Forse una della tappe più difficili nel cammino di avvicinamento alla Rugby World Cup giapponese. Almeno per noi italiani, a causa di tutti i mal di pancia provocati dalle chiacchiere su questa nazionale. Allora proprio oggi, martedì 11 giugno, quando mancano 100 giorni al fischio d’inizio, decidiamo di far scalo a Tbilisi,

I Lelos son degli avversari ostici. Per tutti. Sono fisici, sono motivati, sono rognosi. Ovviamente il loro livello tecnico rimane ancora un gradino sotto rispetto alle Tier 1, che non hanno mai avuto l’onore di battere. Ma il loro continuo battagliare si è reso testimone, negli ultimi anni, di partite gagliarde e imprese sfiorate. Ancor più della partita dello scorso novembre contro gli Azzurri, finita come sappiamo con la messa a tacere dei gufi partner del Sei Nazioni, è stato il test match contro il Galles nel 2017, perso dopo un incontro combattutissimo, a far impensierire seriamente i grandi del mondo ovale.
Già, perché i georgiani si stanno ritagliando il loro posto. E ritaglia di qua, ritaglia di là, alla fine un posto tra le grandi lo vorrebbero anche loro. E in un’economia di Tier che non sono chiari a nessuno nel panorama ovale mondiale (quali sono le Tier 2? e le Tier 3? quali sono le differenze?) la Georgia sa già di essere la più forte tra le europee di seconda fascia, più forte delle nordamericane battute a ripetizione negli ultimi anni e, quasi di sicuro, più forte delle tre isolane pacifiche, sconfitte una dopo l’altra nei test match delle stagioni passate. E in quest’economia strampalata, nella quale se entra una nuova grande ne deve uscire un’altra, a farne le spese dovrebbe essere la più piccola delle big, ossia noi. Che però ci siam rifiutati di perdere nell’incontro che doveva segnare da lasciapassare per i Lelos.
Ma allora, da questa fortissima squadra di serie B, cos’è lecito aspettarsi ai mondiali? In una pool con l’Australia, mai affrontata, il Galles del Grande Slam, le Fiji e l’Uruguay alla portata delle speranze del ct Milton Haig, la Georgia può ambire a scrivere la storia del proprio mondo ovale? Bisseranno il già incredibile terzo posto del 2015 o faranno lo sgambetto a due delle nazionali più grandi e ricche di storia dello sport nato nel paesino di Rugby?

Torniamo su un punto fondamentale: sono delle belve assetate di sangue. Non hanno nulla da perdere. E tutto da vincere. E combattono come dei forsennati, potendo fregiarsi di una signora mischia. Non sarà mica un caso che gli inglesi li invitano per gli allenamenti con costanza negli ultimi anni. E poi si arrabbiano perché gli altri, quelli di serie B, non si fanno mettere i piedi in testa. E non è nemmeno un caso che nel warm-up estivo, dopo le prime due facili uscite con la Russia, la Georgia se la vedrà con la Scozia in un doppio incontro tutto da seguire. E se la macchia di non aver mai sconfitto una Tier 1 venisse cancellata prima del mondiale?
Fin dove oserà questa Georgia? Riuscirà a fare quella rivoluzione ovale della quale sembra farsi portavoce ormai da anni?
