea del parallelo delle isole Fiji ovali con il Brasile del calcio non è una novità nostra. Guardate cosa diceva Gregor Townsend qualche mese fa…

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