Sogno di un pomeriggio di mezzo autunno

Maledetto sogno di un pomeriggio di mezzo autunno. Alla fine del primo tempo tra Galles e Italia mi son detto: maledetti! Perché illuderci di poterci riuscire? Perché illuderci di poter arrivare fino in fondo e magari sognare una vittoria?

Era uno di quei pensieri che si sarebbe potuto applicare senza problemi sia ai gallesi, tremendamente fuori condizione (ah, Pivac ne ha ancora di strada da fare per esser considerato il novello Gatland) che ai nostri Azzurri, più in palla e in partita di altre volte. Sembrava quasi che si potesse dar fiato alle trombe del “lasciatelo lavorare e vedrete” che tanto si leggono riferite a Franco Smith sui social.
Ma l’Italia è l’Italia e il Galles il Galles. Ultimo quarto d’ora di nebbia alta fin sopra le meningi, assenza di ossigeno al cervello e Dragoni brutti e concreti che ci danno venti punti e il mio maledetti si trasforma in altro che non si può trascrivere ma che rimane al livello delle confidenze tra avventori ubriachi del pub (quando finirà il coprifuoco ovviamente).

Bravo Marco te la sei meritata la soddisfazione della prima meta in azzurro. Foto FIR.

Conquistiamo (che ridere usare questo verbo) il sesto posto nella Autumn Nations Cup, competizione talmente bella e inutile che scomparirà ancora prima di essere entrata negli annali. Sesto piazzamento che è frutto di una grande vittoria con le Fiji, l’unica del torneo e dell’anno solare. Vittoria con gli isolani che, oltre ad essere la prima dell’era Smith, è il primo risultato utile dopo lo storico pareggio al mondiale contro gli All Blacks, frutto di un drop allo scadere del nostro oriundo Hagibis.
Ecco. Siam sempre lì. Siam sempre qui a buttarla sul ridere. Ridere per non piangere. E se c’è chi si accontenta di vedere i giocatori che provano a buttarla in baruffa, vedi quelli che esaltano Cannone che scambia i fischi delle infrazioni degli arbitri per i fischi di inizio partita del calcio fiorentino, dobbiamo pur sempre considerare che agli occhi degli altri rischiamo di parere quelli che la vogliono buttare in caciara. Quindi non saprei cosa possa esser meglio. Beh, anzi… lo so cos’è meglio: vincere. Ma il detto dice: l’importante è partecipare, quindi contro la saggezza popolare non posso che alzar bandiera bianca.

Adesso la nazionale con le sue prestazioni torna in soffitta per qualche mese. Spazio alle indiscrezioni, alle parolone, alle preghiere, alle polemiche, alla campagna elettorale. Ciao ciao Azzurri ci si rivede al Sei Nazioni. Quando finalmente rivedremo Parisse in campo a Roma per la passerella finale. Ché almeno ci sarà un motivo per applaudire. Covid permettendo, ovviamente.

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