Ancora contagiata dalle good vibes di Braam Steyn, non potete capire quanta soddisfazione dia incontrare una persona col tuo stesso livello di ottimismo se non qualcosa di più, continuo le mie chiacchiere in casa Benetton. E così apro le porte della nostra House a un giovane, anzi giovanissimo, protagonista del campionato di Pro14, triestino di nascita, ma solo di quella, classe 1998, il mediano di apertura proveniente dal Petrarca, Antonio Rizzi.

Ciao Antonio, molto piacere e grazie per la disponibilità, come stai?
“Ciao grazie a te, molto bene, un po’ preso dallo studio.”
Che materia stai preparando?
“Statistica – buona fortuna – ho l’esame tra un mesetto, studio presso la facoltà di Economia.”
Una bella scelta, complimenti. A proposito di scelte parliamo di te, cresciuto nelle fila della Leonorso Udine, passato a Mogliano, poi al Petrarca, senza dimenticare l’Accademia a Parma. Sebbene tu sia giovanissimo hai già maturato molta esperienza, ma Treviso è il punto di arrivo o un’altra tappa di questo meraviglioso viaggio?
“In questo momento sono esattamente dove voglio essere, la Benetton è una realtà meravigliosa che mi dà la possibilità di crescere sia come giocatore che come persona, ci sto bene e vorrei restarci.”
Quindi se ti arrivasse una proposta, che so, dall’Inghilterra risponderesti un ‘come se avessi accettato’?
“Sì, adesso lo vedrei un passo troppo azzardato, ho fatto esperienza è vero ma non ancora abbastanza per essere a quel livello e mi brucerei una grossa possibilità.”
Giovane, studioso e molto assennato, è vero quello che mi ha detto Charlie [Trussardi, ndr], gli sportivi crescono più velocemente e hanno una visione molto più adulta della loro età anagrafica, col risultato che io mi dimentico di parlare comunque con ragazzi di vent’anni e il mio povero neurone sano (uno solo me n’è rimasto) fa corto circuito. Quindi ristabiliamo il collegamento delle sinapsi e continuiamo.
Dicevamo, a che età hai iniziato a giocare a rugby?
“Ho iniziato a 7/8 anni, mi allenava il padre di Ale Zanni, poi quando avevo 14/15 anni nell’under16 di Leonorso mi allenava Ian MckInley. Siamo diventati amici, per me lui è come un fratello maggiore; è bello trovarsi in squadra insieme anche se, ricoprendo lo stesso ruolo, adesso c’è un po’ di rivalità.”
Conoscevo questa storia, ma essendo un’inguaribile romantica (come dice Vasco Rossi), ho lasciato che me la raccontasse lui di persona personalmente.
Mettiamo un attimo il rugby da parte, cosa ti sarebbe piaciuto fare?
“Sicuramente lo sportivo, avrei continuato a giocare a calcio. L’ho fatto fino a 15 anni, giocavo nell’Udinese calcio, poi ho dovuto gioco forza fare una scelta. Mi sono confrontato con i miei genitori ed ho scelto il rugby. Oppure avrei seguito mia sorella Sofia a Londra.”
Ma dai! Anche mio fratello sta a Londra. Tua sorella è più grande? E che ci fa a Londra? Lo sapevo, si sono svegliate tutte le inquiline pettegole del mio condominio mentale, il povero Antonio non sa quanto possano essere curiose.

“Adesso sta facendo un Master anche lei in economia, indirizzo moda o qualcosa del genere – Fratelli, amore incondizionato, ma attenzione concentrata solo su certi aspetti della vita delle sorelle – è più grande di me [24 anni, ndr], ci vediamo poco durante l’anno, io appena posso la vado a trovare.”
I fratelli sono come rami di un albero, possono andare in direzioni diverse ma hanno sempre una base comune che li lega. Sicché non ti preoccupare.
Ve l’ho detto che sono romantica e quando si tratta di fratellanza ancora di più, quindi non sbuffate e continuate a leggere.
Da sportivo cosa mi dici, il rugby è uno sport completo?
“Lo sport è indubbiamente una scelta personale, però sì, come disciplina è completa. Come movimento deve ancora crescere ma ha un ampio margine di miglioramento rispetto ad altri paesi dove è più popolare. Questo è sicuramente un punto di forza”
A proposito di miglioramenti, compimenti per i risultati della passata stagione, come lo vedi il campionato quest’anno?
“Come obiettivo abbiamo di ripartire dai buoni risultati dell’anno scorso e di accedere ai playoff. Quest’anno abbiamo una rosa più ampia e una panchina più lunga che ci può aiutare ad arrivare a fine anno con un minor minutaggio addosso.”

Cambiamo argomento – il salto di palo in frasca è la mia specialità – allenamenti, campionato e università, ma per rilassarti che fai, esci, leggi, cucini? Le mie condomine pettegole hanno preso il timone della conversazione.
“No, non sono un lettore, anche per colpa dell’università che mi fa stare su libri che non sempre mi piacciono. Esco, vado fuori o con i miei amici o con i miei compagni di squadra. Spesso coincidono anche nei fine settimana liberi, quei pochi che capitano, se non vado da mia sorella, cerco di vedere i miei amici storici, quelli del periodo da calciatore.”
Mi pare giusto – bravo, assennato, studioso e sportivo, ma sto pur sempre parlando con un ragazzo di vent’anni – allora dimmi che musica ascolti?”
“La musica la tengo sempre in sottofondo mi piace un po’ tutta. Ma più di tutto mi piace la TRAP – rabbrividiamo – no, aspetta mi piace perché la ascoltavo molto prima che arrivasse in Italia e si diffondesse così tanto, anche il RAP americano mi piace.”
Ok già meglio, ma come facevo notare prima al mio condominio mentale, è un ragazzo di vent’anni. Antonio mi stai simpatico anche con la trap.
Potremmo continuare a chiacchierare a oltranza, ma tu devi preparare un esame e io voglio avere la coscienza a posto, sicché arriviamo alla domanda di chiusura. Mi dici, per favore, chi è il giocatore più pirata che tu abbia mai incontrato finora?
“Fammi pensare, sì, Giorgio Bronzini [mediano di mischia di Viadana] – e ride – il motivo la sa lui.”
Grazie Antonio per la disponibilità e la gentilezza, dovrò chiamare Giorgio per farmelo spiegare, soprattutto per placare la curiosità di tutte le mie condomine cerebrali.
“Il rugby è uno sport straordinario, l’unico dove la vittoria passa attraverso le mani dei compagni.” [Sabrina Melis]
