Road to Japan: Samoa

Proseguiamo il nostro lungo percorso che ci condurrà fino in Giappone a settembre per il calcio d’inizio della Rugby World Cup 2019, con la seconda della formazioni che parteciperanno all’evento. Seconda in ordine di presentazione ma penultima a staccare il biglietto d’accesso:

Samoa

Samoa è ormai stabilmente la terza forza del Pacifico, dietro Fiji e Tonga. La storia della passione ovale degli isolani comincia con la predicazione dei Fratelli Maristi nei primi decenni del secolo scorso e giunge al suo apice con l’affiliazione a IRB poco dopo il primo storico mondiale del 1987, al quale i Manu Samoa non vennero invitati, e la qualificazione ai mondiali del 1991. Proprio quei mondiali, insieme all’edizione successiva sudafricana e a quella del ’99, saranno il momento memorabile del rugby samoano, con la formazione isolana capace sempre di proseguire nella lotta fino ai quarti di finale. Proprio quelli che noi Azzurri non abbiamo mai raggiunto. I grandi anni Novanta trovarono seguito anche nel nuovo millennio: la pericolosità dei guerrieri della Siva Tau li ha portati a numerose vittorie contro nazionali Tier 1. Australia, Scozia, Argentina, Galles, Italia sono finite tutte almeno una volta nella morsa dei placcaggi samoani.

Purtroppo però, come si diceva, ormai Samoa sembra essersi stabilmente installata sul gradino basso del podio delle nazionali isolane. L’ultima vittoria di lustro risale a cinque anni fa contro l’Italia e la Pacific Nations Cup delle ultime due stagioni ha sempre registrato le Samoa come fanalino di coda della competizione, addirittura dietro l’invitata Georgia nel 2018. Proprio queste delusioni cocenti hanno portato la formazione di Steve Jackson allo spareggio per il pass mondiale contro la Germania, ripescata in seguito alla baraonda che ha investito lo scorso anno Rugby Europe. Per i Manu sono state due passeggiate sul campo, ma veder gli uomini dalla casacca blu sudare così tanto e per così tanto tempo, prima di aver la soddisfazione mondiali in tasca fa riflettere. Una squadra come Samoa, che è nell’immaginario collettivo ovale una formazione dura e tosta, la si posizionerebbe a lottare e dar fastidio alle grandi e invece gli ultimi risultati lasciano certamente interdetti: cinque vittorie nei test match dalla scorsa World Cup, di cui le ultime contro i tedeschi e gli spagnoli.

È necessario sicuramente un cambio di rotta. Per tornare tra le pretendenti ai posti d’onore del rugby mondiale. E non si può aspettare ancora molto. Il mondiale è alle porte e la pool A potrebbe essere quell’occasione che i Manu aspettavano. Irlanda, Scozia, Russia e Giappone. Nulla è già definito e, se la Russia potrebbe facilmente soccombere, ci si aspetta che Samoa voglia dare filo da torcere a tutte le altre. O almeno lo si spera. Il bivio mondiale potrebbe obbligare la già travagliata federazione samoana a fermarsi e rifondarsi per superare i gravi problemi, anche economici, che la stanno affliggendo, oppure dare una scossa di vitalità e delle nuove prospettive future.

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