Chiedimi se sono felice


Il mio ultimo articolo che parlava di rugby era dedicato alla venticinquesima sconfitta di fila della nostra amata nazionale maggiore maschile nel Sei Nazioni. Poi è successo il finimondo: son diventato papà per la seconda volta (son due piloni su due), a scuola mi hanno detto che non avrei più potuto vedere i miei ragazzi ma che li avrei dovuti interrogare in videoconferenza e dare compiti online (provateci voi a far capire il conte Ugolino in didattica a distanza… o Costantino, le invasioni barbariche o, semplicemente come si scrive un tema argomentativo… porc, acc, mannagg… ma è anche vero che se dalla merda nascono fiori, quante soddisfazioni in sto periodo!), con la famiglia abbiam deciso di trasferirci in lidi semi-tropicali (Isola d’Elba) dove i bimbi possano godersi il sole per qualche anno nell’attesa che si espleti il concorso insegnanti e io sappia che fine fare. Appena ho paventato l’idea a degli amici isolani il presidente dei pesciolini elbani mi ha subito chiamato: giochi pilone? Bene, sei dei nostri. Sento già la pressione…

Quindi il tempo per scrivere è stato non poco, non pochissimo… praticamente inesistente. Ah già, poi c’è stato pure il Covid, che mi ha obbligato a scoprire ogni millimetro quadrato del mio appartamento torinese… sarà per quello che alla fine me ne vado al mare.

Mesi intensi, ricchi, bellissimi. Nel caos mondiale posso dire di aver goduto di un’influenza astrale controcorrente.

Detto ciò quando venerdì sera le big italiane del Pro14 hanno ripreso a giocare a rugby ho alzato la testa dallo scatolone nel quale riponevo le giacche (inutili al mare) e mi son detto: perdincibacco (o giù di lì, non siamo troppo formali) da quanto tempo non mastico ovale?

Ho aspettato la sera, ho messo i pupi a nanna, recitato la giaculatoria del buon marito e guardato in differita il match di Monigo. Sul gruppo whatsapp di Rugby Pirates arrivavano messaggi continui che, nella stanchezza, mal interpretavo, tipo “Canna con quel piede è imbarazzato stasera” o “Io avrei messo Renzi dal primo minuto”. Del tipo piedi rossi peperone davanti a delle belle ragazze e uomini politici da numero 10.

Ale Zanni tanta roba. Immortale. Foto Benetton Rugby.

Sulla partita? Cosa dire sulla partita? Beh, a tratti bruttina ma, comunque, attratti dal gioco che, finalmente, riprende. Grande Crowley che sperimenta i giovani: quel numero 4 che placca duro e recupera è sicuramente un prospetto da tenere d’occhio. Speriamo non si ritiri troppo presto come purtroppo sempre più spesso capita nel rugby moderno, italiano su tutti. Molto bene Violi, mediani di mischia che corrono, placcano e spaccano il gioco ci servono come il pane nel nostro Belpaese.

Detto ciò, malgrado come restart del rugby italico non abbia visto uno spettacolo del tipo tour dei Lions non posso che essere felice che si sia ricominciato. Per me, per noi, per tutti.

Speriamo che non inciampiamo di nuovo in qualche lockdown maledetto. La mischia con la mascherina non la potrei proprio tollerare…


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