Prima gli Italiani

di Giulia Mastromartino, Emy Forlani e il Prof


Chi scrive è il Prof. Ma le idee contenute in questo articolo sono frutto di una riflessione, comune e condivisa, di una buona fetta della nostra redazione pirata.

Io non ho Sky. Mea culpa. Quando c’è un big match imperdibile, il luogo di riparo è sempre lo stesso per me. Il Six Nations Murphy’s Pub di Torino. Ci vado a piedi. La birra è buona. Ci sono sempre degli inglesi al banco e i camerieri hanno il kilt. Un bel melting pot ovale. E questa volta vado a vedere l’Italia in trasferta a Newcastle. Partita dura per gli Azzurri.

Primo tempo. Oh, poteva andare peggio. 9-0 per loro, frutto di tre calci di punizione di Farrell. Secondo tempo. Oh, poteva finire prima. 37 a niente. Mamma mia. A un certo punto arriva un messaggio di Dario Sminchio dalla Nuova Zelanda: sta badando a una mandria di mucche, non riesce a guardare la partita, chiede come va, s’incazza e se ne torna al lavoro.

Finisce il match, mando un messaggio sul gruppo Whatsapp di Rugby Pirates. Emy e Giulia hanno l’abbonamento a Sky Sport (beate loro) e hanno visto la disfatta. “Che scrivo ragazze?“. Dovrei tornare di corsa a casa. Mi ero detto di scrivere subito per non lasciarmi sfuggire le idee. Per raggiungere subito i lettori del sito. Ma non ho voglia. Dopo ‘sta maledetta partita c’ho ‘no scazzo incredibile. Tanto quanti tifosi azzurri ci tengono a leggere che abbiamo perso? Che ci hanno saccagnato? Che è andata (come sempre) male tendente al malissimo? Tant’è che scrivo a notte inoltrata e il pezzo vedrà la luce nel pomeriggio di sabato.

Torno a casa a piedi messaggiando. Emy e Giulia sono sulla mia stessa linea d’onda. E chiacchierando prende forma quest’articolo.

Emy a un certo scrive che i sette equiparati in campo su 15 meriterebbero una riflessione. Giulia risponde che sarebbe meglio aprire la nazionale a qualche giovane del Top12. Inizia una girandola di messaggi. Non siamo sempre d’accordo. Siamo pirati litigiosi e dalla dura cervice noi. Non abbandoniamo le nostre idee con facilità e le difendiamo col coltello tra i denti. Potete immaginare quanto sia bello esser parte della nostra nave pirata. Un’esperienza stupenda.

L’idea di Emy è semplice, ed è dettata da oltre un decennio di aria dei campi della serie A nostrana. Lei è una che il rugby lo vede e lo mastica tutti i giorni. Che parla con gli addetti stampa degli altri club, che si confronta con le politiche di crescita vincenti e che, come tutti, vorrebbe crescere nel proprio piccolo per implementare poi le performance sul grande palcoscenico. “Dieci anni di accademie e quasi altrettanti di campionato celtico e milioni di euro investiti per perdere 37-0 con metà squadra formata da stranieri. Houston abbiamo qualche piccolo problema“.

Giulia invece è un’adottata dal rugby. Lo scopre da adulta e se ne innamora. E il suo amore, insieme alla sua capacità di ficcare il naso dappertutto, la porta a conoscere gente, appassionati, giocatori, allenatori, fenomeni. Credo che sia, attualmente, la persona in Italia che può vantare più contatti con chiunque abbia calcato un prato ovale nella penisola negli ultimi vent’anni. Il suo obiettivo? Divertirsi. E per farlo crede e spera in un miglioramento dell’attrattiva del gioco rugbistico italiano, con conseguente evoluzione dei risultati. Dal piccolo al grande. Toh, guarda caso. “E se dalla Top12 arrivano i permit perché non possono arrivare anche dei possibili giocatori della nazionale?“.

La risposta di Emy è dura e mi trova in parte d’accordo: il livello del nostro campionato casalingo è troppo più basso delle seconde e terze scelte di Eddie Jones e gli impatti fisici e mentali sarebbero da ospedale. E questo non vale solo con il XV della Rosa. Vedi la partita della settimana scorsa con i Blues. Io cercherei una maggior sperimentazione e girandola di nomi in occasioni come queste, quando ci sono partite già segnate e decise ancor prima del fischio d’inizio. Magari non pescando (solo) dal Top12, magari sì.

Ma il problema vero è un altro. Perché non si può pescare dal nostro campionato interno? Il problema sono davvero gli equiparati? Steyn, Budd, Sisi, Hayward hanno giocato discretamente. Su Tuivaiti molti borbottano sperando di veder scendere in campo al posto suo altri beniamini, magari Giammarioli, Licata, Barbini. Ma il nocciolo della questione sta qui? No. Non sono i singoli nomi il problema da dibattere. Sono le politiche. E attenzione non parliamo di governi giallorossi o gialloverdi o azzurrobianchi o arcobaleno. Anche se il nostro titolo poteva farvelo pensare. Parliamo di politiche fruttuose per il futuro del movimento ovale italiano. E come sempre noi pirati non amiamo solo criticare, ci piace anche inventare possibili soluzioni. Fantasticando e, molto probabilmente, sbagliando.

Giulia crede che se i ragazzi del Top12 aggregati alla nazionale potessero vivere con loro tre mesi di ritiro ne uscirebbero carichi a pallettoni. “Con uno starnuto tirerebbero fuori la haka”, dice lei. Emy invece è critica: “perché nessuno va in giro a vedere le squadre e i ragazzi non li fanno crescere nei propri club invece che nelle accademie? Poi ti dicono che nei club non si allenano abbastanza bene per fare il salto di livello… allora aiutiamo le singole società! Inventiamoci dei modi per sviluppare il rugby dalla propaganda alle under senza buttare soldi. Scouting, raduni, Top12 come cerniera vera verso le franchigie e la nazionale e non come parcheggio“. E su questo le due damigelle vanno a nozze. E io mi accodo al loro pensiero. Le politiche degli ultimi vent’anni non hanno cambiato lo status della nostra nazionale, la quale continua a equiparare come faceva due decenni fa e a non allargare il bacino d’utenza. Più giocatori toccati vogliono dire più possibili buoni atleti e maggior competitività per i posti all’alto livello e, ovviamente, anche in nazionale. Eppure di soldi ne sono stati spesi. Moltissimi.

E il problema non sono gli equiparati, che se sono forti, competenti e spaccano i culi a tutti sono più che ben accetti (vedi Monty Ioane l’anno prossimo). E questo voglio specificarlo, altrimenti passiamo come i conservatori del rugby italiano. Vi smonto subito quest’idea. Anche perché se fossimo veramente chiusi su questo fronte lo saremmo anche su altri. Tipo le donne nel rugby. E invece le due menti dietro questo articolo sono due delle persone che più ne capiscono di rugby oggi in Italia. E sono donne. Io, in fin dei conti, sono solo il braccio.

Dopo tutto il messaggiare arrivo a casa. Ricevo un altro messaggio di Dario. “Meglio le mucche“, scrive. Hai ragione tu. Questa volta davvero meglio le mucche.


One thought on “Prima gli Italiani

  1. Perfettamente d’accordo con Emy, per quanto ancora ci prenderemo per il culo con le accademie? Giocatori che fanno 1 #anno in Accademia e poi passano in top 12, in 2 anno non passi da prospetto a professionista, o eri già all’altezza o sei un bluff raccomandato, in entrambi i casi solo un alibi per mantenere un sistema clientelare e autoreferenziale. Per fortuna che per vedere rugby vero c’e Sky. Mallet aveva ragione solo sbagliava il bersaglio Sistema Italia no buono x rugby.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *