Italia nessun punto, ma non e’ questo il punto


Diverse scelte sbagliate. Diverse opzioni che potevano risolversi da un lato o dall’altro e si sono concretizzate quasi sempre contro la compagine italiana, specialmente nel primo tempo, quando i giochi non erano ancora fatti. Una gestione della mischia chiusa e della maul tutt’altro che limpida. Un’assistenza dei supporti a bordo campo e in cabina di regia quasi inesistente.

Finito di parlare della partita (terribile, ma è il mio personale punto di vista) di Pierce, passiamo ad analizzare la prestazione azzurra in questa primo incontro (e sconfitta) del Guinness Sei Nazioni 2020.

I Gallesi sanno giocare a rugby, di questo non avevamo dubbi. E sanno affrontare con diligenza e attenzione ogni avversaria, anche la meno competitiva del torneo. Non a caso sono lassù tra gli dèi dell’Olimpo ovale. La scelta di calciare sempre dietro la linea di difesa di Halfpenny è testimonianza di uno studio accurato delle nostre maggiori difficoltà. Questa in particolare è palese da sempre, con una grave accentuazione a partire dalla scorsa estate, quando nel match pre-mondiale l’Irlanda più brutta mai vista ci fece a fette con questo tipo di giocata. Pivac e il suo staff sanno benissimo che Minozzi è la nostra stella splendente, quindi il Galles presenta davanti al Pity una linea sempre molto densa e muscolosa. Al nostro estremo non rimangono opzioni se non quella di sbattere contro un muro, dato che non sembra ancora fiducioso nell’utilizzo del piede, o ha ricevuto ordine di non usarlo. In più i Dragoni hanno Tomos Williams, oggi in versione spiritata, e Josh Adams, capace di schiacciare in meta tutto, anche i moscerini che passano per il Principality Stadium.

Sapevamo che sarebbe stata dura. Durissima. E lo è stato. Eccome, ragazzi: finisce 42-0 con Tipuric man of the match, Adams che fa il suo personale hat-trick, North che sigla la quarantesima meta in rosso, Webb osannato dagli spalti. Bravi loro. Ma che davvero c’è bisogno di ribadirlo che sono più forti?

Anche noi non eravamo d’accordo! Foto in presa diretta da DMAX.

Però… però… però… questa Italia non è così brutta quanto il punteggio possa far pensare. La nostra mischia e la prima linea in particolare hanno ben figurato, a tratti schiacciando il pacchetto avversario e le penalità in fase statica concesse dagli anglosassoni sono diverse (e sarebbero dovute esser di più). La nostra linea di difesa sulla trequarti ha retto discretamente bene: ottimi Canna-Morisi, con il buon Carletto che si applica con notevole buona volontà nel ruolo che non gli è solito.

Ma allora perché abbiamo perso? Di oltre quaranta punti? Per l’ennesima volta? Qual è il punto per cui non abbiam marcato nemmeno un punto? Non perché abbiam giocato male, anzi, tutti han dato il massimo, non mollando mai. Usciamo decisamente a testa alta dalla roccaforte gallese. Abbiam perso per meccanismi rodati, per imposizione, attitudine, mentalità, skills, confidence e tifo superiori dei nostri avversari. Il nostro autista Franco Smith si è dimostrato davvero abile alla guida dell’Italia in questa sua prima uscita ufficiale. Sapeva che ci avrebbero bersagliati e ha allenato i meccanismi di difesa. Sapeva che avremmo avuto pochissime chance e ha lavorato per il mantenimento dell’ovale nelle ruck, nelle touche, nelle mischie. Ci ha ben portati dove volevamo e potevamo arrivare. Ma se nella gara alla nostra piccola utilitaria si affianca una supercar… beh… va da sé che il traguardo non lo si riesce a tagliar per primi. Va già bene aver finito la corsa con abbastanza benzina per poter rientrare a casa. E tutti interi.

Certo, non è una gran soddisfazione. Ma le basi sono buone. La fiducia, gli sguardi, le parole sono buone. Vincere è difficile. Ma la parola impossibile non ce la sentiamo di usarla. Non quest’anno. Non per ora.


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