Uno sguardo all’Americas Rugby Championship

Febbraio, come già detto qui, è il mese del più mistico dei tornei di rugby XV: il Sei Nazioni, dove sei nazionali si incontrano tra mito, tradizione e botte da orbi.

Parallelamente a questo torneo, da alcuni anni a questa parte, nello stesso periodo ve n’è un altro che si gioca nel Nuovo Mondo: l’Americas Championship. Stessa formula, ma squadre esotiche dal fascino latino. Per i mesi di febbraio e marzo si danno infatti battaglia Argentina XV (il secondo team dei Pumas), Brasile, Canada, Cile, Stati Uniti e Uruguay.

Il torneo è relativamente giovane: la prima edizione è del 2006 con il nome di North Americas Championship (NAC). Un girone all’italiana di sola andata con partite durante le quali si sono date battaglia Canada West, Canada East, Usa Falcons e Usa Hawks, sotto-selezioni nazionali dei rispettivi Paesi. Tutte e tre le edizioni del NAC furono vinte dal Canada West.

Nel 2009, abbandonata questa formula, nasce finalmente l’Americas Rugby Championship (ARC). La prima edizione del torneo prevedeva una selezione per ognuna delle 4 province canadesi, Argentina Jaguares (la terza squadra dei Pumas) e USA select XV. Nel 2010 le squadre vengono ridotte a 4: Argentina Jaguares, Usa Select XV, Canada Selects e Tonga A, tutte seconde o terze squadre delle rispettive nazionali. Nel 2012, Tonga lascia il posto all’Uruguay A. Tutte le edizioni dal 2009 al 2014 vengono vinte dall’Argentina Jaguares.

Nel 2015 il torneo non viene disputato a causa della concomitanza coi mondiali e nel 2016 avviene la svolta: il board decide di allargare la competizione ad alcune nazionali emergenti e impone inoltre alle selezioni maggiori di partecipare (a parte per l’Argentina, già impegnata nel The Rugby Championship), aumentando così l’appeal mediatico. Siamo dunque giunti alla formula moderna: Argentina XV, Brasile, Canada, Cile, Stati Uniti e Uruguay. L’edizione 2016 vede ancora ruggire il secondo team dei Pumas, ma nel 2017 e 2018 ad avere la meglio sono proprio le Eagles statunitensi, forti anche degli ingenti investimenti stanziati per il mondo ovale.

Infine, nel 2018, il torneo è stato affiancato dall’Americans Rugby Challenge una competizione di seconda divisione che vede partecipare Paraguay, Messico, Guyana e Colombia (quest’ultima vincitrice del torneo). Fino al 2020 non saranno previste promozioni o retrocessioni tra i due tornei.

Ma tutto questo, cosa c’entra con il rugby europeo e soprattutto italiano?
Come tutti sappiamo l’America, latina e non, è stata per lunghi tratti del secolo scorso, e anche prima, flusso di ondate migratorie dall’Italia. Non a caso per anni nel mondo ovale italiano si è attinto dalla scuola argentina, Dominguez, Castrogiovanni, Parisse, solo per citare alcuni tra i nomi più emblematici. Ma il processo è valido anche all’inverso ed è per questo motivo che in alcuni prossimi articoli la redazione di RP analizzerà, squadra per squadra dell’ARC, gli italiani di prima, seconda… ennesima generazione che militano in questo torneo.

Seguiteci in questa avventura. In questa esplorazione di un rugby esotico e in crescita che ci piace e diverte. Un rugby lontano ma, come scopriremo assieme, anche vicino e che parla italiano.

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