Luca Bigi l’avventuroso

Visto che mi sono trovata bene in terra emiliana ho deciso di restare e da un Edoardo adulto passo ad un Edoardo bimbo, anzi, al suo babbo, il tallonatore della nazionale, classe 1991, alla sua prima stagione con le Zebre, signore e signori, ragazze e ragazzi sono molto felice di ospitare nella nostra Club House Luca Bigi.

Ciao Luca, molto piacere e grazie per la disponibilità. Come stai? Com’è andato il rientro?

Molto bene e grazie a voi. Ho iniziato a prepararmi con i ragazzi, c’è un bel gruppo con tanti giovani e tanta voglia di fare bene.

Tu hai fatto esperienza in molte squadre italiane e da giovane sei stato a Richmond, come te la ricordi quell’esperienza?

Come un periodo bellissimo sia dal punto di vista sportivo che umano. Ho avuto la fortuna di giocare in questo club prestigioso nell’anno in cui celebravano il loro 150esimo anniversario. Ho conosciuto persone meravigliose che ho rivisto e che mi hanno festeggiato anche ad agosto in occasione del test match contro l’Inghilterra.

Dall’entusiasmo con cui ne parla, sembra che Luca sia appena rientrato in Italia. Mi piace sempre ascoltare le storie di vita delle persone, perché ti regalano una piccola parte di quello che hanno vissuto, in questo caso mi prendo un’altra dose di good vibes.

Foto Delfrate.

Hai mai pensato a cosa avresti fatto se tu non fossi stato rugbista?

Sinceramente no, ma credo che avrei proseguito l’attività di famiglia. I miei avevano un negozio a Reggio e sicuramente avrei proseguito la loro strada.

Tu sei uno di quelli che quando va in vacanza stacca tutto o continui ad allenarti? E niente il cambio discorso mi entra in automatico manco fossi un’auto di nuova generazione.

Ma, per come sono fatto io, non mi posso permettere di stare senza allenarmi – ride – quindi no, sto sempre in movimento. Poi per fortuna col bimbo il movimento non manca. Corri di qua, corri di là: mi aiuta.

Foto de Falco.

Ecco che parte il coro con la sigla della Stella della Senna. Accidenti a me e alla mia mania dei cartoni animati. Plachiamo il piccolo coro dell’Antoniano e proseguiamo, stavamo dicendo.

Quindi ti tieni in allenamento sempre e segui anche una dieta particolare? Ecco spengiamo gli entusiasmi dei manga con argomenti tristi come la restrizione del cibo.

Ma no dai, lì basta il buonsenso, i trucchi che impari negli anni ed i consigli ricevuti dai preparatori.

Meno male dai, ero già preoccupata. E per rilassarti cosa fai?

Adesso che mi sono trasferito a Parma, passo molto tempo in famiglia. Ascolto la musica, per fortuna in questo la tecnologia ci aiuta. Sai con un bimbo piccolo sei limitato nelle visioni televisive e nelle canzoni, poi leggo qualcosa e mi dedico al giardinaggio – Ma dai! Come ti invidio, anche a me piacerebbe fare giardinaggio ma le piante si suicidano appena sanno che le devo accudire io – sì, mi piace molto. Ah sì, ovviamente anche cucinare mi piace e mi rilassa.

Hai praticato anche altri sport prima di dedicarti al rugby, come sport cosa potrebbe dare alle altre discipline?

I valori, nel rugby impari tanti valori importanti che ti aiutano poi in molti ambiti e campi della vita in generale – infatti come ho detto altre volte il rugby viene adesso utilizzato anche nei corsi di formazione manageriale – sì infatti, ecco un aspetto che si potrebbe incentivare è quello di legare la prestazione scolastica a quella sportiva. Ma nel vero senso della parola, incentivando i ragazzi a studiare.

E qui è partita una digressione socio culturale sul mondo scolastico che ha spaziato in vari ambiti dai programmi studenteschi alle abitudini alimentari delle nuove generazioni (ho scoperto che è veramente molto informato sull’argomento il ragazzo). Bravo Luca, io alla domanda cosa potrebbe dare il Rugby agli altri sport avrei dato una risposta molto meno culturale e più terra terra: “il terzo tempo”.

Restando nell’ambito esperienze rugbistiche – e, soprattutto, continuando a farmi i fatti tuoi – cosa ti sei portato dal Giappone?

Allora un paio di coltelli, perché lì c’è la cultura delle lame, ovviamente del tè ed un paio di cose per il bimbo, tipo un vestito Pikachu.

E fortuna che non hai una bimba, ti saresti trovato la casa piena di Hello Kitty in un attimo. Restando in tema cartoni animati quali sono stati i tuoi preferiti?

L’Ispettore Conan, Sampei ed ovviamente Dragonball.

Troppo recenti per me, ma capisco. E le Zebre che cartone sono?

Eh, bella domanda. Sai che non te lo saprei dire?

Io sì, un’idea ce l’avrei ma preferisco aspettare la tua, nel frattempo dimmi qual è la cosa che hai fatto grazie al rugby?

Ho viaggiato, ho visto posti che altrimenti non avrei potuto visitare.

E se domani tu decidessi di smettere, quale sarebbe la prima cosa che faresti?

Viaggerei. Sì, partirei con Martina, la mia compagna, ovviamente Edoardo, in giro per il mondo, sai quei viaggi zaino in spalla in posti incontaminati dove puoi fare trekking?

Ho presente e mi sono anche già stancata – ridiamo – però rende bene l’idea di relax e libertà un po’ da tutto. Ricapitolando, sei uno sportivo, ti rilassi stando in famiglia e in movimento, non disdegni la cucina e la musica, sei stato un buono studente e sicuramente la tua carriera scolastica sarebbe stata soddisfacente tanto quanto quella rugbistica. Ultimo ma non meno importante, ti piacciono i cartoni animati. Direi ottimo, sei pronto per la nostra domanda finale, qual è il giocatore più pirata che tu abbia conosciuto?

Il più pirata, direi senza dubbio Maxime Mbandà, ho degli ottimi ricordi di lui a Milano. E ride.

Foto de Falco.

Allora mi segno Maxime che peraltro ha già la nostra t-shirt – per il man of the match contro lo Stade – saluto Luca e lo restituisco ai suoi doveri familiari. Grazie per la disponibilità, per la chiacchierata, grazie anche a Martina; adesso aspetto il tuo responso sul cartone delle Zebre.

“Se fossi Dio rimanderei indietro quelli che non hanno mai giocato a rugby. Gli direi: ragazzi non sapete cosa vi siete persi, tornate giù e riprovate, la prossima volta sarete più fortunati.” [Marco Pastonesi]

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