Tommaso Castello un ingegnoso liberale


Quando ho cominciato a raccontare i protagonisti del movimento ovale italiano ho iniziato da allenatori e capitani del Top12 per poi allargarmi anche a tutti gli altri protagonisti. Così questa volta sono tornata alle origini con un ragazzo, genovese, classe 1991, tre quarti centro e capitano delle Zebre, signore e signori, ragazze e ragazzi io ed il mio condominio mentale, mezzo morto dopo la ripresa dell’attività fisica, oggi andiamo ad interrompere la tranquilla routine di Tommaso Castello.

Ciao Tommaso, grazie per la disponibilità. Come stai? Come sta andando la ripresa?

Ciao, bene grazie. Finalmente si vede la luce in fondo al tunnel.

Sei a Genova o sei tornato a Parma? Iniziamo a farci i fatti tuoi con la delicatezza di un mammaut in una vetreria.

No, no, sono tornato a Parma.

Parlando di allenamento, che tu sia in forma lo vedo dagli allenamenti massacranti che fai, io mi stanco solo a leggere il programma di quei challenge che fate – e spesso non riesco neanche a capire quello che si deve fare, ma non è importante – bravo, bravissimo.

Ride. No in realtà quello è più un gioco che il vero allenamento – pure! La mia autostima si chiude in cantina depressa – io ho la fortuna di abitare vicino a Silvano Garbin [preparatore atletico ex Zebre Ndr], quindi posso fare una preparazione abbastanza completa e mirata alle mie necessità.

Sì, decisamente completa. Ho visto.

Mi sono concentrato molto sulla mia ripresa perché mi sono posto l’obiettivo di ricominciare la stagione al meglio e questa interruzione obbligata sotto questo punto di vista è stata provvidenziale.

Credit Cristina Marconcini

Tu preferisci allenarti la mattina o durante il giorno?

La mattina decisamente, sono più fresco e poi così ho tutta la giornata per fare le altre cose.

Ecco a proposito di questo, cosa stai facendo in questa quarantena oltre alla preparazione fisica? Inquiline però con delicatezza cerchiamo di non traumatizzare il nostro ospite.

Sto studiando, avendo più tempo posso mettermi in pari con le lezioni e preparare gli esami per settembre. Ho recuperato ed ho seguito, più che altro ho capito quello che mi può servire per gli esami.

Facoltà di ingegneria?

Sì, ingegneria meccanica.

È vero che volevi fare il pompiere?

Sì, finita la scuola, non avevo tanta voglia di continuare a studiare e non sapendo ancora bene come sarebbe andata la mia carriera nel rugby mi sono andato ad informare presso la caserma a Genova. Però, complice il fatto che i concorsi sono molto dilazionati nel tempo, e, per l’appunto ce n’era già stato uno da poco, non ho presentato domanda, altrimenti lo avrei fatto.

Pompiere rugbista, lo sai vero che incarni il sogno erotico di tutta Italia? Non è possibile l’ho detto davvero. Lo sapevo che a forza di avere tutta sta gente agitata in testa alla fine qualcosa del genere doveva succedere.

Fortuna che ride. Grazie Tommy.

Tommy casalingo com’è?

Mi piace vivere in un ambiente ordinato e pulito, vivendo da solo voglio l’ordine – ecco allora puoi passare un attimo da casa mia che oltre al lockdown ha subito pure un cambio di stagione? Inquiline vi smaterializzo se provate ad intervenire ancora. A cuccia – sono molto esigente e severo con me stesso.

Esigente e severo, ma nel rugby come sei?

Non voglio rimpianti, sono anche ambizioso, per questo quando mi prefiggo un obiettivo mi impegno e ci provo e sono sicuro che alla fine accadrà. Cerco di mettermi sempre alla prova.

Sì, ma devi essere anche capace di riconoscere i tuoi meriti

È vero, però sai uno sportivo, un rugbista, deve approfittare di quest’opportunità per creare anche qualcosa che duri dopo la carriera da atleta. Il nostro è un movimento povero e neanche troppo grande da poter dare a tutti la possibilità di continuare a vivere di sport. Voglio vedermi soddisfatto e lavoro in questa direzione.

Hai ragione a spostare sempre l’asticella ma devi saperti dire bravo. Perché se chiedi ad un pesce rosso di salire su un albero il problema non è del pesce che non ci riesce.

Ma è tuo che glielo hai chiesto. Conclude lui.

Complimenti capitano. Mi dici cosa ti sta mancando di più in questo periodo e cosa farai il 18 quando ricomincerete?

Giocare mi manca tantissimo, sto fremendo, ho proprio voglia, poi con l’infortunio ho passato anche momenti down. Ma essendo fermo da un anno ed avendo fatto un percorso riabilitativo in solitaria, posso dirti che quello che mi manca è la quotidianità del campo e la condivisione degli spazi con i miei compagni come lo spogliatoio.

Credit Delfrate

Non c’è niente da fare siamo anime sociali, non viviamo bene senza il nostro branco qualunque esso sia e questo isolamento forzato ce lo sta facendo capire.

Voglio vivere il momento adesso, sai in fondo noi abbiamo un lasso di tempo limitato, un po’ per il cambio generazionale, un po’ per la tipologia dello sport che pratichiamo che non ti permette di essere al top per tanto tempo. Poi è anche giusto godersi quello che si ha nel momento presente.

Godere di quello che di bello ci accade non è privilegio per tutti. Ok basta con le citazioni. Al capitano chiedo come si vive il momento del distacco da un compagno di squadra che decide di cambiare?

Ma sai io sono un liberale e credo che ciascuno sia libero di fare le scelte che ritiene migliori per se stesso, se una persona fa una scelta che la rende felice senza offendere né intaccare la libertà altrui, mi va più che bene – beato te io mi affeziono alle persone e di conseguenza vivo certi distacchi come traumi assoluti con conseguenti drammi e momenti di disperazione totale – vabbè anch’io sono colpito, ma se uno è amico resta amico anche se non giochiamo più insieme. Anzi a volte il trasferimento è un’ottima occasione per fare un viaggio e andare in un posto nuovo.

Hai ragione! Non avevo pensato ai distacchi in quest’ottica, ti adoro Tommy, non sei solo il mio motivatore preferito, ma anche un ottimo cambio di prospettiva. Continuando a farmi i fatti tuoi, hai ripreso qualche hobby in questi giorni che avevi più tempo?
Ho preso lezioni di chitarra – nuova, siete tutti musicisti alle Zebre io l’ho detto in tempi non sospetti che si potrebbe mettere su un complessino – no aspetta io strimpello, non sono bravo come Tommy Boni o Edo Padovani.

Va bene lo stesso, ci sei te, Tommy Boni appunto, Paolo Buonfiglio, anche Antonio Rizzi suona – e pure James Elliott – dai fatelo gli Scat-Cat e la sua gang? Ecco dopo Grisù, sono arrivati gli Aristogatti, inquiline ora vi muro vive, giuro. Oltre a suonare che stai facendo?

Studio tedesco.

Scusa Tommy, ma perché proprio tedesco?

Perché in ambito ingegneristico la Germania è avanti a tutti ed anche se la lingua ufficiale resta l’inglese, è sempre utile il tedesco.

E qui è partita una digressione linguistica che ha visto coinvolta l’inquilina poliglotta, fortuna ce n’è solo una, che è finita con un “Allora la prossima volta che ci vediamo parliamo tedesco.”

Io ti voglio bene Tommy ma già ho le mie difficoltà a pronunciare la c figurati con tutte quelle cappa, mi sento male solo a pensarci. So che sei un lettore mi dici che genere ti piace?

Romanzo storico.

E di musica cosa preferisci?

Ultimamente sto ascoltando i Whiskey Myers – non conosco – ma tendenzialmente il rock.

L’ho già detto che ti adoro, vero? Chiudo con la domanda finale, mi dici chi è il giocatore più pirata che tu abbia conosciuto?

Facile, Gigi Ferraro.

Credit Villarà

Hai ragione, troppo facile. Grazie Tommy per la disponibilità, per Grisù e la pazienza, sono riuscita a farti l’intervista nonostante il livello di ansia nel mio condominio mentale fosse ai massimi storici.

 “Il rock non eliminerà i tuoi problemi, ma ti permetterà di ballarci sopra.” (Pete Towsend)

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