Tommaso Allan il fantasista


Se ad un giovane rugbista di Firenze chiedi chi sia il suo giocatore preferito 11 su 10 ti risponde Niccolò o Lorenzo Cannone, ma se gli chiedi “A parte Niccolò e Lorenzo Cannone chi è il tuo giocatore preferito?” la prima risposta che ricevi è un Tommy Allan praticamente urlato. Così oggi trasferisco la nostra Club House virtuale a Treviso per un’incursione nella routine quotidiana del terzo marcatore della storia della nazionale dopo Diego Dominguez e Stefano Bettarello, uno dei giocatori più apprezzati dai tifosi del mondo ovale e non solo. Classe 1993, un curriculum internazionale che lo ha visto protagonista in gran parte del mondo, signori e signore, ragazzi ma soprattutto ragazze, io e tutte le mie condomine tirate a festa diamo il benvenuto a Tommaso Allan. Applauso prego [cit.].

“Ciao Tommy, grazie per la disponibilità, come stai?”

Ciao grazie a te, bene dai tutto a posto.

Ho citato la tua internazionalità, tu hai mamma italiana, babbo scozzese e moglie turca. Hai giocato in Inghilterra, Sudafrica e Francia, ma quando ti arrabbi in che lingua parli?

Ride. Diciamo che quando mi arrabbio parlo italiano o inglese.

Ci sta, sai come si dice: se quando ti arrabbi non ti esce il dialetto significa che non sei arrabbiato veramente. Continuando a parlare delle tue esperienze mondane, c’è un posto che ti è piaciuto in particolare?

Diciamo che Cape Town sicuramente è stato il posto più bello, mentre a livello di atmosfera rugbista decisamente Perpignan. Lì vivono di rugby, si percepisce il rugby in molte sue forme sono tutti molto partecipi e poi è ad un’ora da Barcellona.

Credit Delfrate

Sì effettivamente lì tutti masticano di rugby. Pensa anch’io ho soggiornato a Perpignan, subito dopo la terza media, credo fosse il 1400 quasi 1500 [cit.]. No inquiline buone è una battuta si fa per ridere non cominciate. Vabbè meglio continuare a farmi i fatti tuoi. Restando in tema mondo, quale viaggio ti piacerebbe fare?

Eh dunque, di posti ce ne sono molti. Sicuramente le Filippine e le Maldive – ecco diciamo che ora non è il momento migliore, poi alla Maldive ci schifano proprio – ride, c’è il Messico ma anche Chicago e Boston. Sai non ho ancora fatto il viaggio di nozze.

Per forza mezza penisola italiana era listata a lutto quando ti sei sposato sai quante macumbe ti sono arrivate? Inquiline, a cuccia. La vostra partecipazione non è richiesta, da brave finite di mettere a posto casa. Dicevamo, a proposito di viaggi, qual è la prima cosa che metti in valigia prima di una trasferta?

Gli scarpini, perché ho sempre paura di dimenticarli e le cuffie, mi piace la musica.

Che tipo di musica ti piace?

L’hip hop, Eminem, Drake.

Ci sta dai, va bene, anzi Eminem per la tua età è più che soddisfacente. Veniamo al mio pallino, e ti piace leggere?

Sì, normalmente leggo biografie – eccone un altro – anche se ultimamente sto provando a cambiare genere andando sui romanzi. Ora sto leggendo The Book Thief.

Credit Benetton

No questa volta sono riuscita a non partire con la mia solita digressione sui libri, le incursioni delle mie inquiline mentali mi sembrano già più che sufficienti. Cosa hai riscoperto di attività in questa pausa forza?

Lo chef che è in me è tornato fuori. Mi piace cucinare, mi rilassa molto e ne è felice anche mia moglie. Poi faccio stretching, pilates e un po’ di meditazione.

Io ho iniziato yoga convinta di potermi rilassare ma mi sono resa conto che è massacrante mi fanno male tutti i muscoli. E qui abbiamo riso entrambi.

Tu sei un ragazzo introverso, come ti ha aiutato il rugby in questo? Sì lo so sono campionessa mondiale di cambio argomento.

Sì mi ha aiutato. In campo sono totalmente diverso, parlo, mi arrabbio, sono molto competitivo – no dai giura? –  mi piace vincere ed il rugby ti agevola perché lavori di squadra.

A proposito di competizione con la nazionale hai tagliato il traguardo dei 50 caps (come si dice), che emozione è stata?

Grandissima, uscire per primo e da solo dal tunnel è stato molto emozionante.

Credit Delfrate

Mi ricordo anche questo sì. E veniamo alle domande per te dei piccoli rugbisti, come ti dicevo sei l’unico che insidia il gradino ai Cannone’s brothers. Quindi, Simone ti chiede quale sia il giocatore a cui ti sia ispirato, se c’è, o il tuo giocatore preferito.

Forse potrà sembrare ovvio o scontato ma Dan Carter mi ha ispirato molto e mi è dispiaciuto non essere riuscito a giocarci contro. Ma anche Wilkinson, Cooper e Sexton. Ma Carter lo preferisco per il suo gioco in attacco. Tra i più contemporanei c’è sicuramente Farrell – simpatico come un mal di denti ma indubbiamente bravo, scusa stavi dicendo? – ride, no dai come giocatore è molto capace.

Fallo anche mordere, però hai ragione. Ti chiedono anche, essendo tu non solo sportivo ma anche appassionato di sport, quali altri sport segui?

Il Basket e il Football mi piacciono molto, ultimamente seguo anche la Formula Uno.

E rispetto al rugby trovi che abbiano qualcosa di diverso?

Rispetto al rugby è il livello di rispetto dell’avversario e l’amicizia che hai per tutti specialmente dopo una partita. Il fatto di poter stare con i tifosi avversari e con i giocatori dell’altra squadra non c’è nelle altre discipline. Inoltre il rugby ha una dimensione più umana anche se sei un giocatore riesci a restare coi piedi per terra.

Credit Italrugby

Sì, ma molto dipende dalla persona, non tutti hanno questa capacità. Io ti chiedo invece se secondo te il rugby ha paura di qualcosa?

Bella domanda, secondo me il rugby ha paura di espandersi. Come se aprendosi ed uscendo dal proprio guscio rischiasse di perdere la sua autenticità, vivendo anche i cambiamenti come la perdita della sua natura.

Sì, per tornare al nostro discorso precedente quello che può essere il suo bello, una dimensione umana, è anche il suo limite. Però, per esempio, con Franco Smith si è visto un po’ di cambiamento?

Oh sì, con lui è un piacere lavorare, speriamo resti ancora. Riesce a trasmetterti good vibes, è un ottimo insegnante e c’è tanto studio.

Anche a me è piaciuto molto quando l’ho conosciuto a Treviso e sì, spero anch’io che resti. Ma continuiamo a farci i fatti tuoi che mi sta piacendo. Dimmi un po’ domani smetto e…?

Non ci ho mai pensato seriamente, ma di sicuro resterei in ambito sportivo, come allenatore per esempio.

Come gestisci le critiche? Sei uno che se la prende o riesci a fartele scivolare?

Dipende da chi arrivano, se è il coach o uno dei miei compagni a muovermi una critica o a farmi fare l’analisi di un mio errore la trovo una cosa positiva, mentre se mi arriva da un illustre sconosciuto, uno che non ci capisce niente – un coach da divano insomma – sì quello, ride, allora mi dà fastidio ma non gli do troppo peso.

Ci fai un tutorial sul tuo ruolo?

Per dovere di cronaca devo dirvi che qui Tommaso era partito con un discorso tecnico fantastico, del quale ho capito tre parole, quindi l’ho fermato e gli ho ricordato che è una rubrica per tutti, rugbisti e non, soprattutto non, sicché ha dovuto ricominciare da capo. Sorry Tommy.

L’apertura è il numero 10 del calcio, il fantasista. Gestisce la tattica di gioco con mani e piedi, è il giocatore che placca di meno, quello che normalmente esce con la maglia più pulita e che viene infamato dal pacchetto di mischia, aggiungo io.

Sempre a proposito del tuo ruolo, quasi tutti ti chiedono a cosa pensi prima di un calcio?

Prima di un calcio faccio un paio di respiri e mi concentro sul processo dell’azione. Cerco di visualizzare nella testa quello che devo fare frame by frame – scusa mi è uscita l’inquilina poliglotta – vedo i passaggi di tutto quello che devo fare. Non penso a dove deve andare la palla ma solo a come fare per calciarla bene.

Credit Delfrate

Le ragazze chiedono se tu abbia un portafortuna, qualcosa senza il quale tu non scendi in campo. Curiosità femminile.

Allora ci sono due cose, non scendo mai in campo senza il paradenti, mentre come portafortuna diciamo che ho una fascia sul polso sinistro che non si vede.

Duccio ti chiede come tu faccia a restare in forma in questi giorni.

Ho un programma di allenamento casalingo da seguire, una scheda personalizzata.

Mentre Neri ti chiede, visto che sei così bravo, se puoi dargli dei consigli per imparare a calciare bene.

Sì, andare il più stretto possibile, a cinque metri dalla meta. Trovare qualcos’altro che non siano i pali per calciare. Anche un palo della luce può andare bene. Io ho una piccola rete in giardino e calcio lì anche se non è il massimo ma non voglio rischiare di rompere un vetro di casa.

Anche perché di questi tempi il vetraio ad aggiustartelo non ci viene e tu rimarresti al fresco perché oltre tutto, non fa neanche così caldo ecco. E poi a proposito di quello che fai a casa, beato figliolo, ma lo sai che nel mondo si accoltellano per i rotoli di carta igienica e voi vi mettete a fare i giochini di prestigio?

Ride, sì lo so ma il challenge così era. Però il mio rotolo dopo l’ho riutilizzato perché non era ridotto male.

E con la carta igienica possiamo chiudere questa meravigliosa chiacchierata non prima di averti chiesto chi è il giocatore più pirata che tu abbia conosciuto?

Sicuramente Dean Budd, anche se Danilo Fischetti e Marco Riccioni se la giocano bene.

Mi trovi d’accordo su tutto il trio. Grazie mille Tommaso per la bella chiacchierata, per la disponibilità e la tua gentilezza. Hai reso molto felici tutti i tuoi piccoli tifosi fiorentini. Ci vediamo presto al Monigo, nonostante le mie vertigini, nel frattempo ascoltiamoci l’8d che mi è piaciuto un sacco e nel dubbio ricordati De Gregori.

“Un giocatore lo vedi dal coraggio dall’altruismo e dalla fantasia.”


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