MICHELE LAMARO IL TUTTOFARE DEL RUGBY


Visto che abbiamo deciso di aprire la nostra Club House virtuale, posso continuare le mie incursioni domiciliari per chiacchierare un po’ con tutti. Oggi, per esempio, è la volta di un giovane protagonista del Pro14 rientrato in campo dopo un lungo infortunio dal quale è uscito alla grande. Classe 1998, romano, terza linea proveniente dal Petrarca Padova, rullo di tamburi, signore e signori, sono molto felice di fare due chiacchiere con Michele Lamaro. Applauso prego [cit.]

Ciao Mitch, finalmente ci siamo riusciti, grazie per la disponibilità. Come stai?

Ciao – ride e ho detto solo ciao – bene grazie.

Innanzitutto complimenti per la vostra ultima partita, mi siete proprio piaciuti [quella al Rodney Parade contro i Dragons].

Grazie, sì, abbiamo fatto un’ottima prova di gruppo, tenendo duro fino alla fine.

Zitto che avete ancora sulla coscienza un barattolo di crema Novi che mi avete fatto consumare. Comunque complimenti hai giocato molto bene, peccato per quella quasi meta, però il ginocchio è tornato a posto.

Anche a me è dispiaciuto non aver segnato, ma sono contento per la mia prestazione e sì, il ginocchio è tornato a posto. Ma su questo non avevo dubbi, ero più preoccupato per l’aspetto mentale.

Credit Benetton

Com’è stato tornare a calcare l’erba del campo? Avevi paura della paura – questa domanda mi è venuta male, aspetta riprovo – cioè ti spaventava di più il blocco mentale rispetto a quello fisico?

Tornare è stato molto bello, non avevo dubbi che il fisico avrebbe risposto bene, sapevo che recuperare la forma fisica non sarebbe stato difficile.

Come hai fatto per quella mentale?

Per l’allenamento mentale, per quella che è la mia esperienza, credo che la sfida più grande sia restare concentrato sull’obiettivo ed allontanare il fantasma dell’insicurezza e dell’incertezza.

Allora adesso che sei tornato facciamo un momento tutorial, spiegaci il tuo ruolo. Cosa fa una terza linea?

La terza linea fa tutto, anzi è il tuttofare del rugby. Placca, porta avanti, calcia, mette le mani in ruck. Non ci sarebbe rugby senza terze linee.

Alé! Si dia il via al nuovo challenge allora: ashtag #trovailruolofondamentaledelrugby. Venghino siore e siori venghino. Scusate rimetto in quarantena il mio condominio di pazze. Abbiate pazienza ma stare rinchiusa io e tenere rinchiuse loro è una fatica che metà basta e avanza.

Dicevamo. Effettivamente ti sento bene. Allora, dimmi se c’è qualcosa che non hai potuto fare a causa del rugby?

L’università. Ero iscritto ad ingegneria gestionale ma non riuscivo a seguirla perché dovevo frequentare. Adesso sono iscritto a Management dello sport – interessante – così posso completare la mia vita da atleta.

Come ti trovi alla Benetton (ricordo che per me è femminile)?

Bene, mi piace molto il fatto che sia a dimensione umana. Mi ci trovo molto a mio agio.

Sei arrivato a Treviso da Padova e prima stavi a Roma. È stato un passaggio traumatico?

No, assolutamente. Anzi non mi trovavo nella dimensione caotica di Roma. Troppo grande, troppo dispersiva, troppo incasinata. Qui invece è tutto molto alla portata. Ho sentito la mancanza della mia famiglia all’inizio ma a parte quello no, non mi manca altro.

Ecco ora è arrivata pure la quarantena, così ti tocca stare isolato nel vero senso della parola.

Ride – daje cosa ridi che non ci si deve muovere? – sì, ma è un momento, dobbiamo avere pazienza poi passerà tutto.

Credit Benetton

L’ottimismo è il profumo della vita, diceva una pubblicità che te non conosci perché sei troppo giovane. E dimmi come dev’essere la tua vacanza?

In montagna. Sia in Italia che fuori, anche in Europa – ecco mi sa che fino ad anno nuovo non se ne parla – non posso sciare perché non posso rischiare di farmi male.

No via ti sei ripreso ora, cortesemente fai a modino. Invece una cosa piacevole che hai vissuto grazie al rugby?

Treviso. Se non avessi giocato non ci sarei mai venuto.

Ho capito, sei contento della tua sistemazione. Le condomine sbuffano annoiate, lui ride.

Credit Benetton

Allora arriva la domanda finale dimmi chi è il giocatore più pirata che tu abbia incontrato?

Alberto Saccardo, conosci?

No, mai sentito nominare. Hanno riso fino in Nuova Zelanda.

Vabbè sì dai lo conosco e sì, ti do ragione, ci sta molto bene su un galeone pirata.

Grazie Michele, non riesco a chiamarti Mitch perché mi viene in mente David Hasseloff in Baywatch, grazie per la disponibilità e la gentilezza. Per favore mettile due fotine in più che mi servono per i nostri challenge, lo sai. Ci vediamo appena tutto questo sarà terminato, no non è stalking giuro – continua a ridere – almeno ti lascio il buonumore.

“Il rugby è l’assoluto ordine nell’apparente disordine.” [Sandro Cepparulo]

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