Gli All Blacks sono un fuoco di paglia, buone notizie per gli Azzurri

Oggi abbiamo assistito alla partita più bella della Namibia degli ultimi vent’anni. Se non di sempre. Avanti 3-0 sulla Nuova Zelanda dopo 2′; sotto 9-10 alla mezz’ora di gara. Poi al 35′ la forbice tra le due formazioni si è allargata irrimediabilmente e gli All Blacks hanno preso il largo. Bella prestazione di Jordie Barrett a numero 10, immaginifico TJ Perenara capace di schiacciare una meta all’angolino con solo un polpastrello dentro il campo e tutto il resto del corpo fuori. Oh, son di un altro pianeta, lo sapevamo.

Ma la formazione di Hansen è una Nuova Zelanda B, con molti giocatori che il campo l’hanno visto poco o nulla nelle prime uscite mondiali. Con il Canada l’asse Bounga era ancora operativo per poter assicurare facilmente i 5 punti e il passaggio del turno. Oggi invece questa necessità non era più così pressante e lo staff tuttonero ha optato per un XV di turnover, che desse minuti e gambe a chi ancora deve respirare a pieno l’aria mondiale e riposo e defaticamento a chi con ogni probabilità sarà protagonista degli incontri da dentro-fuori nel prosieguo della manifestazione.

E questa scelta tecnica ha però pesato sull’andamento del match. Chi gioca poco vuole mettersi in mostra per cercare di giocare di più, scalare le gerarchie e ritagliarsi un posto da titolare inamovibile. Chi gioca poco quindi osa di più. Ma osare di più vuol dire anche esporsi maggiormente a degli errori. E, molto spesso, gli errori si commettono e si pagano. Due cartellini gialli, otto punizioni concesse. In una partita che era già scritta da prima del fischio iniziale. Nulla da togliere al cuore e al coraggio namibiano, che già avevamo visto all’opera contro gli Azzurri nella prima partita dell’avventura mondiale italiana, ma di sicuro l’indisciplina e la fretta dei neozelandesi hanno giocato la loro parte. Non cambia nulla in termini di risultato e gerarchie ovali mondiali: rimangono la squadra da battere, rimangono i favoriti alla Webb Ellis Cup. Ma questa Nuova Zelanda è stata un po’ un fuoco di paglia: si è accesa dando tantissima luce e un forte calore nella partita d’esordio con gli Springboks, per poi brillare di meno col Canada e la Namibia.

Vittorio Munari s’infurierà con me. Ne ha ben donde. D’altronde io parlo guardando le partite dal letto (sì, scusatemi ma alle 6.45 non avevo voglia di birra e divano), mentre quelli che scendono in campo e fanno degli errori sono comunque lì a giocarsi un posto nel primo XV della formazione favorita alla vittoria finale del mondiale. Potrei anche starmene zitto. Però sono un sognatore e vedere gli All Blacks fare questi errori e presentarsi con questa squadra mi fa sperare che, forse, forse, forse, qualche possibilità ce l’abbiamo ancora. Il Giappone ha battuto l’Irlanda, no? L’Irlanda che fino a poco fa era in testa al ranking, no? I Brave Blossoms hanno fatto un’impresa. Siamo noi forse da meno?

Finché c’è vita c’è speranza. Speriamo che il detto valga pur qualcosa.


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