Sorteggio pool mondiali: l’Italia nel girone giusto

In questi ultimi giorni ragionavo sul sorteggio dei gironi per i mondiali 2023. Al di là delle solite recriminazioni “si fa troppo presto”, “il ranking non vale granché”, “quest’anno alcune big non hanno giocato quindi bisognava rinviare il tutto”, etc etc, la cosa sulla quale mi sono soffermato, pensandoci e ripensandoci, è: chi non vorrei mai beccare nella pool mondiale?

Beh, com’è ovvio che sia, la Nuova Zelanda. L’abbiam presa già troppe volte e, manco a dirlo, giocare contro loro è come sparare contro la Croce Rossa. Solo che la Croce Rossa la impersoniamo noi. Con loro non si può nemmeno partire con la speranza di dire “se diamo il 200% e loro sono con i panchinari in una giornata no e gliene buttano fuori uno al quarto d’ora, forse forse, possiamo giocarcela”, così come avevamo pensato in relazione al Sudafrica nel 2019. Sudafrica che, ricordiamocelo, ci ha asfaltato e ha vinto il titolo. Giusto per dire.

E poi non avrei mai e poi mai voluto prendere i Galletti francesi. Quelli giocano in casa e hanno il coltello tra i denti: vogliono vincere per davvero il mondiale stavolta. Lo ospitano e faranno di tutto per arrivare fino in fondo. Hanno lo staff, hanno la programmazione, hanno il talento. Meglio stargli lontani.

Ecco: se io sognavo in un Galles molle e un Giappone a fine ciclo nel 2023… la dea bendata è una stronza e regala alle Fiji una seconda opportunità di fila, dopo che loro hanno buttato alle ortiche contro l’Uruguay nel 2019 il loro accesso ai quarti. E a noi, invece, tocca l’ennesima presa in giro. Anche questa edizione si passa ai quarti la prossima volta.

Ma sapete qual è la cosa peggiore? La cosa peggiore è che siamo, ahinoi, finiti nella pool giusta. Quella perfetta per noi. Quella nella quale arriveremo terzi e ci daremo le pacche sulle spalle da soli perché, tanto, meglio di così non avremmo potuto fare. Magari Francia o Nuova Zelanda vinceranno il titolo e noi potremo dire e scrivere: visto? contro i futuri campioni cosa credevate che avremmo potuto fare?

E allora già da oggi abdichiamo al trono (non quello di campioni, ma quello di semplici contendenti), lasciamo stare previsioni, promesse, programmazioni, parole. Non diciamoci che lavoreremo sui giovani, che lanceremo chi arriva dalle Accademie, che naturalizzeremo i migliori del Pro14 italiano, che cercheremo nuovi leader e affineremo lo staff tecnico. Non usiamo mai le parole programmazione, affiatamento, confidence, vittoria. Non diciamoci che un cambio ai vertici potrà smuovere qualcosa, che le elezioni faranno voltare pagina, che l’attenzione mediatica sull’alto livello potrà dare dei vantaggi.

La dea bendata ci conosce e sa che noi nella nostra mediocrità ci troviamo a nostro agio e che quel terzo posto ai mondiali ci sta bene come esser la più scarsa delle forti europee al Sei Nazioni. Ecco, noi siam questi e ci crogioliamo in questo sugo che sembra più, ancora una volta, la solita minestra riscaldata. Ci sguazziamo in questa brodaglia insipida e senza gusto.

A meno che, per una volta, non decidessimo di mandare a quel paese la dea bendata. Ma qui non si parlerebbe neppure più del Prof e dei suoi sogni, bensì di altri personaggi con contatti molto in alto, capaci di fare addirittura dei miracoli.


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