Ombrellone Ovale: il Colorno di coach Prestera

Continua il nostro peregrinare per la penisola. Salutiamo definitivamente il Veneto, rifacciamo le valigie e torniamo a piantare il nostro Ombrellone in Emilia, dove sono felice di ospitare la seconda neo promossa in Top12: il rugby Colorno, motivo per cui seduto con noi adesso c’è coach Cristian Prestera, ex pilone argentino classe 1973. Ebbene sì, io con l’Argentina ultimamente ci sono entrata parecchio in confidenza.


Buonasera coach, grazie per la disponibilità, complimenti per la promozione e benvenuti in Top12, sa in questi giorni mi è capitato abbastanza spesso di parlare di rugby in Argentina ed anche le ultime partite dei Pumas mi hanno dato degli spunti di riflessione.

Grazie, sì, là il movimento ha un bel progetto; ogni anno tre, quattro giocatori della Under20 entrano nella nazionale maggiore e così crei tanto vivaio.

Se non avesse fatto il rugbista cosa avrebbe fatto?

Se non avessi fatto il rugbista, avrei fatto il giocatore di rugby – e ride – vengo da una famiglia di rugbisti, perciò non credo di avere avuto tanta scelta. Sai da noi il club è vissuto appieno.

Lei ha allenato sia i ragazzi che le ragazze, qual è la prima differenza che le viene in mente tra i due gruppi?

L’approccio è lo stesso, ma è diverso l’atteggiamento. Le ragazze sono più determinate, hanno più passione, se si prefissano un obiettivo non mollano finché non lo raggiungono.

Tra l’altro è notizia di pochi giorni fa  che Giada Franco da Colorno sia passata alle Harlequins Woman, un altro sigillo dopo Michela Sillari.

Sì, sono state bravissime entrambi. Michela è stata via due anni poi è tornata, vediamo come sarà l’esperienza di Giada.

Ha presente il detto “Meglio un giorno da leoni che cent’anni da pecora”? Ecco meglio 80 minuti da pilone che?

Un campionato da tre quarti – e scoppia a ridere, e io dietro di lui, ma non è finita qui – sai a Roland De Marigny (altro allenatore del Colorno, un tre quarti appunto), per scherzo portavo le [teste delle] bambole da pettinare. Sai come si dice ‘Gli avanti vincono le partite, i tre quarti ti dicono per quanto.’

E qui, giuro, è stato difficile non strozzarmi ridendo prima, e riprendere il discorso dopo.

Come si rilassa coach quando ha tempo per farlo?

In famiglia ho tre gemelle, sono molto coccolato e mi piace stare con loro.

E ci credo! Tre figlie femmine, per giunta gemelle, l’esperienza con le ragazze le è servita allora.

Sì, è anche il motivo per cui sono tornato ad allenare i ragazzi, avevo bisogno di solidarietà. Ride.

E riesce che so a leggere, ad andare al cinema?

Sì dai, sulle letture resto sempre in tema sportivo. Per esempio sto leggendo un libro di Julio Velasco, poi uno di Marcelo Biesla allenatore di calcio argentino poi sì al cinema ci vado con le mie figlie, l’ottanta per cento delle volte mi toccano i cartoni animati – ma quelli sono belli – quando non mi toccano quelli mi concedo un bel film d’azione.

Giusto per rimanere in tema fantasy, in tutta la sua carriera qual è il giocatore più pirata che abbia mai incrociato?

Sean Fitzpatrick, nel 1995 siamo andati in tournée in Nuova Zelanda con la nazionale, e dopo la partita io con degli amici ci fermammo a parlare con lui, solo che facemmo tardi e non sapevamo più come tornare. Lui ci chiese allora come ci saremmo mossi e quando si rese conto che eravamo a piedi ci riportò in albergo con la sua macchina.

Così non solo ci dette un passaggio ma, soprattutto, ci evitò una cazziata perché avevamo fatto tardi, in fin dei conti eravamo dei ragazzini ed il nostro staff gli offrì una birra.

Sì decisamente Sean Fitzpatrick merita un posto a bordo, grazie coach Prestera per il suo tempo e per i suoi racconti.

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