Tommaso Boni il creativo


Usciamo dalla mischia e prepariamo la nostra Club House per il primo centro delle Zebre e della nazionale, classe 1993, direttamente dalla legnania dei suoi genitori, signore e signori, grigliatori d’Italia diamo il benvenuto a Tommaso Boni.

Ciao Tommy, grazie per la disponibilità, come stai?

Ciao grazie a te, molto bene, tutto a posto, sono dai miei.

Tra i tuoi talenti e passioni c’è la musica e come i tuoi compagni di squadra Edo Padovani e Paolo Buonfiglio, anche tu suoni la chitarra, ma sei un autodidatta o hai studiato?

Suono la chitarra, sono un autodidatta, ho preso lezioni per tre mesi poi ho continuato da solo. È ovvio qualcosa di musica ci devi capire sennò non vai avanti. Fossi anche intonato non sarebbe male.

Vabbè tanto per come sono i cantanti di adesso la voce è l’ultima cosa che si nota.

Zitta va non mi parlare di cantanti di adesso che è triste la faccenda.

Lo dici a me che sono cresciuta con la musica più bella di tutte. A volte essere vintage ha i suoi vantaggi. Condomine ho detto vintage non fate le permalose.

Normalmente chiedo cosa faresti se non giocassi a rugby ma siccome siamo tutti forzatamente fermi, cosa stai riscoprendo o cosa stai facendo di inaspettato?

Non escludo mai niente, più o meno potrei imparare a fare tutto. Mi sono costruito delle cose grazie a Massimo Cioffi, in questo momento le cose che cerco di più sono quelle che mi regalino le emozioni che mi facciano sentire pieno, dalle più piccole alle più grandi. Sto conoscendo molto di più i miei genitori, finalmente possiamo parlare andando più nel profondo, non sono più le chiacchiere al telefono della sera o quelle due parole al volo dopo una partita. Ho più tempo, anche per interessi miei tipo studiare il francese. Insomma non mi precludo niente.

Credit Delfrate

Effettivamente ti stai tenendo molto impegnato, non c’è che dire. Ma torniamo un attimo nel mondo ovale con un momento tutorial, mi spieghi cos’è un primo centro?

È uno dei ruoli più soggetti ad interpretazione, quindi ti dico che per come lo intendo io il bello di questo ruolo è che puoi essere un po’ tutto – anche te come Lamaro un tuttofare – dalla diga che tira giù a quello che entra, quello che passa, quello che calcia a destra e sinistra.

Hai ragione ha un bel da fare in campo, mi sono stancata solo ad immaginare tutte queste cose. Anche per te ho raccolto alcune domande dai nostri giovani rugbisti. La prima te la fa un giovane pilone, ci racconti la storia della biscia di fiume?

E questo è Danilo – Fischetti – che te l’ha detto.

Sì lui fa la domanda ma giuro che non so la risposta. E mentre lo confesso inizio a ridere.

Ride anche Tommaso per fortuna. Ma in realtà non è niente di che, solo una cosa successa quest’estate – va bene ma adesso io e tutte le mie condomine siamo curiose, sicché per favore ce lo racconti? – Dunque quest’estate io, Fischio, Nico Casilio e Gio’ D’Onofrio siamo andati a fare un giro fuori Parma in un bel posto. C’è un fiume dove puoi fare, tra le altre cose, anche il bagno. Era bel tempo – sì me lo ricordo faceva un caldo tremendo, no io non c’ero ma mi ricordo che la scorsa estate è stata a tratti torrida – noi siamo arrivati lì attrezzati con la griglia abbiamo trascorso una bella giornata, ridendo, scherzando, grigliando appunto, finché ad un certo punto si avvicina un signore molto gentile che ci dice “Ragazzi state attenti non andate lì che c’è una biscia di fiume.” Io mi volto per ringraziarlo nel momento esatto in cui Giò, realizzato ciò, scappava in preda al panico urlando perché, abbiamo scoperto in quell’istante, ha il terrore delle bisce. Da allora ogni tanto ci scappa un ciao biscia. Vedi non è niente di che.


Allora, ripiglio fiato e ti spiego una cosa. Prima di tutto massima solidarietà a Gio’, io ho il terrore delle cavallette sicché capisco ed approvo in toto la sua fuga. Secondo, grazie per l’aneddoto ma effettivamente tutto il contesto è piuttosto esilarante. Se ci pensi un bel posto tranquillo dove trovi refrigerio dalla calura estiva (già ci siete arrivati griglia muniti, follia pura), dopo esservi goduti la natura, il cibo, la birra l’uscita di scena è da cabarettisti consumati. Giuro che non dirò niente di tutto ciò.

Credit Delfrate

Proseguiamo con le domande dei giovani rugbisti. Ti chiedono adesso che hai fatto i pesi ci fai vedere quando ti alleni?

Anche qui ride per fortuna. E questo è il gemello di Fischio – esattamente – quando sono arrivato dai miei ho trovato una betulla abbattuta. Poi Massi Cioffi mi ha dato l’idea così ho provato a fare i pesi. Ma non essendo un coach, né un preparatore professionista non mi metto a dare lezioni.

E qui ci sta anche un gne, gne, gne. Ma lo dico io. Occhio che se l’Ikea sa che lavori la betulla ti mette a fare qualche mobile tipo il Tomms o il Bonniska. Torniamo alle faccende serie. Cosa ti sta mancando a parte il rugby giocato?

Lo spogliatoio. L’atmosfera che c’è lì con i miei compagni, i momenti divertenti, non c’è conversazione, sfottò, non c’è nulla che non si possa fare. Ecco questa condivisione coi miei compagni mi manca abbastanza.

Nei giorni scorsi ti ho visto leggere una favola di Gianni Rodari, hai letto anche qualcos’altro di suo?

Sì, lui è uno degli autori del quale ho letto più opere anche perché la mia scuola si chiamava Gianni Rodari.

Ma dai davvero? Anche la mia. E a parte lui che rapporto hai con la lettura? Sei uno che legge?

Diciamo che dai 18 anni in poi ho iniziato a leggere per apprendere, per capire se stessi e gli altri.

E qui è partita una digressione sui libri, la lettura, le copertine, eccetera. Perché si sa a me piace leggere e scrivere ma, soprattutto, sono campionessa mondiale, quasi interplanetaria dell’apertura parentesi. Inoltre Tommaso si presta molto bene a queste conversazioni perché secondo me, sotto sotto, è un po’ vintage anche lui.

Credit de Falco

Riprendiamo il controllo della situazione, rimettiamo le condomine in quarantena e continuiamo. C’è qualcosa che ti fa paura del rugby?

No, non del rugby. Diciamo che quello che voglio evitare io è di avere dei rimpianti, per non aver dato tutto quello che avrei potuto. O di non essermi impegnato fino in fondo e non solo per la parte giocata ma anche nella persona che sono. Guardarmi indietro e non essere soddisfatto di quello che ho fatto, del tipo di persona che sono diventato.

E dopo questo momento poetico mi sembra giusto riabbassare il livello della conversazione. Come sono le tue vacanze: al mare o in montagna?

In montagna, la preferisco al mare. A dire il vero mi piace viaggiare andare nei posti che mi possano offrire un po’ di tutto.

Ed anche qui è ripartita un’altra conversazione a quindici: Tommaso, io e tutto il mio condominio mentale che ha iniziato a snocciolare posti dove andare, cose da vedere, roba da mangiare e bere perché tanto il cibo in questa rubrica non manca mai.

Credit Zebre Rugby Club

Rimetto a posto le esagitate e ti faccio la domanda di chiusura, chi è il giocatore più pirata che tua abbia incontrato?

Mi gioco la combo di Mogliano, Ivan Gianesini e Davide Meggetto.

Anche te come Edo Padovani?

Ah, eri te quella a cui lo ha detto?

Yessa, cioè sì.

Va bene, loro sono stati molto importanti per noi.

Ci credo, visto che siamo alla seconda nomination in combo peraltro. Comunque grazie Tommy per la disponibilità e la cortesia. Grazie per esserti prestato alle domande mie, del mio condominio e di tutti quelli che si sono intromessi.

“Ogni uomo ha la sua propria musica, che ribolle dentro di lui.” [Louis Armstrong]


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