Come battere i campioni in carica


Franco Smith ha due ovali grossi così. Su questo non ci piove. Conosce bene i meccanismi italiani. Ne capisce le luci e le ombre. E, probabilmente, sa che deve osare. Già, perché se agli occhi di molti la formazione presentata ieri in vista del primo impegno con il Galles questo weekend, per l’apertura della nostra ventesima partecipazione al Torneo delle Sei Nazioni, è un qualcosa di molto azzardato, forse in realtà bisogna considerarla sotto un’altra ottica. Questa squadra è sì un azzardo, ma è anche un vero e proprio tentativo di rimescolare le carte e sperare di pescare il jolly. Certo, perché sempre di jolly stiamo parlando: battere il Galles campione in carica e grande protagonista del mondiale è certamente ambizioso, al limite dello sfrontato ma, perché no, magari non impossibile.

Sì, non c’è bisogno di far partire la filippica. Tipuric-Faletau-Wainwright-Halfpenny-Biggar-North-Jones. E ne citiamo solo alcuni di quelli che, se gli girano gli ovali, prendono qualsiasi avversario e lo ribaltano come un calzino. Rugbisticamente parlando. Ma, alla fine, è un match di restart. Si ricomincia: un nuovo anno, un nuovo ciclo, un nuovo coach, una nuova mentalità. Sia loro che noi. E forse, qualcosa di indecifrabile e indicibile potrebbe anche accadere.

La nostra è una squadra giovane, a tratti giovanissima. E ovviamente seguendo la più classica delle attività preferite dagli italiani, ci sono molti allenatori da divano tra di noi che criticano questa scelta. Meglio affidarsi a chi ha più esperienza. E allora Sgarbi perché è fuori? E il Ghira? Bla bla bla. Le tanto acclamate porte aperte ai giovani sembrano finalmente essersi spalancate e, anche nel male (ossia anche se perdessimo di 30 punti), non può che andar bene così.

Una prima linea fresca fresca, quasi sbarbatella, il cui uomo di punta, Marco Riccioni ha vent’anni o poco più ed è già visto come il titolare inamovibile. Vederlo in panchina ha destato gli animi di molti, ma dobbiamo anche considerare la lunghezza del torneo e la necessità di dosare intelligentemente l’operato dei nostri uomini di peso. Largo quindi a Zilocchi, che sta facendo benissimo a Parma.

Marco Riccioni, la nostra giovane stella a numero 3. Foto Mazzocato.

E poi Cannone. Mamma mia, bravo ragazzo! Spacca tutto, mi raccomando! Te lo meriti e, con il tuo ingresso dal primo minuto, Smith dimostra di aver fegato da vendere e piazzare un prospetto per il futuro in mezzo alla nostra mischia e al rettangolo verde. Uno che ha un braccio con un tatuaggio che fa provincia e siamo sicuri farà bene.

E quella terza linea che, ci piange il cuore, vede uomini che stanno facendo non bene, non benissimo, di più, che rimangono addirittura seduti in panchina. Licata è pronto a spaccare il mondo entrando nella ripresa. Inutile dire che questo è il nostro reparto di punta, la nostra élite. Steyn-Negri-Polledri li amiamo già da un po’, eppure potrebbero rimanere sugli scudi ancora per molto tempo. E di questo non possiamo che dire grazie.

La mediana è un’incognita? Forse sì. Braley-Allan non si conoscono a menadito e potrebbero esserci degli intoppi. E qui Smith usa un ingegno pazzesco: piazzare un altro playmaker che può dare un’altra opzione (imprevedibile come spesso capita, dato che parliamo di Carletto Canna) e costringere la difesa a non saper più dove puntare il proprio mirino, contando che nel frattempo possono arrivare ben quattro frecce mica da poco: Morisi nel mezzo, Minozzi dalla distanza e Sarto-Bellini sui fronti laterali, due che possono fare malissimo, specialmente se in giornata. Senza contare che a livello di kicking game e percentuale dalla piazzola possiamo contare su due giocatori che, negli anni, hanno avuto fortune alterne e che, nell’economia, anche psicologica, di una gara possono alternarsi, supportarsi e portare in cascina quanto più fieno possibile.

Capitan Bigi, esperienza e leadership saranno fondamentali. Foto D’Alessandri.

Ovviamente ci si deve porre anche la domanda riguardante la qualità della nostra difesa. Il lavoro della mischia sarà veramente duro: nella nostra zona rossa sarà necessario che i nostri primi otto uomini siano in grado di tener testa con coraggio e muscoli alle cariche dei colossi Dragoni, senza obbligare gli smilzi a intervenire nei raggruppamenti e lasciare così campo alle saette gallesi schierate in profondità. Questo è a parer mio l’aspetto più delicato della nostra partita difensiva: Lovotti, Zanni e Bigi sono chiamati con la loro esperienza a quel leading by example capace di mantenere il morale alto anche nei momenti di maggior difficoltà. E ci saranno, non illudiamoci del contrario.

Riguardo alle cariche gallesi sulla nostra linea molti hanno già etichettato la cerniera Allan-Canna come quella che sarà presa maggiormente di mira, evidenziando come il giocatore delle Zebre possa esser un po’ il nostro anello debole, laddove l’altro centro Morisi è un solido placcatore e Sarto e Bellini sono capaci di notevoli e fondamentali recuperi anche nei momenti di gap e perdita di terreno. Il poliziotto n.12 è quindi l’osservato speciale ma, in questo caso, mi sento di spezzare una lancia in suo onore e difesa. Negli ultimi anni, che sono tra l’altro coincisi con l’ascesa di Allan ai suoi danni all’interno delle gerarchie di O’Shea, il buon Canna ha trascorso momenti sicuramente difficili al piede e nell’espressione del proprio gioco, non solo a livello azzurro, ma anche con la franchigia. Ma se c’è una cosa che è decisamente migliorata in questi mesi di semi-oblio sportivo è stata la sua attitudine al placcaggio e al subire e respingere gli impatti. Molto spesso guardandolo in diverse partite ho pensato che fosse una fase della sua carriera nella quale i suoi allenamenti e il suo focus principale fosse rivolto al miglioramento di quella sua particolare, se non mancanza, difficoltà. E ho anche sempre pensato che, nel momento in cui si sarebbe sentito a posto con questo suo deficit, sarebbe anche riuscito a tornare sullo standard solito delle sue apparizioni. E vedendo la parte finale del 2019 e le prime uscite di questo 2020 mi sento molto fiducioso e spero che questa nuova fase di Carlo Canna sia iniziata: un periodo nel quale alla sua gagliarda gestione del gioco da numero 10 (o 12 in questo caso) si può aggiungere l’affidabilità di un buon difensore.

Pertanto sono molto ottimista. Qualcuno dirà troppo, ma la mia speranza e fiducia nei ragazzi azzurri è grande quest’anno. Così come lo è la mia prima impressione su Franco Smith a capo della spedizione italiana nel rugby delle grandi protagoniste europee.

Domani si inizia in quel di Cardiff, nel Principality Stadium che fa tanta paura a solo nominarlo. Ma si inizia col piglio giusto e, speriamo, di iniziare questo Sei Nazioni anche col piede giusto. Ore 15.15 italiane, birra e salame. Siete già lì? Pure io. Pure noi pirati.


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