Andrea Lovotti il pilota della prima linea


L’ultima volta che ho sentito Danilo Fischetti gli ho chiesto se avesse un giocatore a cui facesse riferimento, che lo ispirasse. Caso ha voluto che il suo riferimento fosse anche un giocatore che mi ero ripromessa di intervistare già da tempo e che per vari motivi avevo rimandato. Però dopo questo pick and go servitomi da un pilone ho un validissimo motivo per interrompere la tranquillità del nostro pilone nazionale. Classe 1989, piacentino di nascita, arrivato in casa Zebre da Calvisano, signore e signori salutiamo Andrea Lovotti.

Ciao Andrea, grazie per la disponibilità, come stai? Come procede questa quarantena?

Ciao grazie a te, bene dai tutto a posto.

Riesci ad allenarti?

Sì, a casa avevo alcuni attrezzi poi ho un cortile dove corro tipo criceto.

E qui io e tutto il condominio mentale abbiamo iniziato a ridere perché l’esempio rende molto bene l’idea. Ohiohi ora mi ripiglio dicevamo, hai un programma da seguire?

Avevamo dei programmi da seguire in base anche alle singole possibilità, io per esempio sono in appartamento.

Credit Zebre

E tu preferisci gli allenamenti al mattino?

Decisamente, così poi ho il resto del giorno a mia disposizione.

Beata gioventù, io la mattina ho l’aplomb di uno zombie stanco che mi serve giusto per la colazione. Quindi in queste giornate cosa hai potuto fare che normalmente non riesci a fare per mancanza di tempo?
Ho preso l’abitudine di leggermi il giornale con tutto il tempo necessario, senza fretta e poi ho cercato di restare attivo in generale e mi sono dedicato alla cucina.

Era tanto che la cucina non tornava protagonista nella nostra CH. Tu hai iniziato a giocare che avevi 11/12 anni, cosa hai fatto grazie a rugby?

Ho avuto la possibilità di girare il mondo andando in posti che normalmente non prenderesti in considerazione. Tipo Singapore le isole Fiji, con realtà e culture differenti. Quei viaggi che difficilmente prendi in considerazione in condizioni di lavoro cosiddetto normale.

Credit Zebre

Ed a proposito di lavoro normale, cosa avresti fatto se tu non avessi intrapreso la carriera sportiva?

Quasi sicuramente l’idraulico con mio padre, oppure un lavoro artigianale in genere. Io trovo sempre qualcosa da fare a casa, sai quei piccoli lavoretti di ordinaria manutenzione. Un po’ perché mi piace, un po’ perché mi rilasso, anche se riconosco che alla fine fare l’artigiano non è poi così rilassante.

Segnarsi che una delle caratteristiche dei rugbisti, almeno per come li ho conosciuti, è l’attitudine all’artigianato. No condomine Andrea non può venire a casa ad aggiustare la maniglia della finestra. Buone voi. A parte i lavori manuali, cos’altro ti aiuta a rilassarti?

A me piace stare in compagnia, quando posso. Trascorrere il tempo con i miei amici.

E ritorniamo alla socialità, guarda se vuoi un po’ di compagnia ti presto le mie inquiline mentali, ne fanno pure troppa ma non ti annoi. Però non divaghiamo. Tu riesci a staccare quando sei in vacanza?

Allora a me piace fare sempre qualcosa, tipo andare in bicicletta, farsi dei bei giri. Inoltre se stessi fermo, alla ripresa dell’attività ci sarebbe la morte civile [questo l’ho detto io].

Tu lo faresti l’incontro con Mike Tyson?

Ma nemmeno per scherzo. Saggio ragazzo.

Però visto che con questo evento si è sdoganato l’interdisciplinarità (si dice così?), sai ganzo se mettessimo Zaytzev seconda linea. Oppure lo mettessimo a ricevere le touche?
Ride. Sì più che altro a riprenderlo dalla touche tanto lui è uno che salta poco. Abbiamo riso entrambi qui all’idea di Maxime impegnato nella ripresa al volo dello Zar. Scusa Max.

Credit Zebre Rugby

A proposito di varie discipline com’è stato andare a Maranello?

Guarda io sono un appassionato di Formula Uno e Ferrari e per me è stato meraviglioso. Siamo arrivati quando c’era la squadra di F1 clienti che sono i privati che comprano le auto che hanno corso. E sentire quel suono del motore è stato bellissimo.

Ti capisco perfettamente, anche a me piacciono i motori ma quelli delle moto e quando vado a vedere le gare sento quel rombo addosso per tutta la giornata. Hai un pilota preferito?

Io sono molto Ferrarista sicché sono più per la scuderia che per il pilota, anche se attualmente è innegabile che Leclerc sia uno tra i più forti. Così come lo è stato Schumacher. Ma oggi il pilota non fa tutta la differenza che faceva prima, adesso se hai la macchina più forte vinci, guarda la Mercedes.

No non la guardo perché in ambito motori mi sale la competizione e non riesco ad essere troppo sportiva, specialmente con Hamilton che è bravissimo ma mi sta un po’ antipatico. È uscita la curva di ultras scusate le ricaccio dentro. Anche la Formula Uno come il rugby è un gioco di squadra?

Più o meno con la squadra sei agevolato perché hai la gestione collettiva dei momenti critici. Il pilota è solo in macchina.

A proposito di criticità, avendo iniziato in un’età particolare in cui passi dall’essere bambino a ragazzo, ti ha aiutato il rugby caratterialmente?

Sì, il rugby, ma lo sport in generale aiuta caratterialmente. Molto dipende anche dall’età in cui inizi a praticarlo. Quando sei giovane vuoi arrivare dove sono i più esperti e quando sei più grande ed hai accumulato esperienza, devi migliorarti perché arrivano i giovani che oltretutto ti prendono anche da esempio (vedi il nostro Danilo alias Fischio) quindi doppio impegno.

Credit Zebre

Generazioni di sportivi a confronto. È bello e stimolante come argomento.

Ma sai quello che hanno insegnato a me è sicuramente diverso da quello che insegnano a questi ragazzi, quindi hai sempre qualcosa da imparare e non puoi sederti. Anzi hai tanti stimoli.

Sì poi hai anche tanti rompiscatole pronti a puntare il dito, perché noi siamo un adorabile popolo di santi, navigatori e allenatori da divano (ultimamente anche virologhi, statisti ed esperti di rapimenti. Inquiline qui ci cacciano tutte se continuate così. Buone in questo caso avete ragione ma state mute).

Molto dipende da chi critica, se è una critica costruttiva è sempre ben accetta. Per il resto non presto molta attenzione.

Sono d’accordo con te. Però siccome stiamo passando dall’intervista al rapimento ed in Italia è un argomento controverso ti lascio con la domanda finale, qual è il giocatore più pirata che tu abbia incontrato?

Facile – se anche te mi dici Gigi Ferraro saluto Maria e me ne vado – Paul Griffen, lui su un galeone dei Pirati ci starebbe benissimo.

Andrea Lovotti e Paul Griffen a Calvisano. Credit Ferraro

Effettivamente hai ragione ha anche il fisic du role. Grazie Andrea per la disponibilità e la bella chiacchierata, fatta peraltro nell’anniversario della morte di Villeneuve a proposito di Ferrari.

“Voglio che gli italiani giochino a rugby come guidano: senza paura, aggressivi e assolutamente imprevedibili.” (John Kirwan)

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