CBRu: Confederacao Brasileira de Rugby

Brasile: terra di samba, capoeira e calcio. La leggenda dello Joga Bonito ha solcato l’oceano ed è arrivata anche in Europa, portando con se alcuni dei calciatori migliori di sempre come Pelè, Ronaldinho e o Fenomeno Ronaldo.

Se guardiamo negli annali però si scopre che la palla ovale ebbe successo nella terra verdeoro ancor prima che in Italia. La prima partita venne infatti giocata nel 1891, tra i membri del São Paulo Athletic Club (SPAC) fondato tre anni prima. Ben vent’anni prima della storica partita a Torino tra il Servette di Ginevra e il Racing di Parigi del 1910, data del primo incontro di rugby in Italia e che sancì la fondazione del club più antico dello stivale: il Torino Rugby, oggi VII Torino Rugby.

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Charles William Miller, brasiliano di discendenza scozzese, fu tra i primi ad importare il rugby in Brasile

I primi due decenni del ‘900 furono di grande fervore sportivo: le autorità locali tentarono una maggiore diffusione di tutti gli sport europei e il calcio ebbe la meglio, confinando il rugby in quelle zone a maggiore discendenza anglossassone o comunque legate al Regno Unito. Si registrò comunque un match non ufficiale nel 1932 tra Brasile e Sud Africa.

Gli anni del Dopoguerra furono abbastanza anonimi dal punto di vista rugbistico, solo nel 1963 l’odierna CBRu venne fondata e, dopo alcuni anni di start-up, nel 1970 si ebbe un test-match contro la Francia perso 99 a 7. Si ebbe la rivincita solo nel 1985, dove il tabellino sancì un meno drastico 41 a 6, sempre in favore dei galletti. Nel 1995 infine la CBRu si affiliò alla IRB.

Negli anni 2000, complice il “boom” economico del Paese, il rugby brasiliano crebbe, vincendo alcune edizioni di un format minore di Americas Championship composto da Colombia, Perù, Venezuela e Brasile stesso. Nel 2012, complici gli investimenti della World Rugby per le Olimpiadi del 2016, il Rugby divenne il secondo sport con crescita più alta nel Paese dopo l’MMA.

Arrivando nei tre anni antecedenti all’Americas Championship odierno, la Seleçao ottenne importanti vittorie contro Chile, Canada, USA e Argentina XV.

Guardando i nomi delle recenti formazioni brasiliane, anche qui, ci sono molti nomi italiani, ad esempio il capitano Yan Rossetti, Jadel Vettorato, Gabriel Paganini, oltre all’allenatore Rodolfo Ambrosio, primo oriundo argentino a giocare per l’Italia con un passato al Petrarca Padova.

Oltre a questi, due volti presenti in formazione sono ben noti a chi bazzica tra il Top12 e la serie A: Matteo Dall’Acqua e Lorenzo Massari, che giocano rispettivamente con Valorugby Emilia e Rugby Parabiago, entrambi figli di papà italiano e mamma brasiliana. Noi di RP siamo riusciti a fare una chiacchierata proprio con Lorenzo Massari, inserito nell’ARC team of the week dell’ultima giornata, per conoscere meglio l’impressione di chi ha vissuto il rugby brasiliano in prima persona.

Lorenzo Massari (sinistra) e Matteo Dell’Acqua (destra). Immagine di www.rugbymeet.com

Ciao Lorenzo, grazie per aver accettato l’intervista. Mi racconteresti la tua storia?
Sono nato nel 1998 a San Paolo, dato che tutta la famiglia di mia mamma è Paulistana, dopo ci siamo spostati e fino a 7 anni ho vissuto a Curitiba. Dopodiché ci siamo trasferiti a Milano, città dove gioco, vivo e studio tutt’ora.

Che cosa studi?
Linguaggi dei media e comunicazione all’Università cattolica di Milano.

E invece per quanto riguarda la carriera rugbistica?
Ho iniziato a giocare a 7 anni al CUS Milano, dai 16 ai 18 ho fatto parte dell’accademia federale sempre a Milano. Finite le giovanili ho fatto un anno in prima squadra sempre al CUS per poi spostarmi a Parabiago.

Come è arrivata la convocazione con la nazionale brasiliana?
Mio papà ha inviato un video dei miei highlights ad un suo amico che, a quanto pare, l’ha girato allo staff della Nazionale. Poco tempo dopo sono stato invitato per una settimana nell’agosto 2018 al NAR (Nucleo Alto Rendimento, ndr). L’esordio vero e proprio è avvenuto negli ultimi minuti contro il Canada, mentre contro gli USA ho giocato tutto il secondo tempo. Infine nelle partite contro Cile ed Uruguay ho fatto tutti gli 80 minuti.

Che impressione hai avuto del livello fisico, tecnico e tattico del rugby in Brasile?
Sono rimasto piacevolmente colpito dal NAR. Qui i giocatori papabili per la convocazione si allenano tutti insieme dalle 8 alle 15, tutti i giorni della settimana per poi tornare al club di appartenenza la domenica. L’ho trovato molto stimolante. Data questa continuità di allenamento, ho trovato una fisicità ed un ritmo molto alto, anche se c’è qualche carenza a livello di skills, ma si può sempre migliorare! In ogni caso non saprei fare un paragone perché non ho ancora giocato nessuna partita del campionato brasiliano.

Quali sono state le partite più dure che hai affrontato in questo Americas championship?
Ogni partita è stata dura, ma personalmente credo che quella contro l’Uruguay sia quella dove abbiamo giocato meglio anche se il risultato non rispecchia la partita che abbiamo fatto (persa 42-20, ndr)

Se ti arrivasse una proposta ti sposteresti a vivere in Brasile?
Non saprei, devo prima finire l’università.

L’impressione che abbiamo avuto noi di RP, grazie al nostro inviato in Sud America, è che questa Nazionale possa diventare una delle prossime potenze mondiali, a patto che cominci una serie di politiche sensate volte allo sviluppo dei campionati giovanili, ad oggi pressoché inesistenti.

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