No more Dawn of the Dead


Grafica Marco Stroscia

Parte l’Autumn Cup.

Format revisionato e allargato del Sei Nazioni per ovviare ai test match contro le downunder che quest’anno per forza di cose non si possono giocare. Fiji e Georgia (più divertente sarebbe stato vedere i Brave Blossoms, peccato, dannato Covid) si aggiungono con il loro entusiasmo, fantasia e muscoli per cercare di sbaragliare le carte tra le big six europee.

Un sacco di incroci e di sfaccettature interessanti. Per me è innanzitutto una possibilità per gli Azzurri di non essere per forza già etichettati come ultimi. Sogno, se è lecito farlo, un quarto posto finale. Mi aspetto, ad occhi aperti e piedi per terra, una settima piazza. Mi spiego: nel girone affrontiamo nell’ordine Scozia (in casa, Firenze porta bene e tutte le solite menate), Fiji (ad Ancona) e Francia (trasferta). Fermo restando che i Galletti si giocano la coppa nella finalissima contro gli Inglesi a parer mio, e possiamo provare a reggere botta con loro, in casa loro, solo per sessanta minuti a dir tanto e solo se gli uomini di Galthié sono in una loro tipica, ma per loro fortuna sempre meno in vista dei mondiali francesi del 2023, giornata no, le prime due partite sono quelle nelle quali raccogliere 8 punti, 6 più realisticamente, 4 se le cose vanno più o meno, 2 se siamo sfortunati, 0 se facciamo tra il cagare e il ridere. Se non siamo tra il ridicolo e il faceto potrebbe esser l’occasione fortunata di arrivare secondi e incrociare dall’altra parte del tabellone una tra Irlanda e Galles e dimostrare, per la fortuna del format, che meritiamo il nostro posto tra le europee, pur avendo battuto di fatto solo la Scozia tra quelle del Sei Nazioni. Ora voi mi direte: la Scozia è più forte, ha una storia rugbistica e dei numeri alla mano pari o minori a quelli dell’Italia ma è riuscita con accuratezza e perseveranza a costruire un’élite di gioco che ci è nettamente superiore. È vero tutto ma: giocano il rugby più noioso d’Europa, non hanno un’apertura buona e sono stati costretti a togliere dalla naftalina Duncan Noneck Weir, si reggono in piedi grazie alle performance di tre uomini principalmente (Fagerson – in prima linea i nostri o mettono su 15 chili a testa entro domenica o sarà durissima -, Gray – al livello delle nostre terze linee più forti – Hogg – un fenomeno non esente da qualche mega stupidaggine, ma abituato, beato lui, a vincere -) e, sopra ogni cosa, non meritano di far meglio di questo Sei Nazioni appena trascorso, nel quale giocando orribilmente hanno strappato il titolo alla Francia, la partita di Roma e la carcassa di un Galles ferito fin nell’anima del suo gioco. Oh, mi ripeto: han vinto e il risultato del campo non si discute… ma quanto son brutti?

In più mi direte: le Fiji son a un livello più alto del nostro. È vero: estro e fantasia sono la loro tipica arma in più. Se aggiungete il regalo della dea del Pacifico che li ha resi tutti piloni con le gambe da centometrista, allora siamo fregati. I nostri trequarti sono più disciplinati dei loro ma tener botta nei frontali sarà un’impresa molto ardua. Ce la possiamo giocare alla pari se siamo accorti, corretti e non sprechiamo nulla. Non dico che sarà facile, figurarsi, ma che ce la possiamo fare sì. Il loro pack, seppure più pesante, non è molto più tecnico o cristallino del nostro, in particolare tra le terze linee, la mediana è di livello ma non esente da castronerie. Quindi… incrociamo le dita.

Ho finito l’arringa. Son andato a sostegno dei nostri. Forse anche troppo. La bellezza di un nuovo format e di un’infornata avvincente di rugby novembrino mi ha un po’ dato alla testa. Questa Italia la amo, ma mi ha fatto anche parecchio arrabbiare. Scelte tecniche che non capisco (e Ruzza? Qualcuno vuole rispondere?), scelte non sempre limpide, prestazioni sottotono e imperdonabili, gioventù ed esperienza amalgamate ma non benissimo. Ecco ci sono tanti grumi nell’impasto. È necessaria una bella frullata per dare consistenza e cremosità. Voglio uomini che corrono, che avanzano, che placcano, che urlano, che soffrono, soprattutto che vincono. È finito il tempo degli zombie in campo, non è più ammissibile.In questo autunno voglio gli Azzurri come il mare che urla e biancheggia (San Martino, Carducci) e non posso più accettare un’estate fredda dei morti (Novembre, Pascoli).


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