Dopo l’intervista con mister Brunello, sentiamo invece cosa ci racconta capitan Chiesa, toscanaccio come me che, nonostante i suoi sette anni di militanza nella bassa bresciana, non perde, per fortuna, il suo accento livornese. Anche se durante la conversazione non ci ha messo neanche un dé.

Alberto buonasera, grazie per la disponibilità e complimenti per il titolo. Come vanno le vacanze?
A singhiozzo, subito dopo la finale sono stato a New York. Ad ottobre quando ho prenotato il viaggio ho pensato, o ci vado allegro a festeggiare o ci vado triste a consolarmi. Diciamo che ho festeggiato. Adesso mi concedo un po’ di riposo, poi dalla prossima settimana siamo di nuovo su per fare dei test, per vedere come siamo messi.
Ma mister Brunello mi ha detto che siete in ferie. Ti stai allenando quindi?
Sì, io mi alleno sempre non riesco a stare fermo – e ride – lo staff di Calvisano praticamente sente più me delle proprie famiglie. Dopo tutti questi anni oramai so come allenarmi, cosa fare e cosa no. Poi mi piace tenermi sempre informato su tutto quello che riguarda il rugby.
[Sorrido perché “tutti questi anni” sono 31, che per il rugby significa essere grande, ma per me sono sempre comunque tutti giovani].
Effettivamente possiamo dire che sei uno dei veterani di Calvisano e non, da I Cavalieri, alle Zebre per approdare ai gialloneri.
Sì, io sono tra i più esperti in una rosa che ogni anno si rinnova molto e sempre con innesti giovani, per questo posso prepararmi anche in modo differente.
Poi l’asticella si è alzata, c’è più consapevolezza nei giocatori, vero?
Oddio c’è sempre chi arriva meno preparato e si devasta nelle prime due settimane di preparazione. Però sì, diciamo che l’asticella si è alzata. Il nostro movimento sta guadagnando sempre più visibilità, per questo sarebbe bello anche che si unissero gli sforzi di tutti per andare nella medesima direzione. Il bello del rugby è fare gruppo: giocatori di diverse regioni alla fine si legano insieme creando un’alchimia particolare.
Effettivamente le rose sono molto variegate, per te com’è stato l’impatto in una realtà così diversa dalla tua, soprattutto senza mare?
Eh, difficile. Sai noi in Toscana siamo abituati male, nel senso che abbiamo un po’ tutto: dal mare, alla montagna passando dalle colline, sicché visivamente l’impatto è forte. Poi con tutti i giocatori non toscani con cui ho giocato ho avuto un bello scambio, tanto che spesso tornano qui anche per un fine settimana.
Infatti questo fine settimana (15-16 giugno, ndr), ci sono state le semifinali del calcio in costume a Firenze che hanno visto tra gli spettatori alcuni tuoi “colleghi”.
Sì – ride – grazie al buon Gigi Ferraro (Luigi Ferraro, ex giocatore di Prato, Padova e Calvisano tra le altre, ed attuale allenatore del Florentia Rugby di serie B), che ci ha contagiato con i suoi racconti. Anch’io ho guardato la partita ma in televisione.
E non hai detto niente a Gigi sul risultato finale? (Ferraro milita negli Azzurri di Santa Croce, che hanno perso la semifinale contro i Bianchi di Santo Spirito).
No sai, aspetto ancora qualche giorno, sennò mi infama.

Per chi non è di Firenze faccio un piccolo inciso: il calcio storico, o calcio in costume, è una rievocazione storica di un torneo tra quattro squadre che rappresentano quattro chiese di quattro quartieri fiorentini. E se le danno di santa ragione.
Anche per te la domanda finale su chi sia il giocatore più pirata, quello più caratteristico che tu abbia mai incontrato?
Io sono quello più permaloso, ma quello più pirata… ovvio no? Gigi Ferraro, nessuno è più pirata di lui.
E questo la dice lunga su come siano i legami che si intrecciano tra campo e spogliatoio, perché continuare a parlare di un ex compagno di squadra, che adesso non gioca neanche più ma allena, peraltro con ottimi risultati, come se si fosse appena fatto la doccia ed uscito borsa in spalla, significa aver cementato un’unione più che solida. Un’unione impastata di sudore, fango, erba, un po’ di sangue e tanta, ma tanta passione. Grazie Alberto per questa condivisione genuina e schietta. Ci risentiamo a settembre, prima dell’inizio del campionato.
