
6 aprile 2009. Ore 3.32. Nel cuore della notte il tempo si ferma. Si ferma per una città, per un popolo, per una nazione. Si ferma la vita di un intero mondo, che per poter ripartire ha avuto e ha ancora bisogno di una mano.
Sono passati dieci anni da quella terribile notte. Il terremoto dell’Aquila è dolorosamente ancora vivo nel cuore del nostro Bel Paese. È vivo per chi in quella città abita. Per chi ci lavora, per chi passeggia per le vie del centro, per chi alzando gli occhi guarda le ferite che solcano i muri degli edifici e l’animo delle persone. Dieci anni fa, tra le tante, troppe vittime, vi fu anche Lorenzo Sebastiani, giovane pilone che aveva appena esordito con i neroverdi dell’Aquila Rugby. Un intreccio doloroso che portò, per questo motivo, per un concetto di cittadinanza lodevole, per il dogma del sostegno rugbistico, i giocatori della squadra abruzzese, all’epoca in lotta per salire nella massima serie del campionato italiano, a scendere per strada a spostare macerie e sporcarsi le mani per chi lottava, per i propri concittadini, per i propri fratelli.

Abbiamo deciso di scrivere questo pezzo per onorare chi è caduto, per omaggiare una città dal cuore grande e una società eterna. Società, L’Aquila Rugby, che oggi non esiste più per motivi distinti da quella terribile notte e che, pertanto, con la sua scomparsa ha lasciato un buco tremendo nei nostri cuori ovali. Credendo però che le nostre parole non fossero abbastanza alte e adeguate, abbiamo deciso di chiedere aiuto, con una speciale intervista, a un uomo, un rugbista, un grande protagonista del mondo ovale azzurro: Totò Perugini. Perugini, campano di nascita ma aquilano di adozione, ci ha onorati con le sue parole, tessendo una tela dalla carica emotiva incredibile. Chiacchierando con l’ex-pilone della nazionale, oggi vicepresidente della FIR, abbiamo provato l’emozione di sentirci parte di un qualcosa più grande: una famiglia ovale e italiana da difendere e da sostenere. Come fratelli dagli stessi colori che condividono sangue, sudore e fatica in campo.
Totò esattamente dieci anni fa L’Aquila veniva scossa dal terremoto che ha distrutto la città e piegato gli animi di un popolo. Come hai vissuto quel drammatico momento?
L’Aquila è la mia casa per elezione. Quando ricevetti la notizia ero a Tolosa (Perugini giocava per lo Stade Toulosain quella stagione, ndr). Ho questo ricordo indelebile: era mattina presto, le 6 circa. Ricevuto il messaggio del terremoto da alcuni amici, ho acceso il canale italiano della tv e mi sono accorto di quanto era successo. Una tragedia immane. Chiamai Carlo Cerasoli, il numero 8 dell’Aquila, amico da una vita, che mi disse che stavano andando a scavare. Se ci ripenso sto malissimo.
Da giocatore di una delle più grandi e importanti società italiane invece, come ricordi quell’ambiente e la grave perdita che subì, con la scomparsa del giovane Lorenzo Sebastiani?
All’Aquila mi accolsero con il massimo rispetto fin da subito. Quelli con i neroverdi sono stati i cinque anni più belli della mia carriera (Perugini giocò dal 1997 al 2002 con L’Aquila, ndr), senza ombra di dubbio. La forza dell’Aquila non era nella società, ma nella mentalità di chi calcava quel campo. Era una cosa veramente profonda. Sebastiani era un ragazzo incredibile, di sani principi, e la sua perdita è una ferita che ancora oggi sanguina. Nel rugby e a L’Aquila chi gioca con quella maglia diventa un fratello e, anche se non giochi temporalmente assieme, come non feci io con Lorenzo, si è stati parte della stessa famiglia. La sua è stata una perdita per L’Aquila, per il rugby italiano, per tutto il mondo ovale.

Oggi però quella magnifica società che ha lottato unita anche contro le conseguenze del terremoto non esiste più, non riuscendo a iscriversi al campionato di serie A 2018/2019 e fallendo dopo il protrarsi di gravosi problemi economici. Questo quanto fa male al nostro rugby?
Il fallimento dell’Aquila è secondo me la pagina più triste del rugby italiano degli ultimi vent’anni. Una storia, un pensiero, una realtà che scompaiono. E questo fa malissimo. È una cosa sulla quale, così come se parlassimo di tutto il rugby al sud, deve pensare seriamente la federazione. Io in qualità di vicepresidente rispetto le politiche anche se, ovviamente, non sono e non siamo sempre tutti d’accordo. Bisogna riscoprire quel sentimento, quell’impegno, quella mentalità di fratellanza che c’era all’Aquila e che spesso c’è nelle società al sud. Squadre che lottano con una voglia incredibile in una situazione, quella italiana, che è già difficile di per sé e che al sud diventa ancora più complicata. Qualcosa si sta perdendo. Forse perché non ci sono più tanti elementi del sud che incarnano quei valori. Questa è una cosa importantissima su cui riflettere.
Il nostro grazie a Totò Perugini. Per il suo tempo, per le sue parole, per il suo ricordo.

Il nostro massimo rispetto nel dolore per Lorenzo, per L’Aquila Rugby, per il popolo aquilano.
