Hello from the other side: il punto di vista sugli avversari degli Azzurri


di Emy Forlani

La partita tra Galles e Italia, primo incontro del Sei Nazioni 2020, era iniziata con l’annuncio dei convocati dei Dragoni, che già aveva suscitato qualche preoccupazione nei tifosi italiani: campioni in carica, semifinalisti al Mondiale e all’esordio casalingo nel torneo, i Rossi si preparavano a schierare una squadra da urlo.

Infatti, questi sono stati i gallesi in campo sabato (fonte: tabellino FIR): Halfpenny; McNicholl (11’-21’ pt. Tompkins), North, Parkes (12’ st. Tompkins), Adams; Biggar (28’ st. Evans J.), Williams (20’ st. Webb); Faletau (12’ st. Moriarty), Tipuric, Wainwright; Jones A.W. (cap), Ball (15’ st. Hill); Lewis (20’ st. Brown), Owens (23’ st. Elias), Jones W. (15’ st. Evans R.). Aggiungo un porta acqua di gran lusso: Sam Warburton.

Purtroppo per gli Azzurri, da urlo ma anche da grida (“da che punto guardi il mondo tutto dipende”, cit.) è stato il risultato finale dell’incontro: un 42-0 maturato in scioltezza lungo tutti gli 80 minuti, con l’Italia che ci ha messo impegno e voglia ma che nulla ha potuto contro un avversario anni luce superiore che le ha così inflitto la ventitreesima sconfitta consecutiva nel torneo.

I Dragoni, giocando una buona partita, sfruttando le individualità, con un gioco efficace e senza grandi acuti, hanno conquistato una vittoria con bonus e lasciato gli Azzurri a zero sia in classifica che sul segnapunti: meglio di così, per gli oltre 68.500 (!) tifosi che hanno colorato di rosso il Principality Stadium di Cardiff (fu Millenium), non poteva andare.

Ah Biggar, quanto ci hai fatto soffrire! Foto Guinness Six Nations FB.

Il giorno dopo, la Francia, prossimo avversario degli Azzurri (domenica 9 febbraio, a Parigi), ha annichilito i vicecampioni del mondo dell’Inghilterra che, per trequarti dell’incontro, non ci hanno capito letteralmente nulla. 

La partita è finita 24-17, dopo un massimo vantaggio dei Bleus di 24-0 (!) fino a metà del secondo tempo. I Galletti si coccolano i loro “ragazzini” terribili, tutti grinta, qualità e coltello tra i denti e si godono il titolo di Player of the Match del monumentale numero 8 classe 1997 Grégory Alldritt.

È la Francia dei giovanissimi senza caps, è la nuova Francia di Galthié, che ha inaugurato il suo corso e il nuovo quadriennio facendo a meno di giocatori che altrove convocherebbero ancora anche zoppi, è la Francia che vuole scrollarsi di dosso annate difficili e punta alla RWC casalinga del 2023, è la Francia che ha vinto gli ultimi due Mondiali U20 e che poggia su un sistema rugby che parte dall’asilo e arriva fino al massacrante, scintillante e milionario Top14.

È difficile pensare che, anche tra i più ottimisti tra i cugini d’oltralpe, qualcuno avesse previsto questa vittoria e, soprattutto, le modalità con cui è maturata, ma così è stato e ora tocca all’Italia farci i conti: gli Azzurri sono volati da Cardiff direttamente a Parigi e li aspetta una settimana sicuramente intensa, che li porterà fino allo Stade de France e al fischio d’inizio di domenica pomeriggio.

Rattez non sarà tra i più belli, ma tra i più forti c’è di sicuro… Foto Guinness Six Nations FB.

Chiudo con l’angolo “In vino veritas, in gnocco we trust”, a cura di una pregiatissima giuria femminile dotata anche di una grande esperta di vini e vitigni. 

Poco originali, ma imprescindibili, le nomination gallesi: Leigh “Mezzamonetina ma intero tutto il resto” Halfpenny, che ispira “un bel Barbera, forte, piazzato, grande tasso di tannino così che risulta incisivo e atto ad invecchiare, ricco di personalità e sentori di rosa, viola e frutti rossi” e Dan “lo farei ballare io” Biggar, uno da ricoprire di caramello salato e da degustare con “un Blanc de Noir, un 100% Pinot nero, potente, corposo e profumato, con sentori di panificazione come di brioche appena sfornata o di pane morbido sui cui far colare il caramello e farci la scarpetta”. 

Per l’Italia, prima di dedicarci ai giocatori nel prosieguo del torneo, la nostra attenzione, grazie alle inquadrature della regia televisiva, è stata attirata da Franco “ahpperò che bell’ometto” Smith, che sa di Lambrusco fermo, un vino un po’ musone, che pare adatto all’inevitabile espressione da sfinge durante la partita, e dal videoanalist seduto davanti a lui, piacevole sorpresa per molte delle giurate e ispiratore “di un vino a base Bellone del Lazio, vitigno sconosciuto ai più, molto buono, frutta matura e finale amarognolo”. Mica pizza e fichi!

Non ci è sfuggito neanche l’arbitro: il bel Pearce è una garanzia e “visto che è piccolino, un Picolit del Friuli, vino dolce ma di grande freschezza, grande carattere ma garbato, fruttato e armonioso, che si fa anche invecchiare in barrique, perché nelle botti piccole c’è il vino buono!”.

Next stop: Francia-Italia. Stay tuned!


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