LUCA SPERANDIO L’ECLETTICO


Allora non ditelo a Michele Lamaro, ma a Treviso mi sono trovata bene anch’io, infatti ci sono rimasta ed ho deciso di introdurmi ancora virtualmente nella quotidianità dei protagonisti del campionato di Pro14, infatti oggi apro la nostra Club House ad un altro giovane. Classe 1996, di Treviso, ex Mogliano, un utility back (senti oggi che presentazione), fisico e veloce. Benvenuto Luca Sperandio.

Ciao Luca, molto piacere e grazie per la disponibilità. Come stai?

Ciao, piacere mio, bene grazie. Un po’ indaffarato.

Indaffarato?

Sì, ho un programma da seguire.

Ahaaaa. A proposito complimenti anche a te per la partita (sempre la solita contro i Dragons ndr), bella meta.

Grazie, sì abbiamo giocato bene, sono molto contento della nostra prestazione.

Che programma stai seguendo?

Quello del nostro preparatore da fare in casa.

A proposito di allenamento. Lo chiedo anche a te, come si tiene in esercizio la mente?

In tanti modi sai, è una cosa molto personale. Io, per esempio, ho un mental coach e poi leggo molto.

Credit Benetton

Fermi tutti! Leggi tanto? Cioè prendi i libri, giri le pagine eccetera? Condomine tranquille, non vi agitate che poi non capisco nulla, già ho i miei problemi. Vi rimetto in quarantena rinchiuse.

Allora, si diceva. Cosa ti piace leggere?

Principalmente i noir. O i gialli.

Allora ti consiglio la “Trilogia del male” di Roberto Constantini, lo conosci?

No, ma una trilogia non è che mi ispiri molto.

Sì, effettivamente come titolo non è un granché allettante, comunque sono tre storie singole a sé stanti. Non sono collegate tra loro se non dal protagonista che è il commissario Balistreri, è molto noir.

Allora andrò a controllare.

Tu sei milanista, è uscita la biografia di Van Basten, non è un noir ma secondo me si può leggere, lui è stato un grande giocatore.

Non l’ho seguito anche perché ha smesso di giocare che io non ero neanche nato. Però sì, è stato un grande.

E qui io ed il mio condominio mentale avremmo voluto suicidarci, poi ci siamo ricordate delle restrizioni governative ed abbiamo capito che sarebbe stato troppo complicato. Così è partita una delle mie solite dissertazioni sui giocatori conosciuti, sconosciuti, visti o solo immaginati.

Per esempio, so che segui anche il basket vero?

Sì, ma quello americano principalmente. E ovviamente il Treviso, perché gioca qui.

Kobe Bryant lo seguivi vero?

Sì, lui l’ho visto giocare, ho anche pianto quando è morto – anch’io, non mi sembrava vero – che poi è successo il giorno prima del mio compleanno.

Già davvero, il 27 gennaio. C’è da dire che quest’anno se non altro è stato onesto; l’ha fatto capire dall’inizio che gli stavamo antipatici e che ci avrebbe reso i 12 mesi abbastanza infernali. Ma chiudiamo la parentesi e continuiamo a farci i fatti tuoi – ride – allora tu sei un estremo, ala. Ci fai il tutorial spiegandoci questi ruoli?

Allora l’ala è il finalizzatore dell’azione, quello che ha più possibilità di andare in meta. L’estremo gestisce la copertura dietro e distribuisce i palloni (questo l’ho detto io). L’ala è più divertente, l’estremo comporta più responsabilità.

Credit Benetton

Tu hai iniziato a giocare a 5 anni giusto? Cosa ti è piaciuto di più in questi anni?

Sì, ho iniziato da piccolo. La cosa che più mi è piaciuta è il fatto di viaggiare e vedere posti nuovi.

Se tu non avessi giocato che avresti fatto?

Molto probabilmente un lavoro artigianale, dopo lo studio, uno di quelli dove aggiusti le cose.

A Firenze ti direbbero che sei un aggeggione. Comunque ho capito. E visto che segui vari sport, c’è uno sportivo che ti ha avvicinato al rugby?

Sì, Dan Carter. Lui sicuramente ha contribuito molto ad avvicinarmi al mondo ovale – condomine se fiatate vi muro vive in qualche segreta del palazzo.

Ti capisco, e dimmi c’è, invece, qualcuno che ti ispira?

Sì, la nostra bandiera, Alberto Sgarbi – condomine vale la stessa minaccia -, è veramente un esempio, sono molto fortunato a poter giocare con lui e beneficiare della sua esperienza. Una persona capace ma molto umile che ti dà l’esempio più che impartirti lezioni.

Ed anche qui ti do pienamente ragione, Alberto è decisamente un ottimo esempio. Ed una persona estremamente gentile ed educata.

E dopo tutte queste cose belle mi dici qual è il lato noioso del rugby, se c’è?

Le mischie – e ride. No dai, le mischie decisamente non sono noiose – ma insomma si sta fermi ad aspettare loro, continua a ridere. Scherzi a parte gli spostamenti sono noiosi.

Effettivamente alcune volte è veramente una palla viaggiare, mentre il lato divertente?

Quando facciamo il touch in allenamento e/o in riscaldamento.

Mi fido. Ti lascio con la nostra domanda di chiusura sennò diventa sequestro. Dimmi qual è il giocatore più pirata che hai conosciuto?

Giorgio Bronzini.

Credit Benettom

Allora grazie Luca per la disponibilità e tutte le chiacchiere fatte, ti libero sennò sono passibile di rapimento. Prometto che ti mando i libri di cui abbiamo parlato, tra le altre cose, ci vediamo post pandemia e nel frattempo buon rugby.

 “La palla ovale è una sfera che ha bevuto troppa birra.” (Gabriele Remaggi)

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