Quello in cui siamo piu’ bravi


Grafica Marco Stroscia

Ha vinto l’Inghilterra. Peccato, mi ero giocato i Galletti. L’Irlanda è nella fase calante della sua generazione migliore di Tuttiverdi (che non possono per questioni anagrafiche essere assurti a Sempreverdi), ma continua a essere insidiosa e a tratti piacevole. Il Galles di Pivac non ha ben figurato e la Scozia raccoglie, a parer mio, più di quel che merita da questo strambo Sei Nazioni, avendo giocato nell’ultimo anno solare, tre delle più brutte partite di sempre: contro Samoa nella Rugby World Cup, contro l’Italia a fine febbraio e col Galles questo sabato. Ma, a zittirmi, intervengono i tabellini: Scozia vincente tutte e tre le volte. Prof non fare il saputello, metti via la matita blu e deglutisci amaro. D’altronde se vinci giocando male devi solo migliorare la qualità del tuo gioco, non imparare prima a vincere, come devono fare invece gli Azzurri.

Ma arriviamo a noi. Noi siamo ultimi. Whitewash, Cucchiaio di legno, sbadigli e rabbia. Ma c’è una cosa nella quale noi siamo decisamente i migliori di tutti. E non parlo della location, anche se a questo giro la nostra Caput Mundi non ha potuto accogliere orde di inglesi sbevazzati e sbevazzatori. Roma che, a mio modesto e assolutamente personale parere, rimane un gradino sopra le varie Londra, Edimburgo, Dublino, Cardiff, Parigi e, non me ne vogliano tutti i Qualsiasishvili che mi leggono, Tbilisi. Gli altri perdono, si incazzano, si rialzano e poi ricominciano a giocare a rugby e, con tempi e modalità varie, vincono e convincono (non per forza con questi ultimi due passaggi in quest’ordine, come mi insegna Townsend).

Noi, invece, siamo i maestri indiscussi della mezza pincia. E ve lo posso garantire in quanto pilone sopravvissuto a molteplici inizi stagione e preparazioni atletiche. Una volta col muso a terra e la stanchezza che preme su ogni centimetro del corpo, specialmente i centimetri ad alta concentrazione adiposa, al richiamo del preparatore atletico, spesso soprannominato l’Infame, l’Insaziabile o il Bastardo, il pilone non fa più l’ultima sessione di piegamenti sulle braccia, ma si limita alla metà della fatica. La famosa mezza pincia. Utilità nessuna, lungimiranza nulla, parvenza ottima. Parvenza e apparenza ottima soprattutto agli occhi, magari leggermente disattenti e non concentrati, di chi deve controllare tanti atleti tutti assieme e non si concentra sul nostro singolo, amatissimo pilone.

Ci abbiam provato a buttarla in baruffa… Foto FIR.

L’Italrugby nell’arte della mezza pincia è campionessa indiscussa. E questo Sei Nazioni ne è la riprova vera e provata. Contro il Galles? Restiamo a zero, ci massacra una squadra in fase calante dopo gli sfraceli dell’edizione 2019. Siamo con la faccia nella melma. Ma poi: che bella l’Italia che lotta contro la Francia, che ci fa vedere sprazzi di bel gioco, che non vince e nemmeno fa un punto in classifica, ma… fa la cosiddetta mezza pincia. Quindi la Scozia a Roma. Ne pigliamo 17 dalla versione triste di Hogg e compagnia bella. Per fortuna il Covid ci obbliga a smettere di parlare di rugby, per poi riprendere contro la selezione di Farrell e far la figura dei cartelloni pubblicitari in autostrada: tutti sanno che ci sono ma nessuno li guarda per davvero. Cosa c’era scritto là? L’Autogrill? Non lo so, forse era il cartellone per il raccordo. E finiamo per essere ancora una volta asfaltati. E infine il XV della Rosa, strafavorito ma che ci concede il lusso di rimanere in partita per metà match. E allora: che bella questa Italia, che onorevole sconfitta, che sterile ma gagliardo tentativo. Sì, comunque e sempre, la solita mezza pincia.

La vera domanda ora è: vogliamo ancora rialzarci? O abbiam deciso che è meglio per noi continuare a far finta? La mezza pincia è un ottimo strumento per il pilone svogliato. Ma il pilone svogliato raramente entra in campo tra i primi quindici. Il pilone svogliato raramente vince. Il pilone svogliato fa la mezza pincia. Ed è na mezza pippa.


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