Le parole sono importanti

Sabato è andato in scena il primo test match (il rugby è preciso, le amichevoli non esistono) della nostra nazionale a Dublino contro l’Irlanda.

Tra le tante novità non solo tecniche e non solo legate alla formazione, una della più rilevanti è che la partita sia stata trasmessa su Rai2 e la telecronaca sia stata affidata ad Andrea Fusco affiancato, per il commento tecnico, dall’ex rugbista Andrea Gritti.

Dicevo tante novità, forse troppe, e mamma Rai che fa? Delude. Sì, delude, Renato Zero profeticamente cantava “In fondo è la tua mamma calata dall’antenna, Mamma Rai non ti abbandona mai, sennò guai!”

Ed invece altro che abbandono, qui è stata proprio la sagra del dilettante che Corrado con la Corrida non avrebbe saputo fare meglio; salta l’inno italiano e si collegano a fine inno irlandese con buona pace di Mameli, accampando come giustificazione un non ben definita perturbazione sopra Dublino (strano non piove mai da quelle parti) come se non bastasse, dopo trenta secondi altra interruzione per lo spot della Cattolica. E qui già il popolo del rugby italiano aveva tirato giù tutti i santi del calendario di quest’anno e buona parte di quello del 2020.

Ma non finisce qui, il buon Andrea Fusco, molto probabilmente per i citati problemi metereologici sopra descritti, sta guardando la nazionale Ungherese perché ha lo stesso trasporto e la stessa enfasi del cassettone Luigi XV in noce massello di mia nonna. Cerca di metterci una pezza l’altro Andrea, il Gritti, che tecnicamente fa un commento ineccepibile con tanto di critiche positive e costruttive poco sentite negli ultimi tempi.

Ma il suo tono è sempre troppo pacato e l’effetto sortito è parente di una dose di xanax diluita nell’acqua uliveto.

E il paragone con la coppia MunariRaimondi parte spontaneo, naturale e impietoso.

Ed è proprio quello che non voglio fare, troppo facile e troppo scontato. No la reazione che questo commento ha suscitato in me è stata tutt’altra. Per certi versi forse anche peggiore.

In Italia il rugby negli ultimi dieci anni con tanta fatica si è ritagliato un suo spazio, una propria identità ed una certa visibilità. Diventando accattivante ed attrattivo anche per chi non ha mai calcato un campo, né meno che mai si è seduto su una gradinata umida, pian piano si è spogliato della veste di sport di nicchia, svelando un sorriso luminoso sotto la parvenza quasi snob che gli veniva troppo spesso riconosciuta.

Ecco tutto questo duro lavoro è stato miseramente sbriciolato dal trattamento riservato dalla tv di stato al nostro sport preferito. Sì perché chi non avesse mai visto una partita di rugby fino a sabato, col cavolo che la riguarda! È già un miracolo che sia arrivato alla fine senza addormentarsi. A Dublino è andato in scena il festival della monotonia, personificando quello che è il mio peggior incubo, il pensiero che si annida subdolo in molte teste: il rugby è noioso ed i rugbisti sono pallosi. Passando, così, impietosamente da Renato Zero a Franco CalifanoTutto il resto è noia, non ho detto gioia ma noia, noia, noia.

E ti saluto attrattiva verso nuove fette di pubblico, col gradimento che già scende a causa degli scarsi risultati, in più con i primari di geriatria che commentano ciao proprio.

Munari è tornato al Petrarca, Raimondi molto probabilmente è sotto contratto con DMax o Sky e non può commentare; allora che si fa?

Si studia, si osserva com’erano le telecronache prima e si cerca di proporre qualcosa di simile, forse migliore. Ci sarà qualcuno in viale Mazzini che ha seguito almeno una volta in vita sua la nazionale? Il super Rugby? Mi rifiuto di pensare che la Rai non abbia professionisti qualificati per questo, e nel caso fosse così, diamine, prendete qualcuno. Fatevi un giro in qualche bar del Veneto sai quanti ne trovate!

Tanto ciascuno di noi ha uno stile nel narrare i fatti. Sandro Piccinini, commentatore e giornalista sportivo, si è inventato dei termini e dei modi dire nelle sue cronache che lo identificano tra mille altri giornalisti, Guido Meda fornisce ad ogni GP materiale a profusione per meme e vignette di ogni genere e tipo, e tornando indietro nel tempo, vogliamo parlare di Galeazzi e ai suoi quasi infarti nel commentare gli Abbagnale?

Ciascun giornalista, scrittore, telecronista lascia un segno, poi possiamo discutere se piaccia o meno (si sa noi siamo un popolo di santi, navigatori e telecronisti), ma un segno c’è. Questa volta non c’è stato niente.

E il mio terrore è che questo niente emozionale abbia fatto da cassa di risonanza al niente sportivo – in termini di risultati della nazionale – che purtroppo subiamo da due anni. Riaprendo il fossato tra quelli che amano il rugby e quelli che ‘du’ palle’.

Io sono di parte, è vero, a me il rugby piace tanto, ho una sacrosanta ammirazione per questi ragazzi che fanno tanti sacrifici, ingoiando fango, erba, rabbia e sudore per indossare quella maglia nazionale. Ho troppo rispetto per il lavoro di tutti i professionisti che ruotano loro intorno e che permettono a me di essere parte di questo mondo meraviglioso. E mi dispiace quando vedo tanta superficialità e supponenza nella gestione di eventi come questo.

Tra una settimana l’Italia giocherà a San Benedetto del Tronto, in casa, contro la Russia, ce la facciamo a tirare su una telecronaca che possa rapire anche la mia maestra delle elementari che è sempre col naso dentro a qualche libro?

Lo vogliamo dimostrare che il rugby non è solo tecnica, tattica e botte da orbi ma c’è tutto un mondo, anzi, un universo dietro, che racconta storie bellissime?

Lo ripeto il duo Fusco – Gretti è valido, deve solo rompere quel guscio di timidezza, timore, di tranquillità quasi apatica e capire che lì con loro, stipati sulle sedie ci sono migliaia di persone che spingono e corrono, sostengono, sudano, lottano e moccolano. Noi siamo lì per amore, per passione e dedizione e vogliamo trasmettere questo a tutti quelli che ci stanno intorno e davanti allo schermo anche a quelli antipatici, a quelli spocchiosi e a quelli perplessi.

È un investimento ed un riconoscimento per il duro lavoro di tante persone.

Ah sì, la nuova maglia è bella.

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