Finché non sono approdata nel mondo ovale per me Petrarca era il poeta aretino autore del Canzoniere, opera ispirata a Laura, suo unico e grande amore. Quindi dopo questa partenza abbondantemente romantica, ho ormeggiato la mia scialuppa sulle spiagge ovali dove il Petrarca è il terzo club più blasonato d’Italia con i suoi 13 scudetti, dopo gli Amatori Milano (18) e il Benetton Treviso (15); attualmente la più titolata tra le squadre di Top12.
Quindi parlare di questo club così prestigioso mi suscita una certa ansia, ma per fortuna a stemperare la mia agitazione ci hanno pensato coach Marcato e capitan Saccardo (che leggerete nella prossima puntata), che con la loro cadenza morbida, a tratti flautata tipica del dialetto veneto, riescono a farmi dimenticare di quale club si stia trattando.

Buonasera Coach Marcato, molto piacere di conoscerla, cosa fa un allenatore quando il campionato è finito?
Buonasera, diciamo che prima di tutto mi posso godere di più la mia famiglia adesso che non ho tutte le giornate impegnate. Adesso stiamo lavorando sul pre-stagione e siamo concentrati sulla programmazione della prossima.
Lo so sono ripetitiva, ma ogni volta che sento questi discorsi mi viene in mente un professore che non fa in tempo a finire un anno scolastico che deve subito pensare a quello successivo. I libri di testo, i programmi da stilare, i corsi di recupero per non lasciare nessuno indietro e poi le classi da formare, eccetera eccetera… e mi rendo conto quanta passione e dedizione siano necessarie per portare avanti progetti del genere.
Noi siamo un popolo di santi, navigatori ed allenatori, quanto è difficile organizzare una rosa di giocatori per mantenere sempre il livello alto?
[Ride] È vero siamo tutti tecnici, ma io alla fine sono fortunato perché faccio il lavoro che mi piace e quindi non sento la fatica né la pesantezza. Poi con l’esperienza ho imparato a rigenerarmi anche con poco tempo, usando certe accortezze, tipo staccare le connessioni dal mondo e dedicarmi alla mia famiglia.
E per restare in tema esperienza, secondo lei cosa può aiutare il nostro movimento a prendere ancora più campo ed entrare nei salotti delle famiglie italiane?
Beh, vincere aiuta molto. Io abito a Treviso, guarda la Benetton, quando ha vinto e si è guadagnata i playoff non si parlava di altro e lo stadio era sempre pieno. In uno sport come il nostro vincere aiuta moltissimo, la vittoria porta tutto, le persone, l’attenzione, gli sponsor. E di conseguenza tutto va.
Effettivamente il modello veneto in generale e quello trevigiano in particolare risultano azzeccati, riesce quasi a mettere tutti d’accordo.
Sì, perché investe molto nel capitale umano, loro sono stati molto bravi a gestire il capitale umano che avevano a disposizione anche con i permit player (Niccolò Cannone è un esempio lampante, che dal Petrarca ha fatto il suo debutto in Pro14 segnando pure una doppietta, ndr).

A proposito di capitale umano, ho scoperto che anche a Padova amate il calcio in costume, non sapevo che fosse così seguito da tutti voi.
Sì, abbiamo forti legami con la vostra tradizione fiorentina, ci avete contagiato.
A questo punto mister mi può dire quale sia il giocatore più pirata che abbia mai incontrato?
Gigi Ferraro, lui senza dubbio.
Ed anche questa volta resto senza parole. E credetemi io di parole ne ho sempre tante, ma sentire l’allegria di questi ragazzi trasudare dalla cornetta nel raccontare dei loro ex compagni è un’emozione molto intensa.
Grazie per averla condivisa con noi e, ovviamente, aggiungiamo coach Marcato nella roulette di possibili allenatori della nostra franchigia pirata.
